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MIRO SASSOLINI 50|30 – “Dalla New Wave a domani” – Terranuova Bracciolini (AR), 16 novembre 2013

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Prospero: No, io pensavo a un silenzio come fosse
un’attesa.
L’attesa del canto.

(Luciano Berio, Un re in ascolto, libretto di Italo Calvino)

Ernesto De Pascale definì Miro Sassolini “semplicemente un creativo” affermazione cui è ardito controbattere. Si segnalano difatti (e con arduo slancio di sintesi) tre album coi Diaframma entrando nella storia della new wave italiana “perchè non si poteva dire di no”. Poi altrettanti passi indietro per destrutturarsi con coraggio e reinventarsi riprendendo le lezioni giovanili di Demetrio Stratos per le sperimentazioni vocali e di Lorenzo Bonechi per le arti figurative, interrotte dai continui palcoscenici degli anni ’80 fiorentini. Passando dunque negli anni ’90 attraverso una pittura “tridimensionale”, attività culturali tra le più svariate e il progetto Van der Bosch in musica, è fondatore poi con la poeta Monica Matticoli e Cristiano Santini (Disciplinatha) del Progetto S.M.S., cui si aggiungono l’apporto visuale e le sonorizzazioni live di Daniele Vergni, autori di un’opera di frontiera come Da qui a domani, 2012, che suggella trent’anni di ricerca, incontri e sperimentazioni. Oggi Miro Sassolini è un artista completo e un uomo che celebra trent’anni di onoratissima carriera, riunendo attorno a sé curiosi, appassionati, amici, poeti e musicisti (tra cui Gianni Maroccolo) nel bell’Auditorium Le Fornaci di Terranuova Bracciolini, luogo interdisciplinare e dunque sfondo esatto di una simile festa, perchè festa è stata, con un ospite d’onore che siamo destinati a rivedere spesso al fianco di Sassolini, quel Mauro Sabbione, tastierista anch’egli con un’estesa carriera multiforme alle spalle, noto per aver segnato la svolta post-moderna dei Matia Bazar di Berlino, Parigi, Londra e soprattutto Tango, album che cambia in modo epocale il percorso della musica popolare colta in Italia.

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Il concerto è stato accompagnato dall’esposizione di opere di Miro Sassolini e fotografie di Angelo Gambetta e anticipato da un dibattito ricco di spunti e aneddoti preziosi cui hanno partecipato gli stessi Sassolini e Sabbione, che supportati dai preziosi ricordi dell’ospite dell’incontro, Riccardo Ventrella, hanno tirato le fila di un’epoca, di due carriere diverse nei reciproci percorsi eppure assai approssimabili negli esiti e nel loro incontro inedito in musica, approdo che evidentemente le vicine intenzioni estetiche delle due vicende artistiche non possono che aver favorito.
Ma come scrive Hugo Pratt (cui Sassolini dedicò una personale figurativa) “le migliori risposte si danno quando non ci sono domande” ed è dunque sul palcoscenico che Sassolini fornisce graditissime rassicurazioni ai vecchi fan (presenti in platea esponenti dei Diaframma Ultras, tra gli altri) sullo stato di salute delle sue proverbiali doti di canto, con un’inedita formazione che prevede Sabbione alle tastiere, Vergni al video e le sonorizzazioni, e la poesia di Matticoli a testimoniare una sensibilità possibile, i testi di S.M.S. di cui è autrice e posta dunque a faro antesignano della poetica serale con letture intermittenti e affascinanti di Luce Irigaray, Valentina Tinacci, Adriana Cavarero con Italo Calvino, Grace Paley. Ed è subito incanto e grazia sottile passando rapidamente in rassegna brani tratti dal presente di Sassolini. Nonostante qualche sfortunato problema tecnico allo schermo del teatro destinato alle proiezioni video ce la metta tutta per ostacolare gli astanti nel produrre e fruire della piena multimedialità dello spettacolo, si evince pienamente la potenza evocativa di un canto mutato negli anni, meno proteso verso il proprio limite estremo, già toccato, anzi, abitato, e più rivolto a quello “spazio interiore con una storia d’amore dentro” quale è stato definito da Sassolini stesso; Da qui a domani, oltre che l’album dal quale sono tratte le canzoni dell’ennesimo rinnovamento dell’autore, è un auspicio stampato sugli occhi di molti tra i presenti nel rivederlo calcare un palco con immutata personalità, mentre Sabbione e Vergni dimostrano una intesa sorprendentemente felice considerati i brevi tempi a disposizione per le prove, come anticipato da loro stessi al pubblico presente, pienamente capace di rinnovare l’intero repertorio consolidandone contemporaneamente l’essenza profonda, anche con numerose citazioni colte: Einstein on the beach di Philiph Glass, le pernacchie jazz-autoriali di Paolo Conte, i Genesis di The Lamia, un Intermezzo napoletano su cui ci si scioglie insieme agli artisti, I bambini di poi dai Matia Bazar, il Valzer di Shostakovich, Epitaph dei King Crimson.

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Chiusa tra gli applausi la prima parte, come un percorso a ritroso alla ricerca delle radici di questa storia, la seconda parte del concerto è dedicata al passato, con grandi classici dei Diaframma completamente rivisitati con personalità dal duo Sassolini & Sabbione ai quali Matticoli e Vergni lasciano il beneficio del palco, perchè di vero beneficio pare trattarsi per entrambi a giudicare dalla limpida intensità delle esecuzioni, svuotate di asprezze new wave che sarebbero inopportune e intrise di un nuovo lirismo, già collaudato e freschissimo grazie a innervazioni citazioniste sorprendenti: piovono applausi su Siberia che sfuma in Bronsky Beat. Tra i tanti successi della band fiorentina, il duo sceglie poi Un temporale in campagna e Caldo, perchè la rievocazione del passato è qui delicata, sommessa e dotata di una premura emozionante, prima di virare sul progetto Van der Bosch e Le cose da fare e Pack, nobilmente corrugate e, per chi scrive, i momenti più intensi dell’intera serata, energia forse liberata dalla loro prima rappresentazione dal vivo a distanza di quasi venti anni dal momento in cui sono state composte. E’ poi la volta dell’unica anticipazione dei metodi compositivi del nuovo disco di Sassolini, L’attesa del canto, che ne dimostra una volta ancora come lo sperimentalismo sia un’indole e non una posa, con questo brano avanguardistico composto da 52 tracce vocali sovrapposte.

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Sarà poi Sabbione a concludere la serata con il momento più spiccatamente amarcord della serata, perchè oltre ai trent’anni della carriera di Sassolini si celebrano anche gli altrettanto gloriosi trenta di Tango, album che sarà presto occasione di una rivisitazione più ampia con un tour in piano solo, con esecuzioni simili a quelle “felliniane” che hanno lasciato un sorriso grande così e il cuore pieno di nostalgia ai presenti, comuni orfani di un’epoca di grandi autori e grandi canzoni scolpite nell’immaginario della cultura popolare italiana, oggi frequentata da personaggi e temi assai diversi, per usare un eufemismo, anche se importa davvero poco adesso, perchè Da qui a domani, si diceva appunto: passando per serate così è tutto più facile.

a cura di Luca Buonaguidi

foto di Angelo Gambetta

I VIDEO DEL CONCERTO

(a cura di Daniele Vergni)

Leonard / In queite / A Nudo / Dal vetro allo specchio – from SMS da Qui a Domani

Le cose da fare / Pack – from Van Der Bosch

Siberia / Un temporale in campagna / Caldo – from Diaframma

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