Impatto Sonoro
Menu

Recensioni

His Electro Blue Voice – Ruthless Sperm

2013 - SubPop
dark-punk/post-hardcore/kraut-rock/noise

Ascolta

Acquista

Tracklist

01. Death Climb
02. Spit Dirt
03. Sea Bug
04. Tumor
05. The Path
06. Born Tired
07. Red Earth

Web

Sito Ufficiale
Facebook

“Sono italiani.
La Sub Pop, che ha un mercato mondiale,
li considera adatti alla gioventù di tutto il mondo.
In Italia invece non sono mai stati presi in considerazione,
quindi mai ritenuti adatti al pubblico italiano.
O qualcuno sottovaluta l’intelligenza e la cultura del pubblico
italiano o l’intelligenza e la cultura del pubblico italiano
sono di livello inferiore a quello del resto del mondo,
non mi sembra che ci sia una terza via”

Umberto Palazzo

Urgenza noise, origini post punk, slanci kraut rock, blablabla. Un gran disco punto e a capo, che potete ascoltare interamente qua sotto, anche perchè difficilmente lo sentirete altrove. lL trio comasco torna dunque così sulle scene, con questo primo album dal titolo “Ruthless Sperm”, dopo svariati ‘7 e ’12, formati che possono non aver agevolato la promozione della loro musica in un paese già culturalmente arretratissimo come l’Italia, abituato a consumare best of presi all’autogrill od osservare scorrere la musica, più che ascoltarla. Ma i His Electro Blue Voice hanno saputo aspettare e piazzare la zampata internazionale, giù anticipata dal singolo “Kidult”, inserito all’interno della compilation collettiva “Sub100”.

Fragorosi e incendiari in modo personalissimo nonostante si possano azzardare numerose e diversissime influenze, su tutte gli Husker Du per le laceranti accellerate abrasive (“Sea Bug”), i Bauhaus per le spettrali alchimie dark-wave (“Red Earth”) e i Joy Division per la feroce sublimazione di atrocità emozionali e il talento di musicare inni del vuoto che ci accade (“Born Tired”). La claustrofobia è costante, oltre che asso portante dai missili punk di “The Path”, arricchita da effetti e distorsioni che lanciano invece il krautrock siderale di “Spit Dirt”, palesando anche una raffinatezza di soluzioni non comune, non proprio la prima impressione a tiro in un disco così furioso e viscerale (“Death Climb”, “Tumor”).

Il risultato è un disco di rara intensità e che concede minuti di reale catarsi, destinato limpidamente a guadagnare l’attenzione della critica internazionale, già conquistata da simili nuove sonorità (si veda il successo di critica di gruppi come Fucked Up, Metz, The Men, Cloud Nothings e altri ancora). Chissà che anche solo per una volta le riviste e webzine dominanti e nei fatti fanzine in ginocchio sui ceci al cospetto (!) dei vari Agnelli, Capovilla e Brondi, e che si proclamano pure indipendenti, non colgano l’occasione per far pubblica ammenda del disastroso esito del mandato culturale che invece che assolvere, hanno dissolto.

His Electro Blue Voice ribadiscono ancora che il paese sarebbe vivo, se solo ci se ne accorgesse e a patto di conservare una reale attitudine indipendente, assecondare intenti estetici espliciti anzichè tradirli appena si è in grado di riempire un pub, e soprattutto esaltare il proprio talento di innescare eversioni musicali rispetto al gusto dominante. Giù il cappello per chi ancora ci riesce senza per giunta menarsela affatto.

http://carusopascoski.wordpress.com

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni