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Reportage: DIMARTINO – Latteria Artigianale Molloy, Brescia, 16 novembre 2013

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Se lo ascoltate dall’album, DiMartino dà l’idea di essere timido. Dà l’idea che dal vivo si assisterebbe ad uno di quei concerti in cui si starebbe meglio seduti, comodi comodi sulla sedia ad prestare attenzione alle parole e alla musica.
Ad andarci poi, ad un live, si cambia idea in un attimo: c’è poco da stare fermi, anzi. Complici un tastierista per il quale sembra impossibile non ballare (e che, per una qualsivoglia proprietà matematica, trasmettere la stessa sensazione al pubblico) ed un batterista molto più scatenato del previsto (basterebbe dare un’occhiata a quanto sudore ha sparso sulla batteria). Complice un DiMartino che si sente a casa sul palco, su qualsiasi palco probabilmente, che ride, scherza, si rapporta col pubblico come se fossimo in quel di Palermo, come spesso si vede solo fare a chi si sente a casa. Complici pezzi di un cantautorato di alto livello che non hanno mai abbandonato l’idea che ci si può muovere anche mentre si canta di cose belle e serie.
I momenti più riflessivi ci sono, eccome, e calzano a pennello. Difficile uscire annoiati da una serata così, per la qualità stessa della musica e la varietà dei temi proposti.
Se poi pensate ancora di annoiarvi, vi svelo un trucco, al quale potreste far caso: se Di Martino ha il basso al collo, prestategli tutta la vostra attenzione, perché sta per partire un pezzo bellissimo e pieno di vita. Se al collo ha la chitarra, elettrica o meno che sia, potete scegliere: io di attenzione ne presto di più, perché ciò che chi è sul palco ha da dire è vivo e vero, ma voi potete distrarvi un momento forse. Un momento solo, perché all’inizio del pezzo dopo è di nuovo il basso che vibra, e si ricomincia da capo.

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