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Arcade Fire – Reflektor

2013 - Merge/Mercury
indie/rock

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Tracklist

Disco 1
01. Reflektor
02. We Exist
03. Flashbulb Eyes
04. Here Comes the Night Time
05. Normal Person
06. You Already Know
07. Joan of Arc

Disco 2
01. Here Comes the Night Time II
02. Awful Sound (Oh Erydice)
03. It’s Never Over (Oh Orpheus)
04. Porno
05. Afterlife
06. Supersymmetry

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Arrivato dopo una estenuante campagna di marketing virale, il nuovo lavoro degli Arcade Fire era per forza di cose uno dei dischi più attesi di quest’anno. Prodotto da James Murphy, prometteva di essere rivoluzionario dai rumors che erano trapelati: un LP afro-pop-disco-indie (come “genialmente” definito da altre webzine, cascateci in pieno).

Già, perché il nuovo disco della band canadese è di fatto un disco indie rock. Certo, diverso dai precedenti, perchè le atmosfere virano dall’anthem rock che infiammava il precedente “Suburbs” a sonorità decisamente più electro-pop, decisamente favorite nell’impatto dall’ottimo approccio alla produzione dell’ex deus ex machina degli LCD Soundsystem. Ma un disco indie rock rimane, con dentro un po’ di tutto come influenze: REM, roba funky, Radiohead, il synthpop moderno, persino del punk rock. E sulla composizione si sente il marchio della band, ormai una garanzia in quanto a originalità e freschezza.
Perchè si, questo disco è da ascoltare. Non è un capolavoro, sia chiaro, poiché alcuni cali di stile sono francamente evitabili, al limite dell’imbarazzante: ma cosa pensavano di fare coi suoni di synth alla fine di “Here comes the night time”? Farci ballare in spiaggia con un dj set di band brasiliane anni ’90? Oppure, cosa significa quel pastrocchio assurdo che è “Awful Sound (Oh Eurydice)”? Volevano dimostrare che si poteva costruire un pezzo mettendo un ritornello dopo l’altro? Altri pezzi risultano quantomeno inutili al disco, come la ripresa dellla sopracitata “Here Comes The Night Time”.
Ma nonostante ciò, il livello del songwriting è davvero alto in tutto il doppio disco: la title track è un mezzo capolavoro, quasi otto minuti di sorprese e trovate geniali, che fanno ballare ma anche sorprendere per forza espressiva. Tutte le tracce traggono poi giovamento dalla grande varietà di suoni e atmosfere che la band ha sempre saputo portare agli ascoltatori: ti trovi a sentire una traccia dopo l’altra non vedendo l’ora di sentire cosa ti hanno riservato nella successiva. Chiaro, a volte delude anche, ma globalmente il giudizio è molto positivo.
Ad esempio, “Normal person” parte quasi piano-bar per esplodere in un ritornello travolgente con un basso distorto new wave che conquista; “Joan of arc” parte quasi hardcore per poi stabilizzarsi su un funky disco trainato dalla parte ritmica con mille cori inseriti stupendamente. “Afterlife” ha una parte di batteria che travolge, e un chorus fulminante, con synth atmosferici e un loop di chitarra trattato in modo superbo. “Porno” e “It’s never over” sono due pezzi synthpop spietati, e la traccia finale, “Supersymmetry”, ricorda quasi “Kid A” dei Radiohead in quanto a complessità del suono e atmosfere intime.

“Reflektor” non sarà il top artistico degli Arcade Fire, ma rappresenta sicuramente il segnale di una band che dopo aver vinto un inaspettato (e giustissimo) Grammy non si è adagiata sugli allori, ma ha continuato per la strada giusta, quella del rinnovamento e della sperimentazione. E pazienza se non tutte le canzoni riescono col buco.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=7E0fVfectDo[/youtube]

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