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David Lynch – The Big Dream

2013 - Sacred Bones/Sunday Best
rock/blues

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Tracklist

1. The Big Dream
2. Star Dream Girl
3. Last Call
4. Cold Wind Blowin'
5. The Ballad Of Hollis Brown
6,. Wishin' Well
7. Say It
8. We Rolled Together
9. Sun Can't Be Seen No More
10. I Want You
11. The Line It Curves
12. Are You Sure
I'm Waiting Here (Bonus Track)

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to lynch: linciare

Chi dovrei introdurvi? David Lynch? Se non lo conoscete, prego, quella è la porta. C’è di certo una porta lì. L’uomo le cui visioni eccedono e dilaniano ha bruciato la pellicola e da qualche anno è diventato questo: un cantautore. Sì. Che poi..da qualche anno..già al fianco dell’altro visionario Angelo Badalamenti per comporre i brani dei suoi figli a 35mm (o 9,5 o 16, non andrò a chiederglielo). Fuori luogo o meno la definizione è questa. Di cosa? “Blues moderno”, dice lui, e perchè no? Accettiamo il genere, perchè il colore blu permea le immagini che sanguinano dalle sue composizioni.

E continua il discorso iniziato con “Crazy Clown Time” ma va ancora più “downtempo” e ci dona qualcosa d’inclassificabile bellezza e lo chiama “The Big Dream”. E qual che sia il grande sogno di Lynch fa sempre male ed è destinato a lasciare prima sconcertati e poi segnati indelebilmente. Ancora al fianco di Dean Hurley e ancora più incisivo, e più carico di quell’emotività solo sua e che aliena tanto quanto la sua voce, inadatta al bel canto, “fastidiosa” quanto “giusta” e stridente. Apre la strada il dolore zoppicante della title-track, piove blue e lo fa con indolenza attraverso il tema di chitarra gravido di riverbero e semi-acusticità liquide. E la misura del blues appare incarnata in “The Ballad Of Hollis Brown”. Bob Dylan direte voi? Invece Lynch assicura sia invece la sua interpretazione della a sua volta magnifica cover che ne fece Nina Simone, ed è lo snodo dell’album coi suoi riverberi allucinanti la batteria grossa, gravida e pesante, e che mostra in Lynch un narratore che è più Claypool che Zimmerman.
Nei suoni “nascosti” e nelle ombre notturne vive l’inquietante “We Rolled Together”, con la voce che seziona gli spazi e poi sale nell’intensità ascendente del chorus ed è contrappeso alla luce rockarolla di “Sun Can’t Be Seen Anymore” dalle chitarre ben poco miti e dalla voce proveniente da un altro piano d’esistenza. E c’è un tempo per il trip-hop all’acido (“Wishing Well” è da club infernale) e un tempo per il pop: l’ottantianità di “Are You Sure”, così dolce e poco rassicurante nelle sue aperture mistiche e spaziali, in cui Lynch ci dimostra che non bisogna avere una “bella” voce per far stare così tanto bene e la bonus track “I’m Waiting Here” in cui è Lykke Li a dar corpo vocale, un po’ fuori luogo magari, ma bella da far bestemmiare.

Così tante parole per dirne una sola: micidialebellocazzochedisco.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=3SpG7C4vHZQ[/youtube]

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