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Il Diario Dell'Antigenesi

ETB, Enrico Ruggeri: Il Diario Dell’Antigenesi #25

Questa rubrica vuole essere un diario, una raccolta di pensieri, emozioni e suggerimenti su ciò che ci colpisce dei gruppi emergenti. Demo, EP, first release, MP3, tracce singole, bandcamp, myspace, e-mail. Tutto fa brodo e armonia per riempire queste pagine con nomi di progetti sconosciuti o anomali. Ci piace semplificare il tutto e mettere in collegamento realtà, persone e pensieri. Un percorso anomalo e brutale che non tiene conto delle tradizioni e del giudizio conforme. Come un’abiura della genesi, vogliamo prendere strade evolutive e di pensiero anarchiche e indipendenti, per seguire la nostra ricerca di forme artistiche nuove, che muovono i primi passi nel caos della creatività.
Se volete segnalare il vostro materiale potete mandare una mail a: antigenesi@impattosonoro.it . Vi avvertiamo che tutto ciò che ci arriverà passerà esclusivamente per la scimmietta pesca voti. Siete avvertiti.

A cura di Fabio Gallato.

ETB – Spastic Houdini (Autoproduzione, 2014)
spastichoudiniI coloratissimi frammenti che compongono “Spastic Houdini”, nuovo ep degli ETB, sono una bella avvisaglia di quanto la formazione vercellese abbia bene in mente cosa fare e come farlo: le sperimentazioni elettroniche di base si aprono lungo i 4 pezzi che compongono il lavoro, mutano e prendono forma in un vivacissimo caleidoscopio di suoni e sfumature che, a voler parafrasare il titolo, sanno liberarsi con spiazzante naturalezza da ogni incatenatura di genere e mostrare lati diversi di un concetto sonoro già ben saldo. L’ambient etereo di “Blackholes Are..” che cede momentaneamente il passo al richiamo delle sirene malate di “Skyrieeeg”, il post-rock di “Videotaping Cosmic Dinosaurs”, a man mano reciso di tutti i suoi orpelli e preparato minuziosamente per soffrire in silenzio alla violenta foga hardcore del finale, o ancora “…Waves Of The Sun”, che riprende e completa la prima traccia e porta a compimento quell’invidiabile e avvolgente lavoro di suoni ed emozioni da cui tutto era partito sono la conferma tangibile di quanto si diceva in apertura. Ulteriore nota di merito per la voce, intensa e multiforme nel decantare liriche minimali che forse meriterebbero ancora più spazio in un lavoro sicuramente pronto e maturo per il salto su lunga distanza.

Enrico Ruggeri – IUS (Neverlab, 2013)
iusL’ex voce degli Hogwash ci aveva già piacevolmente sorpreso con il precedente e intrigante “Musteri Hinna Föllnu Steina”, lunga suite realizzata in duo con Elio Rosolino Cassarà. Con quello che forse si può considerare il suo primo vero disco solista, “IUS”, l’artista bergamasco si consacra definitivamente come una delle proposte sperimentali più interessanti dell’intero panorama italiano.
Ambient ossessivo e stratificato, perennemente scosso da droni e impianti sonori che sfruttano tanto la chitarra quanto il vento (in questo caso ventilatori) in un’atmosfera che sa farsi avvolgente, claustrofobica e dilatata senza mai smettere di ipnotizzare. Gli 8 minuti di “Adiosu”, una lunga cavalcata marziale e decadente, aprono l’opera gettando un’ombra di devastante inquietudine che nemmeno il successivo abbozzo pianistico nella rassicurante “Printania Dust” riesce a mitigare. “Errore 11” riposa placido in una placenta di terrore che trova forma e realizzazione nel conseguente “Errore 12”, un magma di rumori e di elettricità che, in un ruvido elogio dell’estetica digitale, sembra voler spazzare via ogni traccia di umano e perfettibile. La conclusiva “Succo” mette in scena la summa finale del controverso rapporto tra l’umano e la macchina, con il primo che cerca di insinuarsi e piazzare fragili germogli di vita nell’ineluttabile, soffocante e (alla fine) trionfante dilagare della seconda.

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