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Cemento Armato, di Marco Martani


Scheda

Regia: Marco Martani
Soggetto: Luca Poldelmengo
Sceneggiatura: Fausto Brizzi, Marco Martani, Luca Poldelmengo
Montaggio: Luciana Pandolfelli
Fotografia: Marcello Montarsi
Scenografie: Maria Stilde Ambruzzi
Costumi: Monica Simeone
Musiche: Paolo Buonvino
Nazione: Italia
Anno: 2007
Genere: Thriller
Durata: 93’
Cast: Nicolas Vaporidis, Giorgio Faletti, Carolina Crescentini, Ninetto Davoli, Dario Cassini
Uscita: 5 ottobre 2007
Produzione: Fulvio e Federica Lucisano
Distribuzione: 01
Voto: 7

A Roma vive Diego Santini innamorato della sua ragazza Asia, cameriera di un ristorante di periferia, e innamorato anche dell’idea improvvisa di cercare di andare a vivere assieme. Sempre a Roma abita un ex portantino divenuto negli anni un boss della mala locale e che a causa della sua vecchia professione viene denominato “Il Primario”. Quando Diego, per una serie di circostanze fortuite, incontrerà il primario, per la sua vita, per quella di Asia e di chi li conosce ci sarà un cambio repentino di direzione.

Un’opera prima quella di Martani, noto più che altro per le numerose sceneggiature dei film di Natale, velocemente accantonata come un esperimento non riuscito, ma che al contrario fa segnare il ritorno ad ambientazioni cupe per il mondo della celluloide di casa nostra. La figura bieca e sin troppo apparentemente calma di Faletti, che per una volta si dimentica di essere uno scrittore di grande successo, porta una ventata di terrore e sangue freddo nella vita sia di Diego, un buon Nicolas Vaporidis idolo delle teenager di casa nostra, che di Asia, una Carolina Crescentini che svolge il proprio compito né più né meno come da copione. È però tutta l’impalcatura della pellicola che si regge perfettamente attorno ad una sceneggiatura che sa di zolfo dalla prima all’ultima scena, che richiama nemmeno troppo velatamente le ambientazioni cupe di Tarantino e dei film di genere, pescando a ampie mani nella letteratura Pulp e alla fine riuscendo a ispirare anche un romanzo omonimo a Sandro Dazieri che in coppia con Martani ha ripreso in un secondo momento le ambientazioni periferiche della pellicola per restituirle a nuova vita.

Un film che lascia lo spettatore incollato alla poltrona dall’inizio alla fine e al quale la figura di Ninetto Davoli, nel ruolo di un meccanico ricettatore, concede ancora di più l’idea di periferia e di terra di confine al quale di rado recentemente siamo stati abituati dal cinema di casa nostra.

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