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Mogwai – Rave Tapes

2014 - Rock Action / Sub Pop
post-rock

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Tracklist

1. Heard About You Last Night
2. Simon Ferocious
3. Remurdered
4. Hexon Bogon
5. Repelish
6. Master Card
7. Deesh
8. Blues Hour
9. No Medicine For Regret
10. The Lord Is Out Of Control

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Mogwai. Ogni volta è così. Ogni disco è come un primo appuntamento con l’universo. Un cosmo che risuona e si ripiega su se stesso, e si espande, e mi abbraccia. Mogwai. Quando il post-rock esagera, quando la gente abusa di questo epiteto voi tornate, e scombinate tutte le carte in tavola. E riportate la calma.

“Rave Tapes” è il passo avanti in una dimensione differente, una dimensione a sé stante, di cui solo i Mogwai hanno la chiave. Mentre tutti sfoderano le solite chitarre eteree in un campo di nulla i cinque scozzesi invertono la rotta e disintegrano ciò che già c’è. La musica nascosta in questo album è post. E basta. Post, dopo, oltremusica, come se si generasse al di là degli strumenti e senza parole ci raccontasse mille miliardi di milioni di storie, tutte diverse, tutte legate, come fossero i Neil Gaiman del suono, e provate a dire di no.
Tacciatemi di eresia, ma qui si è oltre “Mr.Beast”. Tacciatemi d’eccesso d’entusiasmo. Non importa. I sintomi dance/garage nineties dalla terra d’Albione, aspri e disgreganti, aggressivi e falcidianti di “Remurdered” aprono le porte ad un paradigma elettronico ipnotico che si estende nel basso sintetico che divora il crescendo di “Deesh” e si estende in un’apertura epica in onde circolari in cui sei corde e tasti diventano un tutt’uno col cielo e fanno prima male al cuore e poi lo curano per poi gettarci nell’onda grigia di “Blues Hour”, acustica, pianistica, delicata dal soffio malinconico e dall’esplosione di seta che racchiude un cantato sensibile ed extraterrestre. E se “Heard About You Last Night” fa da etereo ponte tra il passato e il presente aggirandosi tra le strade di una città pervasa da campanelle e sintetismi, con il basso che divora l’asfalto bagnato, “Simon Ferocious” delinea il passaggio all’acido coi suoi synth urticanti e l’incedere indolente di un giro d’accordi che torna e torna e torna e torna ancora, fino alle aggressività soffuse e lancinanti di “Hexon Bogon” e “Master Card”.

Ancora Mogwai, ancora.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=KbwIFzxD1-w[/youtube]

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