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Motorhead – Aftershock

2013 - UDR Music
hard-rock/metal

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Tracklist

1. Heartbreaker
2. Coup de grace
3. Lost woman blues
4. End of time
5. Do you believe
6. Death machine
7. Dust and glass
8. Going to mexico
9. Silence when you speak to me
10. Crying shame
11. Queen of the damned
12. Knife
13. Keep your powder dry
14. Paralyzed

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Nonostante tutto, la presenza di Lemmy Kilmister nei Motorhead si fa ancora sentire e smentisce a mezza bocca le voci che volevano il leader della band di Londra in una rovinosa fase calante. Permettetemi di dire che questo fattore rappresenta una bellissima sorpresa per me, perché non avrei scommesso neanche mezzo centesimo sul ritorno in grande stile del rocker di Stoke-on-Trent con la sua creatura hard’n’heavy.

Il nuovo album dei Motorhead si apre come si era chiuso il precedente The world is yours e si chiude così come, molto probabilmente, si aprirà il prossimo album che pubblicheranno, nessuna novità su questo aspetto della vicenda. Fa comunque piacere sapere che il cuore di questa fantastica macchina metal continui a battere ad altissima velocità, apparentemente, senza perdere colpi. Anche se nella lunghezza delle quattordici tracce del disco si distinguono anche i momenti piuttosto noiosi che finiscono per essere episodi come Dust and glass e il blues piuttosto insapore di Lost woman blues. Il periodo di recupero dal malore che colpì Lemmy durante il concerto di Wacken, lo scorso Agosto, ha sicuramente influito sul proseguo delle registrazioni di Aftershock, ma se questo è accaduto, e in quali termini, questo a noi non ci è concesso saperlo, perché i Motorhead sono comunque una macchina granitica che lascia poco spazio alla sperimentazione ma che concentra un kilotone di energia atomica in poco più di tre minuti di canzone. Gli episodi che fanno scontrare e sfregare le placche tettoniche di questo Aftershock fino allo spasmo tellurico sono il marchio di fabbrica della band di Kilmister e questa volta si chiamano Paralyzed, brano che chiude il disco, e Coupe de grace. Episodi ai quali si accompagnano bene anche le variazioni più “light” di Silence when you speak to me, Death machine e Knife. Il tutto fa gioco utile alle più interessanti prove on stage che il gruppo andrà a proporre nei futuri tour, ed è proprio sotto questo punto di vista che un disco come Aftershock si candida ad essere un ottimo disco, che garantirà una solida base di 4-5 brani da accompagnare alle già memorabili e storiche produzioni della band, come possono essere Ace of spade o 1916 (ma qui le preferenze ricoprono un ventaglio molto più ampio nella scelta).

Sono più che sicuro che più di qualche fan conservi ancora una seria preoccupazione per quanto accaduto a Lemmy in quest’ultimo periodo, e tale stato di allerta potrà essere calmierato solo da una produzione in studio di buonissimo livello, come lo è questo Aftershock, e da una serie di convincenti prove on stage a supporto di questo album. La prima trova sicura conferma nell’ascolto del disco, per la seconda non resta che attendere.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=sN-7B3X4wnc[/youtube]

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