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NICK CAVE AND THE BAD SEEDS – Auditorium Parco Della Musica, Roma, 27 novembre 2013

Sono i semi marci a generare sound eterno: una certezza dimostrata da artisti che dentro una vita sconvolta sono stati capaci di lasciar germogliare Dio, in musica, spirito e corpo nudo. Una verità dimostrata.

L’Auditorium Parco Della Musica di Roma è denso di respiri che d’attesa ansimano e riscaldano. L’ospite d’apertura, Shilpa Ray, si pone come dilatato orizzonte che incornicia quest’attesa, sino all’apparizione di Re Inchiostro. In nero, dai capelli alle scarpe, si mostra, senza esitazione, sulle note di “We no who U R”. Alla sinistra del Padre c’è il fidato compagno di progetti: Mr. Warren Ellis, uno stregone dalla lunga barba. Insieme a Nick Cave è l’artefice di un concerto incantesimo dove il pubblico si ritrova all’interno di una estatica messa che celebra un amplesso collettivo. Da “Jubilee Street” a “Tupelo” si scatena una bufera di sensi che Cave non vuole godere da onanista. Scende dal palco per mutilare la pace seduta nelle poltrone, e seguendo il desiderio del Re il pubblico si alza per accoglierlo all’interno. Per rendere quel canto eretto. Senza pudore Re Inchiostro si allunga sui volti, sui corpi. Uno stage diving che ai nati nell’Ottantaquattro non è capitato di vedere neppure da Mr. Self Destruct. Probabilmente l’eroina divisa da Bargeld e Cave nella Berlino dello Zoo era migliore di quella che Reznor e Manson avevano a disposizione a Cielo Drive. Così pure se Blixa non è più presente a dividere le strofe con Nick, “The Weeping Song” lacrima la stessa rabbia e lo stesso dolore di quel “Live Seeds” che in molti ricorderanno.
Cave è sempre seduto sul trono della misericordia, e lo canta. In una disperata “The Mercy Seat”. Nelle note raschianti di “From Her To Eternity”. E adatta questi suoni al presente, oggi non c’è più posto per Anita Lane o PJ Harvey, ma per Susie Bick. L’orecchio dell’ascoltatore si dilata assieme alle mucose. L’uomo che ha attraversato l’ironia dei “Boys Next Door”, la rivolta dei “Birthday Party”, la sensualità blues dei “Grinderman”, ha ancora molto da dire e insegnare.
I pezzi estratti dall’ultimo “Push The Sky Away” penetrano con quella carica erotica sottile che i suoni di Warren Ellis ci ha fatto scoprire con il tempo. Con quella lentezza necessaria a scatenare il più profondo desiderio. E se il primo atto del concerto di conclude con la svestita santità di “Push The Sky Away”, tra i bis, “Deanna”, con quella capacità di unire intimamente e musicalmente attitudine punk e profondità esistenziale da romanziere, mostra che non c’è età per la giovinezza e resta la più intensa delle dichiarazioni d’amore, perché io “Non sono qui per il tuo amore e i tuoi soldi Sono qui per la tua anima”. L’odore di povertà e di alcol, di sesso e disperazione, sono la Bibbia di Cave. Questo è un live intriso di momenti sacri: sanno insegnarci che tutti possiamo trovare le braccia di qualcuno aperte per noi da qui all’eternità. Ma l’esibizione sottolinea contemporaneamente che sedurre è arte di pochi.

Il rock’n’roll non è un mestiere per bambini buoni. Farebbero bene a ricordarlo quelli che hanno descritto questa nottata come un raduno di felici boy scout a cui il Papa stringe la mano.

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