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Medicine – To The Happy Few

2013 - Insound Vinyl
indie/rock/noise

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Tracklist

1. Long as the sun
2. It's not enough
3. Burn it
4. Holy crimes
5. The end of the line
6. Butterflys out tonight
7. All you need to know
8. Find me always
9. Pull the trigger
10. Daylight

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Quello dei Medicine è stato un silenzio quasi infinito che trova la sponda nell’ultimo album datato 2003, The mechanical forces of love. I dieci anni intercorsi tra i due lavori non hanno fatto altro che ampliare lo spettro di influenza del talento polivalente di Brad Laner sul resto del gruppo. Il polistrumentista californiano ha dato il suo contributo ad un album fondamentale della carriera di Brian Eno, Another day on earth, nel 2005; ha prodotto una infinità di gruppi su una vasta gamma di stili e sonorità diverse e, in tutto questo trambusto, ha trovato il tempo di dare alle stampe un disco di buonissimo livello sonoro con questa importante realtà della musica noise.

To The Happy Few, in verità, è piuttosto monotono ma riprende alla perfezione il solco del movimento shoegaze e lo rimarca, lo ridefinisce e ne riporta a galla gli elementi tipici. Più che alla monotonia si può volgere l’orecchio alla compattezza di un lavoro che non lascia molto spazio a dubbi di sorta nell’ascoltatore: il noise dei Medicine è la celebrazione della sezione ritmica. Un’eterna linea di fuoco, neanche poi tanto immaginaria, che lascia ben poco spazio alle delicate trame liriche di Beth Thompson, che in ogni caso si ritaglia più di qualche dignitoso spazio in brani come Holy crimes, Find me always e Pull the trigger. Possiamo evadere su qualsiasi giudizio di sorta riguardo al lavoro della band sui singoli brani, d’altronde sui lavori dei Medicine sono passati gran bravi musicisti come Justin Meldal-Johnsen, Matt Devine e Shannon Lee (si, la figlia di Bruce è una cantante piuttosto brava), ma non si può non riconoscere il limite di questa band: i Medicine sono, fondamentalmente, Brad Laner. La barca, senza questo magnifico timoniere non terrebbe la barra dritta, non ci riuscirebbe neanche per un istante, e anche se le 10 trame sonore del disco vertono quasi sempre sullo stesso tema è la struttura dei singoli brani che mostra l’efficacia di un turnista come Laner. I brani hanno una struttura “scolastica” ma, tuttavia, non mancano di strizzare l’occhio verso più elaborati temi pop come in The end of the line e nelle sbavature dance del brano che chiude il disco, Daylight.
Non mancano neanche le brevi virate ritmiche e melodiche ben evidenti nei ritornelli di brani come Butterflys out tonight e It’s not enough.

Certo, per essere bello questo To the happy few è bello, ma in fin dei conti non c’è molto da dire, se non che tutto questo ben di dio (fatta eccezione per la bellissima voce della Thompson su alcuni brani), Brad Laner, avrebbe potuto farlo sotto un qualsiasi altro nome o alias, da solo.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=PbvFSzdBra8[/youtube]

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