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Recensioni

Yoko Ono & The Plastic Ono Band – Take Me To The Land Of Hell

2013 - Chimera Music
elettronica/indie

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Tracklist

1. Moonbeams
2. Cheshire cat cry
3. Tabetai
4. Bad dancer
5. Little boy blue your daddy's gone
6. There's no godbye between us
7. 7th floor
8. N.Y. Noodle town
9. Take me to the hell
10. Watching the dawn
11. Leaving tim
12. Shine, shine
13. Hawk's call

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“Non mi piace, e mi spiace di averci avuto a che fare.”
(Erwin Schrödinger sulla meccanica quantistica)

Rubare citazioni a fisici famosi è per me un obbligo dopo aver ascoltato questo imbarazzante lavoro della “nuova” Madonna della scena dance-rock-folk-indie-hip-hop. Direttamente dagli altoparlanti piazzati nei corridoi di un qualsiasi ufficio dell’Istituto Nazionale Previdenza Sociale ecco a voi la sopravvissuta della beat generation.

La madre di tutte le veline che accalappiano calciatori, attricette che frequentano famosi produttori e presentatrici che sposano presentatori baffuti e obesi ha riaperto la porta della baracca e ha iniziato a tirare fuori cianfrusaglie per sistemare il giardino. Tra le altre cose: trappole per topi scadute nel 1976, catena di ricambio arruginita per motosega Husqvarna 450 E-Series e trattorino John Deer metà anni ’60, in buone condizioni. Se vi interessa qualcosa non esitate a mettere Take me to the land of hell dentro il vostro lettore (giradischi se siete hipster, mangianastri se siete hater) e deliziatevi dell’incommensurabile botta di culo che questo residuato chic dei middle sixty ha avuto qualche decennio fa quando, per puro caso, ha incontrato un ometto di nome John che ha visto in lei una leccata di arte sul pavimento di un mercato di frutta e verdura all’aperto, all’imbrunire. Se ne è innamorato, ci è andato a letto insieme e, senza alcuna vergogna, ci ha registrato musica insieme. Fin quando era il signor John a tenere le redini del duetto è filato quasi tutto liscio, nessun critico musicale storceva la bocca e i nostri innamorati ricevevano discreti encomi anche dal pubblico dei Beatles, i fans sfegatati che non hanno mai potuto digerire la presenza di Yoko Ono al fianco di John Lennon. Poi le cose sono cambiate leggerissimamente, Mark David Chapman ascolta l’album John Lennon/Plastic Ono Band, decide che è una stragrandissima cagata e si dirige, armato, verso l’ingresso del Dakota Building, incontra Lennon e Yoko Ono e spara! La “giustizia divina” sbaglia imbocco e non fa il suo corso, uno dei proiettili sparati attraversa l’aorta di Lennon e lo uccide, lasciando sola e sconsolata la povera Yoko Ono che in un colpo solo si vede portare via uomo e talento riflesso. Lo strazio è a livelli indicibili e la situazione psicologica della povera donna è così compromessa che piuttosto che chiudersi in se stessa e lasciarsi andare, lei continua a produrre musica. È così che arriviamo al 2013, a Take me to the land of hell e a tutto quello che c’è dentro: versi da posseduta, marcette da saloon, spacconerie da drum-machine stile anni ’90. Gli ingredienti per allevare una cucciolata di potenziali acquirenti ci sono proprio tutti: c’è la ballata molto introspettiva e fintamente dark della title-track, c’è l’intermezzo cabarettistico, giocoso, e leggero di Leaving tim, il colorato e ruvido blues di Cheshire cat cry, la movimentata quanto tradizionale attitudine dance-electro di Bad dancer, il tutto corredato da appunti lirici imbarazzanti di Yoko Ono; gridolini e miagolii, parlato che sembra uscito dalla bocca di un balbuziente seduto sulla tazza del cesso dopo caffè e sigaretta, risatine da tredicenne che beve il suo primo bicchiere di crema di whiskey, il tutto corredato da una plateale ed evidentissima dimenticanza da parte della Ono, la dentiera. Deve essere rimasta da qualche parte negli studi, o casa sua, durante le registrazioni del disco. I tredici brani dell’album raccontano una storia di abbandono e di infelicità, raccontano i limiti dell’essere umano dinanzi alle cose che a lui paiono misteriose, ci ripropongono l’interrogativo che ha tormentato la Ono dall’incontro con Lennon fino all’8 Dicembre 1980 e, forse, anche oltre: da dove prende questa innata capacità di trasformare la musica in qualcosa di emozionante?

Questa domanda, cara Yoko, resterà per sempre senza risposta per noi, ma soprattutto lo resterà per te, che continuerai a registrare amenità senza senso nel tentativo di avvicinarti anche solo ad una pseudo-risposta, mentre dentro di noi, nelle profondità più oscure del nostro cuore continuerà, in maniera sempre più veemente, a montare la voglia di caricare un M-61 Vulcan su un carrello 2X1,50, posizionarlo fuori la porta di casa tua e cavarti via le interiora fino ad esaurimento del caricatore.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=RQN48AqYnVo[/youtube]

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