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His Clancyness – Vicious

2013 - Fatcat Records
pop/indie

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Tracklist

1. Safe Around the Edges
2. Miss Out These Days
3. Gold Diggers
4. Hunting Men
5. Slash the Night
6. Run Wild
7. Machines
8. Avenue
9. Crystal Clear
10. Zenith Diamond
11. Castle Sand Ambient
12. Progress

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His Clancyness è il progetto parallelo di Jonathan Clancy, già nei Settlefish e ora negli A Classic Education. Dopo aver rilasciato diverse cassette e un disco compilation, si arriva al primo LP di debutto, su Fatcat records.

Premetto che io li ho visti live qualche mese fa e mi avevano fatto un’ottima impressione. Ho pensato: “ma questi qua erano quelli che facevano le loffiaggini contenute in Call it Blazing”? Per carità, quel disco è anche particolare e ha un suono ben studiato, ma mi ha causato sbadigli multipli quando lo sentii. Dov’era la carica, dov’erano i ritornelli emozionanti che ogni buon disco indie pop dovrebbe “per contratto” garantire? Invece gli His Clancyness mi sembrarono l’opposto: una band con un gran tiro dal vivo e melodie azzeccate che ti tenevano sempre sull’attenti.
In effetti, anche nel disco le sensazioni sono proprio quelle. Dentro c’è un po’ tutto l’indie che è saltato agli onori delle cronache tra la fine degli anni 00 e l’inizio degli anni ’10: i Radiohead fase “In Rainbows”, i Deerhunter meno psichedelici e più orientati al pop, e una componente Arcade Fire per la piacevolezza delle atmosfere e dei ritornelli. Con in più un certo tocco anni 80 verso gli arrangiamenti e per i suoni dei synth. Si passa da canzoni con chitarre superarpeggiate (l’ottimo singolo “Machines”) a pezzi semiacustici ambientali (“Castle Sand Ambient”) finanche a pezzi quasi synth pop fra parti di basso new wave e tastiere ottantiane (“Run Wild”). A livello formale, i suoni sono molto puliti e la produzione fa il suo lavoro, favorendo le atmosfere intime e rilassate di tutti i pezzi. Non ci sono grandi cali e il disco scorre liscio da inizio a fine.
Il principale punto debole di questo Lp però è un altro, infatti: non c’è spazio per sperimentazioni o pezzi coraggiosi che sfidano l’ascoltatore. E’ tutto molto ben fatto, ma sembra che quando chiedi al disco quel qualcosa in più che gli faccia fare il salto di qualità il tutto si fermi: canzoni belle, ben fatte, ben prodotte, ma è come se la band si accomodi sulla discreta varietà creata dai propri pezzi e non osi . Il gruppo quasi lo dice con un suo pezzo del disco, dall’eloquente titolo “Safe around the edges”. In parte ciò riflette davvero com’è la scena indie odierna dopo l’esplosione degli ultimi anni: un sacco di gruppi che trovano un sound tra quelli che sono i grandi del genere e lì si pone senza provare a sconvolgere nessuno. La domanda che sorge spontanea è quanto si potrà andare avanti così, ma ormai l’indie rock, persino in Italia, si è creato un seguito abbastanza grande da permettersi di restare così per un bel po’ senza eccessive preoccupazioni.

In ogni caso, “Vicious” è davvero un buon disco, e se siete amanti del genere vi piacerà davvero. Sicuramente, al contrario di altri LP indie rock recenti, prova davvero ad avere una sua coerenza interna senza scimmiottare nessuno e avendo molte ottime idee soprattutto a livello di arrangiamenti. Dategli una chance!

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=0Z39lyPE5fs[/youtube]

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