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Interviste

Intervista agli INDIGESTI

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Noi di Impatto Sonoro c’infiltriamo nel backstage degli Indigesti in occasione della loro data vercellese del 15 giugno e li interroghiamo per bene.

Facciamo come quelli seri, intervista nel backstage prima del concerto. Siamo all’alba della vostra reunion e quindi prima domanda proprio su questo tema: Josh Homme dice, e io un po’ sto con lui, che le reunion a volte sono deboli come motivazione e lui non crede molto in questa formula di riproposta, mentre in una recente intervista che ho fatto a Flavio Gemma, ex bassista dei Peggio Punx, diceva che chi si riunisce dopo venti, trent’anni va premiato perchè è come una tribù che torna a suonare insieme. Come intendete voi la vostra reunion?
Enrico Giordano (chitarra) – Più che all’alba qui siamo al tramonto (ride, ndr), no comunque buona la seconda, andiamo premiati.
Rudy Medea (voce) – La reunion è una cosa delicatissima, è una cosa che va pensata bene, è un rimetterti in gioco, soprattutto ai tempi nostri. Noi arriviamo da un periodo in cui eravamo completamente sbragati, nel senso che salivi sul palco e contava l’istinto, adesso nel 2013 è tutto diverso. Bisogna rimettersi in gioco come preparazione, come motivazione e come passione reale nel farlo, come nel nostro caso, noi ci siamo messi in prova per un anno, non è stata una cosa improvvisata, imbastita in pochi mesi. Per esempio quando ci siamo formati per la prima volta nell’82 la prima prova è stata il sette o l’otto gennaio e il primo concerto è stato il venti marzo, adesso è tutto differente, bisogna ponderare bene, misurare i test durante le prove per arrivare al gradino dopo e in base a quello che vedi che riesci a dare provi. E comunque bisogna vedere bene come sono le reunion, ad esempio quella dei Black Flag non ha convinto nessuno perchè nella formazione originale c’era un cantante che ha fatto quattro canzoni in un disco e sei concerti e un chitarrista che invece ha fatto un percorso di quindici anni, cambiato molte formazioni e ora si ripresenta con un’altra formazione completamente differente e secondo me non ha alcun senso. Invece le reunion dove compaiono almeno i membri originali del gruppo hanno un peso diverso. Uno scrive i pezzi ed è giusto che anche dopo vent’anni se sono suoi quei pezzi li possa suonare. In fondo l’ho sempre detto: sono solo canzonette. Le nostre, quelle di Edoardo Bennato, quelle dei Pink Floyd, quelle dei Beatles. Canzoni da ascoltare, che ti piacciono adesso, che ti piacciono tra vent’anni, che non ti piacciono, che ami o che odii.
Mattia Ferrari (basso) – Anche quelle dei Gorgoroth (ride, ndr).
RM – Quando scrivi i testi poi quei pezzi sono tuoi per sempre, li hai fatti nell’85, li puoi riproporre, basta che tu li riproponga bene, sono le tue canzoni, sono quello che senti.
EG – Se la gente è sincera, e la proposta altrettanto, perchè no? E comunque ci sono alcune cose attualissime, ad esempio un pezzo come “No al sistema”, scritto totalmente da Rudy, è assolutamente attuale.
Massimo Corradino (batteria) – Secondo me il pezzo più attuale è “Mass media”, è di un’attualità sconcertante, addirittura gli Indigesti queste cose ve le raccontavano nel lontano ’82 (ride, ndr). Poi direi “Astratto concepimento”, critica contro questa religione che ci rompe i coglioni, che non ci permette di realizzare noi stessi per quello che siamo.

Siamo arrivati a parlare dei testi, la cosa bella è l’attualità di testi scritti ormai trent’anni fa, il problema è erano attuali perchè eravate avanti voi o perchè non è cambiato niente?
RM – Entrambe le cose.
MC – E’ cambiato il mondo ma non sono cambiate le persone, le persone sono idiote oggi come lo erano ieri.
EG – Mentre definirei i testi di “Osservati Dall’Inganno” (secondo disco della band del 1985, ndr) non una protesta, ma qualcosa di interiore, più personalizzato. Tutti già dicevano “contro lo Stato, contro il potere” per cui noi ci siamo rotti i coglioni, i testi di Rudy sono diventati più intimi, volendo anche più psichedelici, dove la ribellione diventava interiore, quindi una novità.
MC – Più introversi direi.

