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Kanye West – Yeezus

2013 - Def Jam
hip-hop/alternative

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Tracklist

1.On Sight
2.Black Skinhead
3.I Am A God (Feat. God)
4.New Slaves
5.Hold My Liquor
6.I'm In It
7.Blood On The Leaves
8.Guilt Trip
9.Send It Up
10.Bound 2

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Una dimostrazione di forza intrisa di arroganza, tracotanza, autostima ai max livelli possibili e fatta senza portarsi dietro il classico gruppo di amici nerboruti pronti a coprire le spalle di beat, effetti e rime, ma (più o meno) da solo contro tutti, fidandosi unicamente di se stesso, della propria leadership, della propria classe.

E quando si ha questa fotta ci si può permettere di non fare promozione, video, trailer, cover + booklet. E si può intitolare l’album in modo irriverente e (quasi) blasfemo mixando il proprio nomignolo, Yeezy, ad un tal Jesus. E si può pure proporre un sound lontano anni luce dalla gdo e che nonostante sia minimale risulta sempre e comunque potente, cardiaco ed in grado di lasciare un bel rigone da chiave di portoncino blindato nel timpano dell’ascoltatore. Tutto ciò, non perdendo un cazzo di nulla in serietà e credibilità artistica e continuando pure la bella vita di tutti i giorni, fatta di passerelle e copertine dei rotocalchi con la propria bella figa (del momento) a fianco e con il toto nomi del/della pargolo/a in arrivo.
Per intuire la direzione di questo “Yeezus” è sufficiente ascoltare anche solo fugacemente pezzi come “On sight”, con una base acida e scoordinata da war game anni ’80 (semi) fuori uso, “I am a god”, con intro cardiaco e finale impanicato alla “The Blair Witch Project” e “New slaves”, ipnotica come nemmeno una seduta con Mr. Milton Erickson e quell’assurdo nonché plateale colpo di classe finale ovvero il sample di “Gyongyhajù Lany”, hit datata 1969 dei magiari Omega (?!?!?).
“Yeezus”, pur nella sua complicata e complessa metabolizzazione, piace perché da un lato dimostra come West sia davvero un produttore con i controcazzi in grado di colpire anche stravolgendo completamente il proprio consueto modo di lavorare mainstream oriented, dall’altro perché fa capire come l’hip hop non debba essere necessariamente solo produzioni mastodontiche ed esagerazioni/esasperazioni di ogni tipo, ma che con l’approccio e le idee giuste può essere altrettanto stentoreo con un uso limitato di suoni, sample e feat.

In tutto ciò non convincono “Guilt trip” e “Bound 2”, non tanto per la disarmonia piuttosto marcata rispetto alle altre 8 tracce dell’album, quanto piuttosto per quell’essere decisamente troppo legate agli altri album. Anche le liriche non entusiasmano – ma essendo questa una peculiarità di West non stupisce più di tanto – in quanto incentrate più o meno sempre sugli stessi argomenti, perdendo così questa occasione “eccezionale” per assecondare i suoni e bastonare veramente duro come dovrebbe fare, ogni tanto almeno, uno con la spalle larghe e le tasche gonfie come Yeezy.
Voto: great job!

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