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Deerhounter – Monomania

2013 - 4AD
garage/indie

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Tracklist

1. Neon Junkyard
2. Leather Jacket II
3. The Missing
4. Pensacola
5. Dream Captain
6. Blue Agent
7. T.H.M.
8. Sleepwalking
9. Back to the Middle
10. Monomania
11. Nitebike

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Diciamolo già all’inizio che i Deerhunter hanno un sacco di tratti distintivi: la facilità di ascolto e la duttilità di poter essere ascoltati in vari contesti e, soprattutto in questo caso, la caratteristica firma nella sovraproduzione dei layer sonori che tanto colpiscono l’ascoltatore medio di musica indie/garage odierno.

Monomania è un titolo retrò, un contenitore multigusto che, paradossalmente, mette un po’ di ordine nel caos dei precedenti album della band di Atlanta conservandone, però, le peculiarità di base ma non riuscendo a sbocciare del tutto. Aggiungiamo che, nonostante il rimpasto di formazione avvenuto, la leadership di Bradford Cox ne esce -quasi- indenne.
Neon Junkyard è la traccia che ci da il benvenuto con le parole “Finding the fluorescence in the junk […] Fading a little more each day” e atmosfere soft.
Applicabile autobiograficamente a tutti i monomaniaci che cercano il senso della vita nelle lyrics altrui, riesce ad essere assai minimal e carica di effetti allo stesso tempo: insomma, è la spiegazione scientifica di come funziona tutto il disco, dalle ottime canzoni ma non pienamente evolute, in una sorta di non-finito che satura il sesto album della band.
A partire da The Missing, unica traccia non cantata dal frontman, i brani potrebbero entrare più facilmente in testa grazie al sound da east coast, ai tempi di batteria e ai ritornelli dai cambi vocali di ottave un -bel- po’ di strokiana memoria. Pensacola è la tradizione americana, passata al minipimer con il garage di Atlanta che, stavolta, esce allo scoperto. Gradevole la successiva (e dal nostalgico atteggiamento brit e glam) Dream Captain.
Difficile andare controcorrente e non sembrare immotivatamente acidi (Monomania ha fatto incetta di stelline e voti over-8 su praticamente tutte le riviste/webzine/qualsiasicosa del settore) ma, a volte, ci troviamo di fronte a canzoni che fluttuano in piena modalità “noi[o]se”.
Teoricamente il disco vorrebbe essere dal più basso profilo possibile ma, in pratica, ogni membro si diletta nel suonare e partecipare con diversi strumenti e l’effettistica prende il sopravvento sul resto. Ci sono tanti vuoti: i rumori, la voce iperprocessata e distorta sono spesso in contrasto con l’ossuta e spoglia composizione.
E nessuna delle due cose fa guadagnare pienamente strada alle 12 canzoni, se non durante i live in cui i Deerhunter si esprimono perfettamente senza dover andare a cercare sovrastrutture e impalcature giustificative che quasi rovinano il lavoro discografico rendendolo forse un po’ esagerato. Siamo di fronte all’infelice caso di un disco che live suona assolutamente meglio.

In definitiva, Monomania non è deludente. Lo è, invece, l’atteggiamento in studio: avrebbero potuto fare di meno, essere più naturali e, invece, ci ritroviamo davanti ad un lp che si adagia sul “niente di nuovo però potrebbe funzionare”.
Leggenda dice che decine e decine di brani siano stati passati in rassegna per arrivare a questa tracklist. Scelte un po’ sfortunate o carenza di inventiva nel poterle sviluppare nel migliore dei modi possibili?

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=bYUENZQ84-E[/youtube]

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