Questi testi intimisti hanno anche influenzato band come i Sottopressione. Erano terreni poco battuti, quelli dei tuoi testi, ed era la loro particolarità.
RM – Sì comunque non è che ho scoperto l’acqua calda, intendiamoci, mi sono rifatto molto anche ai testi di Derby Crash dei Germs o i Killing Joke che avevano già questi testi strani, non propriamente i testi alla Discharge ma non ho inventato niente.
MC – Ha copiato da Derby Crash (ride, ndr)
EG – E comunque la musica hardcore è viva, me ne rendo conto ai nostri concerti. Viene moltissima gente, si diverte, ci divertiamo noi e molti, soprattutto giovani, trovano lo spunto per suonare, per fare qualcosa. Noi vogliamo che la gente non sia omologata. Ti piace l’heavy metal, andare in discoteca, quel che vuoi, fai pure, cazzi tuoi, ognuno faccia ciò che vuole nella più totale libertà senza andare a ledere gli altri, poi se ti piace l’hardcore e si rifà a queste cose benissimo, ben vengano i nuovi gruppi, tutte le volte che abbiamo suonato con band giovani ci siamo divertiti tantissimo, però non vediamo nessun limite: tutti i gruppi dal jazz al rock si sono rimessi insieme e nessuno ha avuto da ridire, e per l’hardcore vale lo stesso discorso. Abbiamo il diritto di riprendere a suonare e far divertire la gente.
RM – Era la domanda di prima (ride, ndr)
EG – Ma io mi lascio andare (ride, ndr)
MF – Un conto è anche la reunion della band underground di vent’anni fa che ha fatto determinate cose, un conto è la reunion dei Police che mettono il biglietto a centocinque euro e non hanno più niente da dare alla musica, è proprio solo una questione di soldi, c’è una sonora differenza tra un discorso di music business e un discorso di musica in quanto tale. Per una reunion di una band underground non è un discorso di business, non è che ci si vive o ci si guadagna.
RM – Non ci sono interessi economici.
MF – E comunque stasera costa centocinque euro entrare (ride, ndr)

Allora meno male che sono entrato prima. Quindi c’è bisogno dell’hardcore nel 2013? Perchè l’idea dell’hardcore era: l’hardcore è una musica che non esisteva prima, come per esempio il jazz, poi è comparsa dal nulla e avrebbe dovuto diventare qualcos’altro, trasformarsi, invece è diventata ortodossa, piena di clichè.
RM – No, sinceramente no (ride, ndr). Non c’era neanche bisogno degli Indigesti, noi l’abbiamo fatto perchè ci andava di farlo.

Avete qualche progetto futuro o rimarrà una cosa solo live?
RM, MC – Un album.
EG – Un album di dieci tracce.
MF- Io voglio suonare alla sagra della rana (ride, ndr)
MC – E in Giappone!

Forse vuoi suonare alla sagra della rana in Giappone..è l’intervista più surreale che ho fatto…Avete quindi in programma un album, sarà sempre sullo stampo hardcore o c’è dell’altro?
RM – No, stanno venendo fuori cose differenti, saremo probabilmente più rock.
MC – Ma forse anche più metal. Forse potremmo anche essere più black metal.
MF – Tipo i Gorgoroth! (ride, ndr)
MC – Ecco, i Gorgoroth sono la nostra ispirazione (ride, ndr)
RM – Abbiamo già tre o quattro pezzi pronti e stiamo lavorando su altri sette pezzi. Diciamo che non saranno brani come “Silenzio statico”.

La mancanza di una scena ha influito molto sull’andamento delle cose?
RM – No, non c’è più una scena. E’ dal 1985 che non c’è più una scena, ci sono tante piccole scene, nate e morte in poco tempo, hanno un filo conduttore, punti di riferimento, un gruppo di punta ma le scene nascono e spariscono nel giro di poco. Tu come la vedi?

Mi rendo conto, suonando a mia volta, che le scene, più piccole e meno forti di quella che c’era una volta, durano poco, hanno magari una fiammata iniziale ma durano molto meno della scena anni ’80, mi sbaglio?
RM – Comunque la prima scena, quella del Virus, è durata poi un anno e mezzo. Sono stati tutti frammenti. Noi ci siamo sciolti nell’87 e di lì a poco sarebbe nata la scena della Green Records nel ’94, la scena milanese dei Sottopressione, parlo di hardcore eh, però vale lo stesso per altri generi.

Tra le band con cui avete suonato ultimamente ce n’è qualcuna che vi ha particolarmente impressionato?
MC – Beh, anzitutto i Minkions secondo me sono stati un gruppo fantastico, fanno un hardcore velocissimo, interessante ed evoluto, poi ci sono anche gli Ed. Ma anche il gruppo con cui suoneremo stasera, gli Ostili. Anche i La Crisi.
MF – Anche i Via Luminosa.
MC – I Via Luminosa, che però non fanno hardcore, fanno un dark punk molto elaborato. Comunque i Minkions sono davvero pazzeschi. O anche i Mucopus.
MF – Anche i Gorgoroth comunque (ride, ndr)

Ma basta con ‘sti Gorgoroth (mi unisco alla risata generale, ndr). Ultima domanda. Una volta eravamo osservati dall’inganno, forse adesso siamo noi a osservare l’inganno e non fare niente per evitarlo?
EG – Vero, sono d’accordo. Lo stiamo osservando e non sappiamo come reagire.
RM – Diciamo che non è neanche così facile reagire. Ognuno reagisce nel suo piccolo.
MC – Noi siamo posseduti dall’inganno, ormai siamo l’inganno, inganniamo il prossimo e ne siamo agenti.

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