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M'Importa 'Na Sega

M’Importa ‘Na Sega #1: SUICIDE – 23 Minutes Over Bruxelles

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È giovedì ma io no. L’unica rubrica derubricata in partenza nasce in un giorno di neve fitta sull’appennino e di pioggia stronza dentro casa mia.
Per interrompere il conato di bestemmie in corso ho pensato di aver bisogno di fare una cosa bella e inutile.
Come questa, ossia raccontare attraverso particolari storie (quanto più possibile non troppo note) di musicisti, dischi, canzoni e concerti, prestando ad essi ulteriori spunti a tema, equivoci maldestri e ricami personali con pretesa assoluta di incompletezza e strettamente ove impossibile e fuorviante, come fosse antani.

M’Importa ‘Na Sega #1: SUICIDE – 23 Minutes Over Bruxelles

“Quando incontrai Martin vivevo per strada, dormivo in una cazzo di tenda e New York era un casino pazzesco, furono gli anni più belli della mia vita. Sentii suonare Martin e gli dissi che da quel momento in poi avremmo suonato insieme, nacquero così i Suicide. Volevamo terrorizzare il nostro pubblico, e a distanza di anni credo che la cosa ci sia riuscita piuttosto bene. Il prossimo disco? Quando avremo finito i fottuti soldi”

Così Alan Vega su Martin Rev e i Suicide in una estrema sintesi della chiacchierata fiume che apre la ristampa del loro leggendario album Suicide, uscito nel 1977. Per la serie dischi della vita e della storia della musica in studio e live, con questi 23 minuti di pandemonio che a Bruxelles ancora si ricordano, la registrazione di un concerto che degenerò in una rissa di proporzioni bibliche magistralmente ispirata dai nostri; love is not in the air, meglio dette lezioni eterne sulla inopportunità del mettersi di mezzo tra i Suicide e il loro daimon demoniaco, terrifico e fuori controllo.

suicide

I fatti andarono più o meno così: è il 16 giugno del 1978 quando alla Ancienne Belgique qualcuno ha la sciagurata idea di far aprire il concerto di Elvis Costello ai Suicide. Questi, che avrebbero poi aperto i concerti anche dei Clash, cominciavano a guadagnare l’attenzione del pubblico grazie a sparute comparse in compilation d’autore e al loro rivoluzionario disco d’esordio, all’epoca ancora lontano qualche oceano dalla piena comprensione del pubblico e della critica. Non erano già affatto noti per alcuna dote diplomatica, anzi. Si sa da dove vengono, si sa che i loro concerti, più che concerti, sono dei veri e propri happening in cui si sa dove si inizia ma non si sa dove si finisce. Orbene, questo episodio né è senza dubbio l’esempio migliore, oltre che una delle grandi topiche punk, termine che sebbene non sia affatto adeguato alla loro musica, sono stati tra i primi ad introdurre perché si sposava con la loro attitudine profonda.
Alan Vega e Martin Rev dunque fanno il loro ingresso sul palco, con ogni probabilità ben imbottiti di tutto ciò che il vostro medico di base vi sconsiglierebbe pur in minime dosi. Ma i loro non sono semplicemente eccessi da drogati, sono incendi che divampano per sodalizio mefistofelico tra genio musicale e una morbosa attitudine all’istigare i gangli psichici più scoperti e terrifici. Il pubblico li accoglie con dei boooooo che oggi costerebbero la squalifica del campo a una tifoseria calcistica italiana, inneggiando poi al loro beniamino rock Elvis Costello (con gli Attractions). Naturalmente e da esimi primordiali punk, i Suicide se ne fottono completamente, mettono in scena un concerto pazzesco che parte con Ghost Rider e Rocket U.S.A., passa per Cheere e piomba nefasto sulla crudissima Frankie Teardrop, siluro di orrore suburbano destinato a imprimersi nella mente di qualsiasi ascoltatore al primo ascolto.
Si arriva con una fatica tremenda al diciannovesimo minuto di concerto, poi il caos, letteralmente. Al minuto 20:35 della registrazione è possibile udire una ragazza urlare “They took the mic”. Si, perché mentre i Suicide venivano sommersi di fischi, qualcuno ha avuto la grande pensata di salire sul palco e togliere il microfono ad Alan Vega, ripeto, togliere il microfono ad Alan Vega. Non è una cosa che si possa fare, è quello che è successo dopo resta a testimonianza: il microfono si ritrova con grande fatica dopo le minacce dei promoter della serata di annullare lo show di Costello. Alan Vega continua con Frankie Teardrop a cappella, i fischi e i booooooo sono sempre di più, quasi lo sommergono. Allora, come in tante canzoni dei Suicide, Vega caccia un urlo dei suoi, ”SHUT THE FUCK UP! THIS IS ABOUT FRANKIE!”. Ma il loro concerto finisce di lì a poco, con il pubblico in festa.
Entra finalmente Elvis Costello sul palco, mentre Alan Vega e Martin Rev sono nei camerini, apparentemente sconfitti a giudicare dall’applauso scrosciante del pubblico nel momento della loro uscita dal palco. Se pensano di poter vincere contro i Suicide però si sbagliano e di grosso: Costello percepisce una atmosfera di tensione intorno a sé, per usare un eufemismo, a cui non è affatto abituato, non è disposto a suonare bene per certi stronzi, suona quindi poco e con rabbiosa indolenza, manifestando il suo sconcerto per il trattamento del pubblico nei confronti del gruppo di apertura. Lascia il palco dopo pochi minuti senza fare ritorno, è chiaro al pubblico accorso che lo show è finito anzitempo per quel battibecco con quei boriosi provocatori della band di apertura che non ne volevano sapere di andarsene e lasciarli in pace, con quella musica catatonica che parla di incubi, fantasmi, stragi.
Apriti cielo, ecco dove inizia la triviale leggenda dei 23 minutes over Bruxelles.
Nasce una rivolta, una maxi rissa, un pandemonio devastante sedato solo dall’intervento massivo della polizia locale in assetto anti-sommossa con gas lacrimogeni per ogni gusto. Il risultato è una delle notti più folli della storia della musica moderna e una cartella clinica che certifica la rottura del setto nasale ad Alan Vega. È però anche l’inizio di una più ampia (e a volte totale) influenza che i Suicide eserciteranno su una generazione di musicisti e di band a partire dagli anni ottanta, che attesta una volta per tutte il potenziale estremo del loro primo leggendario disco, capace di dar vita a una rivolta di dimensioni epiche, manifesto assoluto di un gruppo incapace di qualsiasi compromesso, se non con il diavolo.

Alla fine della fiera, se in futuro andrete a un concerto dei Suicide per sbaglio, ora sapete come NON vi conviene comportarvi a meno di non indossare un giubbotto antiproiettile sotto la vostra oscena maglietta degli Oasis di cui andate tanto fieri. Se invece ci andrete per scelta, ecco un aneddoto mica da ridere in più per godere del potenziale inverosimile dei due esseri umani che troverete un po’ invecchiati ma non meno incazzosi al vostro cospetto.
Ecco a voi i 23 minutes over Bruxelles.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=ZqmK8EYrNDs[/youtube]

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