Menu

Recensioni

Earl Sweatshirt – Doris

2013 - Columbia
hip-hop

Ascolta

Acquista

Tracklist

1.Pre
2.Burgundy
3.20 Wave Caps
4.Sunday
5.Hive
6.Chum
7.Sasquatch
8.Centurion
9.523
10.Uncle Al
11.Guild
12.Molasses
13.Whoa
14.Hoarse
15.Knight

Web

Sito Ufficiale
Facebook

Fin dalla scelta del nome d’arte il giovanissimo Thebe Neruda Kgositsile parte subito con il piede giusto: niente sigle, bullismi o altro, ma l’ordinario e la penombra come profilo artistico, attitudine low profile confermata anche in questo nuovo lavoro fin dalla cover, stonata e sfuocata con Earl immortalato ad occhi chiusi in un ambiente scarsamente illuminato e completamente spoglio ad eccezione di un crocefisso (?!) alle spalle.

Diciamo subito che Earl Sweatshirt è un talento vero, cristallino, di quelli che stupiscono fin dal primo ascolto per lo stile del proprio rap, impastato e stordito ma assolutamente naturale e mai forzato sia per quanto concerne il flow, sempre bello polleggiato, che le basi – molte delle quali da lui stesso prodotte sotto le pseudonimo di randomblackdude – introverse, nebbiose e stilosissime nella loro solo apparente basicità, ma che ascolto dopo ascolto svelano particolari sfuggiti in precedenza e che denotano altresì un background musicale davvero di rilievo, vedasi i samples d’annata di “Soup” (1972) dei Can, “A divine image” (1969) del totem David Axelrod e “I’ve changed” (1971) dei Magictones.
Il tutto risulta poi ulteriormente valorizzato tanto da fattori endocrini quali il timbro leggermente rauco da fumatore precoce e la dizione carnosa, piena e rotonda, quanto esocrini ovvero i featuring di assoluto livello, mai invasivi e calati alla perfezione nella parte e le produzioni terziste che si differenziano in maniera piuttosto palese dal resto dell’album senza però esagerare né strafare.
Negli ultimi mesi l’universo rap a stelle e strisce ha (sorprendentemente) sfornato diversi prodotti di livello, tra i quali rientra alla grandissima “Doris”. Questa cosa potrebbe indurre ottimismo anche per quanto riguarda la scena italiana, vista la nostra conclamata esterofilia. Così ci si guarda attorno carichi di ottimismo e speranza alla ricerca di qualche pezzo o personaggio italiano quanto meno interessante, anche solo potenzialmente…. E ci si imbatte in “Vampiri” di Emis Killa, “Sapore di sale” di Moreno e a concludere la trilogia “Tornare indietro” di Gué Pequeno.

E non puoi fare a meno di bestemmiare. A pieni polmoni.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=0FcDXL5Aw0o[/youtube]

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni

Close