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Alter Bridge – Fortress

2013 - Roadrunner Records
metal/alternative

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Tracklist

1. Cry of Achilles
2. Addicted to Pain
3. Bleed It Dry
4. Lover
5. The Uninvited
6. Peace is Broken
7. Calm the Fire
8. Waters Rising
9. Farther than the Sun
10. Cry a River
11. All Ends Well
12. Fortress

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A tre anni di distanza dall’ultimo lavoro , gli Alter Bridge tornano sulla scena presentando al pubblico “Fortress”, quarto album in studio della band americana dopo la breve parentesi dedicata a progetti solisti.

Dopo essersi abbondantemente lasciati alle spalle la pesante eredità dei Creed, gli Alter Bridge hanno bisogno di una consacrazione definitiva nel genere del quale stanno pian piano diventando una delle band di maggior rilevanza. “Fortress” non vuole però essere soltanto un punto di arrivo ma sopratutto un nuovo punto di partenza, ed è proprio dall’inizio di “Cry Of Achilles” che si capisce che l’aria è cambiata, i tempi sono maturi per stupire tutti e per non riproporre un sound ormai stereotipato. La chitarra acustica che introduce il brano è un misto di melodia e tecnica che lascia spazio ad oltre sei minuti di heavy metal tiratissimo, con la voce di Kennedy che appare meno raffinata e più graffiante del solito. Come inizio di certo non è niente male, l’impatto è di quelli forti e non lascia spazio a nessun tipo di critica negativa. Si prosegue velocemente con “Addicted To Pain”, pezzo dalla base ritmica incandescente, con una timbrica vocale che torna ad essere imbarazzante per la sua perfezione. Le atmosfere da catastrofe naturale annunciata, come suggerisce l’enigmatica copertina, vengono ricalcate traccia dopo traccia, con un sound violento e a tratti oscuro. “Bleed It Dry” esordisce nelle casse dello stereo come un terremoto di magnitudo elevatissima, compreso di scosse di assestamento. La chitarra di Tremonti accompagna il tragico ed estasiante momento prima di lasciare spazio alla quiete dopo la tempesta, con un intermezzo che sembra placare il brano, prima di lasciarci gustare un assolo di chitarra azzeccatissimo e trascinante. Il terremoto sembra essere definitivamente terminato quando partono le prime note di “Lover”, che è un sussurro piazzato nel momento opportuno, che cresce fino ad esplodere per poi tornare a calmarsi, quasi a prenderci in giro, non cadendo mai in una melodia scontata. “The Uninvited” è progressive allo stato puro, dall’inizio enigmatico e dal corpo costituito di ritmi decisi e potenti , senza dubbio uno dei pezzi migliori del disco. “Peace is Broken” è uno di quei pezzi classici targati Alter Bridge, dal ritmo sostenuto e convinto, dal ritornello cercato e orecchiabile, ma sicuramente anche poco incisivo nel complesso del disco anche per un riff abbastanza ripetitivo. Potenzialmente un singolo. Non passa affatto inosservato invece quello che per me è in assoluto il pezzo migliore di Fortress, “Calm The Fire”, traccia in cui si riassume tutto quello che rappresenta quest’album, atmosfera da pre-apocalisse, intro leggera e ricercata e poi gli Alter Bridge come tutti li conosciamo, ritmi incalzanti e la voce caldissima di Kennedy che fa tutto il resto insieme a Tremonti che non ne sbaglia una, specialmente quando decide di prendere per la prima volta il ruolo di vocalist in “Waters Rising”, vero e proprio esperimento che si trasforma in una scelta vincente, confermando quanto di buono abbiano portato le esperienze e i tour da solista del chitarrista americano, nonostante ci sia un’impostazione inconfondibilmente Creed. “Farther Than The Sun” riprende da dove ci eravamo lasciati, col suo sound Heavy e incalzante, simile a quelli che avevamo trovato nella prima parte del disco, con una parte che si riallaccia bene a “Calm The Fire”, per alcune atmosfere che riprendono qualcosina dei Muse più recenti.
“Cry a River” prosegue sulla stessa lunghezza d’onda, velocità e potenza, voce e sudore, che sicuramente offrirà qualcosa di più durante i live. Ci accingiamo a terminare l’ascolto quando troviamo “All Ends Well”, ballad sinceramente un pò troppo morbida a questo punto, tanto da rischiare di non azzeccarci nulla, con una linea vocale in cui anche Kennedy sembra essere poco convinto. Pezzo semplice e melodico, anche abbastanza bello, ma che si incastra decisamente male nel disco.
L’epilogo è affidato alla title track, “Fortress”, che per fortuna congeda il lavoro nel migliore dei modi, riprendendo il filo del discorso, alternando calore e gelo, risultando alla fine il miglior pezzo dell’album e forse anche quello più caratterizzante, non lasciando da parte nulla, trascinandosi perfettamente nei suoi quasi otto minuti in cui c’è tutto quello che sono oggi gli Alter Bridge, dalla melodia all heavy metal, dall alternative al progressive, descrivendo atmosfere di buio e luce, di albe e tramonti.

Nel complesso “Fortress” è la prova che per certi versi non ti aspetti da una band che era partita col botto e sembrava sul punto di essere all’epilogo. Sicuramente un lavoro di carattere specialmente da parte del duo Kennedy-Tremonti che ormai dimostrano un affiatamento cosmico e decisamente vincente, nonostante a volte Mark si rifugi un pò troppo nel Metal più arcaico.I fan sicuramente accoglieranno questo ritorno con grande entusiasmo, anche perchè ” Fortress” è certamente un disco da apprezzare maggiormente dal vivo. Ed è proprio live che gli Alter Bridge danno maggior soddisfazione, specialmente nell’ambiente metal dell’ultimo decennio.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=sAYrAu-jnMY[/youtube]

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