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Ephel Duath – Hemmed By Light, Shaped By Darkness

2013 - Agonia Records
metal/prog/avantgarde

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Tracklist

1. Feathers Under My Skin
2. Tracing The Path of Blood
3. When Mind Escapes Flesh
4. Within This Soil
5. Those Gates to Nothing
6. Through Flames I Shield
7. Hemmed By Light
8. Shaped By Darkness

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Cambiamento. Il terreno dell’impossibilità all’immobile esistenza è il luogo da cui rinascono continuamente gli Ephel Duath. Ed è fondamentalmente ciò che manca ad una lunga lista di band, soprattutto nell’ambito della musica cosiddetta pesante.

Davide Tiso, diabolus ex machina di questa creatura avrebbe potuto scegliere altrimenti dopo il capolavoro che è stato “The Painter’s Palette”, disco che rasenta una certa dose di perfezione (esagero dite? Allora non l’avete ascoltato), e rimanersene fermo su quel tipo di bellezza, invece la decisione è stata opposta. L’altro punto di forza è invece quello che non cambia nella musica degli Ephel, ossia l’atmosfera di ferale tensione che permea ogni loro lavoro. Dal primo all’ultimo: “Hemmed By Light, Shaped By Darkness”. L’ultimo come l’ultimo giorno sulla terra opprime oltre i limiti. Nella scatola sono racchiusi i nuovi elementi, come semi della dissacrazione della tranquillità: Karyn Crisis (d’ya know the band called Crisis? I hope it so, motherfuckers) che si dilania la gola, Tiso che costruisce palazzi di oscurità con la sua chitarra e la base ritmica che fa incrociare i nervi, Bryan Beller e Marco Minnemann direttamente dalla corte di Guthrie Govan. Tensioni in disgregazione circolare, come il miglior jazz mutante, dove di jazz non c’è più traccia, “Within This Soil” inchioda le orecchie in cuffia in tempi disumani, la chitarra ammantata d’asfissia che si staglia in un cielo giallo, passaggi a memoria della tavolozza di colori del pittore e intrecci in assoli urticanti, “Those Gates To Nothing” con le sue illusioni multiforma, tempo impossibile in apertura, ascesa melodica in cui miss Crisis apre le corde vocali all’umanità per ridiscendere nel sottosuolo in meno di niente e lì rinchiuderci anche noi. La cura al dolore è “Hemmed By Light” nella sua luminosa texture chitarristica che fa riemergere dal nulla e ritorna sulla conclusiva “Shaped By Darkness” a spezzare il fiato sulla colata di pece sludge deragliante.

E di pece è una colata tutto ciò che sentirete quando aprirete questo oscuro vaso di Pandora. Fa male. E strazia. Cambiare è bello. Anzichèno.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=0Xm-3JCqSDI[/youtube]

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