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Interviste

Intervista ai THE ORANGE MAN THEORY

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Lasciamo che The Orange Man Theory ci spieghino cos’è rimasto da dissacrare in un mondo in cui la musica estrema annaspa.

A cura di Fabio Marco Ferragatta.

Volete che iniziamo l’intervista spiegando, probabilmente per la centesima volta nella vostra carriera, cosa diamine sia la teoria dell’uomo arancione oppure mi raccontate una divertente storia su cosa non vuole dire?
Gabbo: hai presente the orange clockwork, arancia meccanica? Ecco non c’entra niente. The annoying orange neanche sebbene i video su youtube mi fanno parecchio ridere…e tantomeno l’arancia il frutto. C’entra piuttosto l’omino arancione sul semaforo pedonale, ma per sapere in che modo vi rimando a qualche vecchia intervista…

Tutte le maledette band estreme ad un certo punto della propria carriera tendono a mostrare il fianco e ad ammorbidire il sound, voi invece avete fatto l’opposto. Al terzo lavoro avete sfornato il vostro disco più bastardo ed estremo. Cazzo succede? In certi passaggi mi ricordate i The Locust in altri i figli ancor più stronzi dei The Wretched.
Gabbo: beh..poveri per poveri, almeno ci sfoghiamo. E ci togliamo il gusto di far venire la tendinite al batterista, anche se ultimamente sta diventando più resistente…a parte gli scherzi, grazie per l’apprezzamento, abbiamo cercato solo di far venire un pò di malditesta a chi ci ascolta e puntiamo a un headbanging sui tempi dispari, tanto per disorientare.

Primo disco senza la supervisione di Steve Austin. a) com’nata e come si evoluta la collaborazione con lui e b) cosa vi ha portato ad una produzione più casalinga? Tra l’altro so che il vostro bassista Cinghio ha prodotto l’ultimo Mombu.
Gabbo: beh…era il lontano 2003 quando in una lunga giornata iniziata credo intorno a mezzogiorno e finita alle 6 del mattino seguente abbiamo registato il nostro primo demo allo studio Hombrelobo, con Valerio degli Inferno (al tempo Valerio dei Physique du Role) dietro al mixer. Demo mandato di qua e di là, e inviato anche a Steve Austin da Gianni, grande fan dei Today Is The Day, che aveva avuto già sporadici contatti con lui per un’altro suo folle progetto noise elettronico. Il caso ha voluto che il buon (si fa per dire) Steve apprezzasse quei 20 minuti di rumore e ci proponesse di produrre il primo disco nel suo studio vicino Boston. Occasione da non lasciarsi scappare ovviamente, e che è proseguita poi con il contratto per Supernova Records e la registrazione del secondo disco qualche anno dopo sempre nel suo studio, stavolta a Nashville. Sfortunatamente di li a pochi mesi Supernova è fallita, e Steve si è dimostrato sempre meno affidabile e perso nel suo mondo di fucili e armi d’assalto. Abbiamo faticosamente concluso il master e preso contatti poi con Davide della Subsound Records che ha svolto un ottimo lavoro.
Per questo terzo disco era impensabile tornare da Steve con cui non abbiamo più rapporti, e in ogni caso devo correggerti, l’ultima produzione non è affatto più ‘casalinga’.. Piuttosto credo che sia il disco prodotto nel modo migliore nei nostri 10 anni di attività, e se è vero che Cinghio è relativamente nuovo nel campo della produzione, è vero anche che i Kick Studio lavorano insieme a Matteo Gabianelli dei Kutso Noise Home, che definirei invece un produttore affermato anche se in ambiti meno estremi. In ogni caso ascoltando l’ultimo disco confrontato con gli altri due credo che concorderai con me…

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Chi sono i giganti, chi i demoni e chi il gregge di pecore?
Gabbo: i brani del disco non formano un concept vero e proprio, ma c’è un filo conduttore che abbiamo riassunto nel titolo e nell’artwork: Don Chisciotte e la sua estenuante e surreale lotta contro nemici immaginari. Per lui i mulini sono dei giganti, le pale dei demoni che lo attaccano, i greggi di pecore un esercito da sconfiggere. Ci siamo ispirati più che altro alla versione cinematografica del 1933 per prendere degli spunti.

