Menu

Speciali

SALMO – Back To The Futurism

salmo

foto di Mirko De Angelis

[istruzioni per l’uso: il seguente articolo presenta un’interpretazione (fra le tante possibili) della traccia “Killer Game” del noto rapper sardo. Tale interpretazione descrive plausibili connessioni fra la canzone e la corrente artistica menzionata nel titolo. Di quest’ultima, nelle prossime righe, saranno citate ed argomentate le caratteristiche a scopo esclusivamente culturale. La politica, come è noto, resta fuori.]


Musicista, rapper, cantante, beatmaker, trasher, writer, true hardcore kid, song writer.
C’è chi lo odia, c’è chi lo venera – tutto come previsto.
Che sia uno degli artisti più in voga del momento non è una novità, che sappia continuamente stupire nemmeno. Questa volta però, il nostro Salmo nazionale ci regala una perla che merita più di un semplice angolo all’interno del nostro lettore mp3. Proviamo ad andare oltre la facciata.

Esiste un posto all’interno dell’album Midnite (clicca qui per la nostra recensione) che trasuda audacia da tutti i pori, un vero e proprio inno italiano al “live fast, die young”: l’avanguardia di Killer Game.
Dovrebbero mettere delle avvertenze all’interno del digital pack, almeno un avviso ai cardiopatici. Un po’ come accade con il Viagra o le montagne russe insomma: “sconsigliato a chi soffre di cuore”.
Un vortice, ritmo irrefrenabile, sudore sulla fronte, sospensione nel vuoto. Sono queste le sensazioni che prendono a schiaffi l’ascoltatore, una rara tridimensionalità che induce assuefazione alla traccia.
Un dinamismo che prende le distanze dalle statiche e stagnanti tematiche a cui la musica ci ha abituati. Dobbiamo volere di più, dobbiamo provare a sentirci vivi. Salmo lo fa lanciandosi nell’ignoto insieme ai due folli compagni di viaggio Madman e Gemitaiz. Il testo è una continua ed ansiogena celebrazione di tutti gli sport estremi presenti nello scibile umano: un inno alla temerarietà – puro futurismo musicale.
Il rap diventa così una corda per il bungee jumping che proietta il pubblico verso una destinazione ignota. Ma come si dice: “l’importante non è la meta quanto il viaggio stesso.”
L’adrenalina è il lubrificante che olia gli ingranaggi di questa audace realizzazione.
Un testo che si distacca dalle tematiche grunge imprigiona nell’estenuante metrica un cinismo al vetriolo a coronare il sorprendente risultato.
Il beat scardina le solite convinzioni e il flow trascina giù dalla cascata, senza casco. Una tecnica che secerne adrenalina pura in ogni singolo istante. Non c’è il tempo di fare pause, di prendere fiato: il futurismo elettronico non lo consente.
Se, nel 1909, Marinetti introduceva così il ‘Manifesto del Futurismo‘: Noi vogliamo cantare l’amore del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità.”, la traduzione hip-hop del 2013 è senza ombra di dubbio: “Per il rap siamo nati estremi, salto nel vuoto dopo Felix. Check it!”. Artisticamente impeccabile, basta saper cogliere i punti in comune.
Il video, in tema con tutto ciò, descrive una serie di evoluzioni acrobatiche di moto da cross, bmx, skater e Parkour. Il tutto sui tetti di una città moderna, grigia e compatta come la “Città Nuova” di Sant’Elia. Nel mentre i tre rapper celebrano la propria spericolatezza (fisica e artistica: il flow è un kayak fra le rapide) alternandosi davanti alla telecamera, investiti da una piacevole tormenta artificiale, incalzando il ritmo quasi ad urlare tutto ciò.
La base della traccia è una vera e propria architettura futurista: è esperimento, innovazione, durezza e cinismo allo stato puro. Non c’è spazio per fronzoli estetici, Bruce Gil produce il tutto a rotta di collo. È uno schiaccia sassi della modernità. Compatto e dinamico.

Il senso, insomma, è proprio questo: un composto musicale che riflette un’esistenza vissuta al 110%, costantemente in eccesso di velocità. Possibilmente contromano o a testa in giù.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=IPi9dBjYHWc[/youtube]

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Articoli correlati

Close