Menu

Recensioni

Shining – One One One

2013 - Prosthetic Records
metal/progressive/sperimentale

Ascolta

Acquista

Tracklist

1. I Won't Forget
2. The One Inside
3. My Dying Drive
4. Off the Hook
5. Blackjazz Rebels
6. How Your Story Ends
7. The Hurting Game
8. Walk Away
9. Paint the Sky Black

Web

Sito Ufficiale
Facebook

Quando si dice evoluzione.
Nati come progetto jazz acustico alla fine degli anni novanta per mano di Jørgen Munkeby (già membro dei geniali Jaga Jazzist), i norvegesi Shining (da non confondere assolutamente con l’omonimo gruppo black-doom svedese) rappresentano uno dei gruppi più sconvolgenti degli ultimi anni.

Dopo lo splendido debutto “Where the Ragged People Go” dedito ad un free jazz acustico, e il successivo e più sperimentale “Sweet Shangai Devil” la loro proposta ha subito un brusco cambiamento che, mantenendo pur sempre intatte le influenze jazz, ha incorporato elementi dal rock e dal progressive.
Con “BlackJazz” infatti i nostri creano un qualcosa di originale e inavvicinabile per molti, vista la mole di violenza e schizofrenia presente, dando alle stampe un violentissimo monolite avanguardistico in cui collidono jazz, metal estremo, math rock, elettronica , progressive rock e psichedelia.
Fondamentale per questo cambiamento è stato il tour con i connazionali Enslaved che è culminato con la collaborazione live “Armageddon Concerto” di cui si trova registrazione in rete e che consiglio di ascoltare.
Arriviamo ora a questo nuovo “One One One” per il quale si è scomodata pure la Universal e che rappresenta la diretta evoluzione di “BlackJazz”.
Diretta nel vero senso della parola in quanto, pur non allontanandosi molto dalle intuizioni del precedente lavoro, questo nuovo disco ha nel suo DNA un piglio molto più diretto.
Ne sono l’esempio perfetto i primi brani, ovvero la tiratissime “I Won’t Forget”, già primo singolo, “The One Inside”, in cui troviamo anche il ritorno del sax come strumento e la trascinante “My Dying Drive”.
Più melodica “Off The Hook”, mentre con “Blackjazz Rebel” jazz, hardcore, rock ‘n roll e incastri math si fondono a dimostrazione di come si possa essere tecnici ma allo stesso tempo diretti.
Il sax della bellissima “How Your Story Ends”, strumento portante della canzone, si amalgama perfettamente a chitarre acidissime dissonanti e cambi di tempo repentini e imprevedibili, complice anche una produzione, pulitissima e che dà pieno spazio ad ogni strumento.
I brani della seconda metà del disco (“The Hurting Game”, “How Your Story Ends”, “Walk Away”, e la conclusiva “Paint The Sky Black”) risultano in assoluto i più riusciti, annichilendo l’ascoltatore con un turbine di contorsioni ritmico-armoniche e stacchi repentini che ricordano da vicino la schizofrenia dei Dillinger Escape Plan di “Calculating Infinity” e “Miss Machine”.

Plauso quindi a Jørgen Munkeby e soci che sono riusciti nel difficile ‘intento di rendere ancora più diretto un suono di per sé inavvicinabile e di difficile ascolto, e il loro recente successo nella madre patria ne è la controprova.
Una band sicuramente non adatta a tutti i palati, ma se il precedente “Blackjazz” vi aveva entusiasmato direi che è assolutamente superfluo consigliarvi anche “One One One”, se già li odiavate probabilmente non sarà questo disco a farvi cambiare idea.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=RpyrbD-jeFs[/youtube]

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni

Close