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Il Muro Del Canto – Ancora Ridi

2013 - Goodfellas
folk/rock

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Tracklist

1. Ancora ridi
2. Maleficio
3. Il canto degli affamati
4. Intanto er sole se nasconne
5. Peste e corna
6. Palazzinari
7. L'osteria dei frati
8. Canzone allagata
9. strade da dimentica'
10. Er funerale
11. Lacrima a metà
12. Arrivederci Roma

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La tradizione folk che nasconde i risvolti di un’inaspettata vena rock è la giusta spiegazione per il fenomeno Il Muro Del Canto. La band romana si innalza oltre le barriere del semplice fenomeno popolare e dialettale ed unisce elementi identificativi della cultura regionale ai più sdoganati manierismi del rock. Un elemento di novità non certo trascurabile rispetto alle classiche produzioni de Il Muro Del Canto.

Ancora Ridi arriva ad un anno esatto dal grande successo di Ammazzasette, lavoro nel quale dominavano ancora indisturbati gli elementi che hanno fatto la fortuna del gruppo capitolino e che di certo non possono non avere la preminenza anche in questo nuovo lavoro. Tuttavia, non è certo il livello musicale la zona di maggior interesse per tutti coloro che sono intenzionati ad “indagare” i distinguo de Il muro del canto, perché ad attirare le attenzioni maggiori, sia nelle prove in studio che nelle prove on stage, è “il racconto”, ovvero il soggetto che si muove nella cornice sonora, il fulcro di ogni lavoro prodotto fin qui dalla band. Questo aspetto non può venire meno e sfoca in maniera decisiva qualsiasi altro adattamento della cornice, che sia il rimescolamento delle sonorità o le variazioni di ritmica, questo non ha molta importanza, l’importante è che l’orecchio assorba il “succo” delle storie che imbevono questo Ancora Ridi.
In questa immagine tutt’altro che statica si muove, in maniera decisiva, l’abilità “modulare” della voce di Daniele Coccia, che nelle lontane e funeste rumorosità da osteria sembra riuscire, alzando in maniera decisa la voce, a radunare intorno al suo tavolo tutti gli avventori e, nel discorrere delle grandi leggende rionali, ricaccia i motti del “popolino” che , inviso alla boria dei potenti, smazza gli inganni e le ingiustizie di un tempo che, piuttosto che sembrare lontano, dimostra di aver cambiato unicamente i soggetti agenti e l’ouverture della title-track, Ancora ridi (brano in cui si possono apprezzare i ruggiti di una sorta di nuova “anima” rock), è dimostrazione pratica di tutto ciò, citando nei versi: “il più pulito c’ha la rogna/ e parla pe’ sentito di’”.
Immediatamente dopo, Maleficio, riesce a ricondurci sulla strada del folk più puro, mettendo in atto un caricaturale brano d’amore che ha il suo punto di forza nella cornice perfetta che lo stomp crea con il testo tutt’altro che misogino per chi è in grado di apprezzare il romanticismo “alla romana”. Il pezzo, di grande presa emotiva, fa il paio perfetto con le gonfie chitarre di L’osteria dei frati, che giocano in alternanza con suadenti atmosfere “zingaresche”, in un meltin’ pot di grande effetto, così pieno da produrre in maniera spontanea una sorta di coro di sostegno, che, sono più che sicuro, non mancherà di coinvolgere il pubblico nelle prove live della band. Dappertutto, lungo le dodici tracce che compongono l’album si possono prendere elementi di sorpresa e piacevoli variazioni ben confezionate, così come è evidente nel brano Peste e corna che si libera delle sue lente ed ariose intelaiature per cedere il passo ad un piacevolissimo ska che è più che un invito a sbarazzarsi di tavolo e coperto e lanciarsi nel ballo sfrenato, sudore e gonne al vento. Tutto questo è puro “divertessement” se paragonato alla bellissima salva di cannone de I palazzinari (narrata da Alessandro Pieravanti), un vivido comizio per chi ha orecchie per intendere, un racconto di come la capitale di questa nazione sia ormai il cesto che colleziona i peggiori vizi di questa società, un richiamo, un urlo per il sonnacchioso fiume di persone che nella stanchezza degli “usi e abusi” di quattro gatti si trascina attraverso le strade e i ponti, coscienzioso del vilipendio compiuto contro la più bella città del mondo, ma incapace di rivoltarsi contro questo ignobile destino. Non si tratta di politica in senso stretto, è più un racconto di periodi bui, in una lingua che tornerà di facile comprensione a chi queste storie, queste malefatte e queste violenze le ha già vissute.

Ancora ridi è il perfetto successore di Ammazzasette. Il muro del canto con la bandiera del folk agitata in maniera violenta senza, tuttavia, reprimere la sperimentazione, rende viva testimonianza dei luoghi e delle persone che costruiscono tutti i giorni la propria vita, che scorrono lungo le immense strade di questa città che, più che eterna, sembra essere indimenticabile nei suoi caratteri popolari e tradizionali.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=pRoGCr_PFCE[/youtube]

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