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Bill Callahan – Dream River

2013 - Drag City
folk/songwriting

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Tracklist

1. The Sing
2. Javelin Unlanding
3. Small Plane
4. Spring
5. Ride My Arrow
6. Summer Painter
7. Seagull
8. Winter Road

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Dream River, ultima fatica di Bill Callahan, è un disco che deve essere contestualizzato, bisogna approcciarvi alla luce del percorso artistico iniziato col progetto Smog. Questo perché ci sono alcuni dischi dei quali è impossibile compiere un’analisi e una critica. È impossibile scomporli e decostruirli, tanto sono compatti e monumentali.

Si potrebbe tentare di ridurre Dream River alla successione di otto canzoni e poi rintracciare i tratti dell’una e dell’altra: la strumentazione della quarta, i riff della quinta e i fiati della settima. Si potrebbe fare, ma non gli si renderebbe giustizia. Ma soprattutto non si direbbe nulla di significativo su questo disco.
Criticarlo razionalmente, si è detto, è impossibile e improduttivo. Si può allora provare a narrarlo, in modo umorale ed emotivo, cercando di alludere ed evocare l’anima che lo pervade.
Ma tutto ciò sarebbe inutile senza una base d’appoggio, senza capire che Dream River è l’esito di oltre vent’anni di carriera. Cerchiamo allora di dare delle coordinate per ascoltare e capire questo album. Siamo al diciassettesimo lavoro in studio per Callahan, il primo è datato 1990, tra un disco e l’altro non sono mai trascorsi più di due anni. Un flusso continuo di ispirazione quindi, un canto ininterrotto e cadenzato della propria emotività. Ma non si può tralasciare una frattura all’interno di questo percorso: la fine di Smog e la riappropriazione del nome Bill Callahan non è solamente una questione di etichetta.
Parola dello stesso autore: “Smog trattava dell’essenza del mondo – campi di forza, entità, tradizioni, personaggi. Bill Callahan racconta com’è essere un uomo in questo mondo. Vi dirò cosa significa essere uomini”. La poetica si è evoluta, il tormento giovanile è stato superato grazie ad un processo di maturazione costante che trova in Dream River il proprio definitivo compimento.
È un disco pieno e di classe, che puzza di tradizione americana, guidato dalla voce monocorde e seducente di Callahan. Siamo davanti alla totale consapevolezza, sia artistica che personale, della propria raggiunta maturità.
Il risultato è quello di un disco sciolto, che scorre incredibilmente agile per quando sia denso e imponente, una continuazione perfetta del precedente Apocalypse (2011).
Ormai Callahan cammina sicuro di sé per la sua strada, mostra la propria anima complessa e oscura, ma lo fa con estrema consapevolezza, senza la paura di esporsi, senza preoccuparsi di ciò che accade attorno. Ne esce una musica senza tempo, carica di tradizione senza sapere di vecchio, che trasuda cantautorato e blues, ma non è nulla di già sentito.
Il giovane Smog è riuscito passo dopo passo a superare e sublimare la propria malinconia e il proprio disagio, è cresciuto e si è accettato, ma non è assolutamente una resa o un‘abiura, piuttosto una raggiunta pace interiore. La musica scarna e un po’ spettrale si è trasformata in una pienezza e magnificenza di suono che non ha paura di riconoscersi e affermarsi. Nel corso degli anni, e dei dischi, le tinte ad acquerello, malinconiche e disagiate, si sono sempre più addensate in pennellate di colore compatto e definito.

La maturazione interiore di Callahan ha trovato il proprio punto d’arrivo e la definitiva espressione in Dream River, consapevole di dover far girare tutto attorno alla voce sempre più ferma e potente, saggio nell’accompagnarla con un impianto sonoro ricco e raffinato.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=rxggnPfEaSw[/youtube]

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