Le liriche dei vostri brani mi paiono molto articolate e contorte, a cosa si ispirano i testi?
Gabbo: nei due dischi precedenti Gianni aveva uno stile più narrativo, se così si può dire. Spesso dietro ai testi c’erano storielle surreali, che prendevano spunto da fatti accaduti o solo immaginati. Giorgio in quest’ultimo album invece dà un taglio più interiore al tutto. L’ispirazione viene sempre dalla vita di tutti i giorni, ma viene raccontata più come un insieme di sensazioni ed emozioni, direi per lo più negative.

Cavalli cannibali, Satana e ora un bel mulino della morte, insomma un bell’immaginario orrorifico. Per questo disco a cosa si è ispirato l’artwork?
Gabbo: ok ho già anticipato prima la risposta. Il mulino è proprio il mulino di Don Chisciotte (in una versione orrorifica nata dalla mente malata dell’ottimo Bob Toderico), e il resto delle illustrazioni nel booklet prendono spunto sempre da questo concept di base.

Mi rendo conto che c’un bel ritorno della musica estrema, sia in Italia che all’estero che quasi sembra di essere tornati negli anni ’80 dell’hardcore, anche se, a mio avviso, qua manca l’idea di una scena vera e propria. Ma in un mondo in cui ormai è il mainstream a dissacrare il dissacrabile con il suo essere disgustoso cos’è rimasto alla musica violenta da sfigurare?
Gabbo: osservazione interessante. Non posso che concordare anche se purtroppo non vedo troppo questo ritorno della musica estrema…però si, nel mondo mainstream si sono raggiunti apici di dissacrazione considerevoli…mi viene in mente Masini con la sua ‘e chissene frega’ tanto per dirne uno eclatante che dissacra proprio il mondo della musica estrema…(chiedo scusa per aver rimandato alla mente questa oscura pagina e per aver definito musica estrema Nothing else Matters, ma il concetto resta…). In confronto a questo anche i Cannibal Corpse possono davvero poco…la musica grind resta comunque uno stile di vita e probabilmente uno sfogo più personale che una denuncia esteriore. Credo che abbia ancora spazio per ‘sfigurare’ se stessa però. Anche le band di musica estrema in fondo nella maggior parte dei casi rientrano in clichet ben stabiliti che evidentemente trasmettono una certa sicurezza a chi li ascolta, non ci sono sorprese, tutto scorre regolare. Probabilmente è arrivato il momento di sfigurare proprio la musica estrema per come è, e di rendere meno semplice l’head banging per chi ascolta..negli anni 80 e 90 sono stati fatti grandissimi brani e grandissimi riff…però ormai ne è passato di tempo, e credo si possano cercare soluzioni diverse o quantomeno contesti differenti. Noi nel nostro piccolo ci proviamo…

Che band in tutta questa selva di musica obliqua vi sentite di dire hanno ispirato il piano compositivo del vostro ultimo lavoro?
Gabbo: domanda difficile e molto personale, ma la risposta sicura è: nessuna. Di fatto il mischione disomogeneo di generi di cui ognuno di noi è appassionato ha portato poi alla stesura di questo disco…io solitamente contribuisco alla parte più death metal e in un certo senso melodica, Cinghio non ascolta nulla sotto i 300bpm, Tommaso non ascolta nulla più nuovo degli anni 40…e prima Gianni portava quel lato blues che indubbiamente in questo disco è un pò calato, mentre ora Giorgioni contribuisce alla parte crust/grind. Basta vedere i vari side project o altre band di ognuno di noi per capire che far convivere i nostri gusti è sempre una guerra: Cinghio con i Buffalo Grillz, Tommaso i Tribraco, Giorgioni gli Tsubo, Gianni e la sua one man band The Blues Against Youth, io oltre a vari gruppi death metal in cui mi è capitato di suonare ho da poco inciso proprio ai Kick Studio con la nuova band Shores Of Null, dove canta Davide degli Zippo, nostri grandi amici da sempre e compagni di tour.

Ultima domanda e ultima analisi: quanto sono grind i gelati Sammontana?
Gabbo: ahahha, hai ragione è giusto che il mondo sappia!!! Ditecelo voi quanto sono grind.

Link: recensione di “Giants, Demons and Flocks Of Sheep” (Subsound Records, 2013)

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=hcU1U_F60D0[/youtube]

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