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Le Zoccole Misteriose – La Crisi, L’Amore E Le Zoccole

2013 - Autoproduzione
punk/rock

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Tracklist

1. La Crisi
2. Intro
3. Willy Il Coglione
4. Ragazza Di Facili Costumi
5. Travis E Le Donne Degli Altri
6. Bar Racciatti
7. La Mano Stanca
8. Nightclub
9. Belzebù E Padre Pio
10. Incubi

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La band abruzzese impatta sulla scena indipendente italiana con un debutto assolutamente fuori dagli schemi. “La crisi, l’amore e le zoccole” è una bomba che esplode all’improvviso in un contesto musicale spesso immobile e ipocrita, e lo diciamo subito, se siete i soliti perbenisti fate a meno di ascoltare Le Zoccole Misteriose.

Il disco presenta dei contenuti forti, lo fa nel modo più esplicito e senza peli sulla lingua, attraverso un punk grezzo e nutrito di tutta la sporcizia mondana, proiettando il tutto in un terzo millennio troppo finto, nel nostro decennio di plastica. “La crisi” è un inno satirico all’italiano medio della piccola città di provincia, con il suo motto da campagna elettorale 2013 gridato a ripetizione (“Assessore salvaci tu / con la tua politica trovaci lavoro e figa”). L’“intro”, posizionata come seconda traccia, è la prova di quanto ci sia di poco canonico in questo disco e “Willy il coglione” mette gli accenti sulle influenze del Punk italiano anni’90, viziato dallo stile d’ oltreoceano dei Bad Religion. “Ragazza di facili costumi” è un grido isterico, volgare e menefreghista all’ennesima potenza nei confronti della sensibilità altrui, insomma una storia vera dipinta di sincero maschilismo. Il disperato autobiografismo di “Travis e le donne degli altri” ne fa uno dei pezzi migliori del disco: meno volgare, ma di certo non meno diretto, è il racconto di un crudele amore platonico messo in musica attraverso un’interpretazione da urlo, con l’aiuto di un ritornello che ti entra dritto in testa per parole e orecchiabilità (“Io non ho niente da dirti / però vorrei parlarti e riuscire a capirti / lo so che non esisti / però mi perdo mentre mi parli/ mentre mi parli…”). Ci sono storie di ordinari e tristi giorni della settimana, buoni soltanto per uscire a bere, come il sabato sera del “Bar Racciatti”, accompagnato dallo slogan efficace “Tu chatti, io Racciatti”. E poi ci sono le avventure di quelli che a fine serata tornano a casa e fanno l’amore fai da te, con l’aiuto de “La mano stanca” e di improbabili citazioni battistiane (“le bionde trecce gli occhi azzurri e poi/ le tue calzette rosse/ e la cantina buia dove noi/ ci ubriacavamo piano”). Il porno senza bollino rosso di “Nightclub” è solo l’antipasto dell’apice che si raggiunge con “Belzebù e Padre Pio”, brano dal riff importante, dai contenuti moderatamente blasfemi e violenti, pieno di atmosfere da cronaca nera e di gratitudine ai CCCP ( Oh mio dio, Oh mio dio / non credo a Belzebù/ nemmeno a Padre Pio ) . Un disco del genere non poteva che chiudersi con “Incubi”, brano pesante ed enigmatico, potente e distorto, sintesi di parole e musica che si armonizzano perfettamente in una notte sonora ed alcolica.

La crisi, l’amore e le zoccole è un debutto ribelle, incazzato, senza censura. Una piccola perla del punk nostrano arrivato con qualche anno di ritardo sulla scena. Un pugno nello stomaco a questa società di moralisti falliti, preti pedofili, luoghi comuni e messia che si nascondono dietro le tastiere dei loro computer. La realtà delle Zoccole non ha niente di virtuale, nulla che possa essere concepito con l’idea di dover piacere ad un ipotetico pubblico. Mostrano soltanto la più pura spontaneità condita da una sincera autoironia, qualità che forse manca ad un popolo di bigotti cronici. La musica indipendente italiana, quella delle province sporche e dei garage, quella che nasce dalle sbronze con gli amici o da musicisti rifiutati perchè troppo poco fighi per piacere alle tipe, esiste ancora e bisogna gridarlo forte, con le parole giuste.

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