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Sun Kil Moon – Benji

2014 - Caldo Verde
folk/songwriter

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Tracklist

1. Carissa
2. I Can't Live Without My Love
3. Truck Driver
4. Dogs
5. Pray For Newtown
6. Jim Wise
7. I Love My Dad
8. I Watched The Film The Song Remains The Same
9. Richard Ramirez Died Today Of Natural Causes
10. Micheline
11. Ben's My Friend

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Ciao Mark, come stai? Quanto tempo è passato.
Ricordo ancora, ormai tanti anni fa, di aver patito le pene dell’inferno per cercare di ascoltare qualcosa di nuovo realizzato da te. Il centellinare le uscite era diventato un classico, anche se non era proprio sempre colpa tua dai. Old Ramon, ti dice qualcosa? Ecco, quell’ultimo album che hai fatto uscire sotto l’egida dei Red House Painters mi sembrò una maledetta manna dal cielo, anche se poi, ripensandoci, non mi ha mai fatto impazzire e l’ho sempre trovato un finale di carriera alquanto floscio.
E adesso? Beh lo sai, da un paio d’anni ti avevo un po’ abbandonato. Dai, parliamoci chiaro, sono un giovane adulto che ancora si tiene in forma e spera, con le dovute cautele, nel futuro e tu un amaro cinquantenne con la panza che comincia a piangersi addosso. Pensavo proprio non avessimo più niente in comune. Avevo provato a risentirti cercando di seppellire i miei pregiudizi e ho pensato “ma quest’uomo non sa distinguere tra argomenti su cui fare una canzone e quelli che invece è meglio ignorare?”. Mi pareva avessi un ovvio problema di diarrea comunicativa, troppi progetti, troppe canzoni.
Mi è parso ovvio che avessi bisogno di staccare, creare dello spazio tra noi, chiamiamola la classica pausa di riflessione.

Qualche giorno fa è uscito Benji, però, e allora ho pensato che potessimo di nuovo stringerci la mano e provare a recuperare del tempo perduto.
Devo dire di essere un pochino sorpreso, piacevolmente s’intende, di ritrovarti di umore particolarmente nefasto; penso che questo sia davvero il tuo lavoro più pessimista da parecchio tempo. Non tanto musicalmente, ma a livello lirico, santo cielo… Mark, ma che c’è? Te li trovi tutti tu i motivi per buttarti giù di morale.
Prima rifletti sulle tue primissime esperienze sessuali e sulle conseguenti delusioni amorose adolescenziali, poi ti vai a preoccupare per la salute di tua madre (ritornandoci su in continuazione), corri dietro a ricordi di amici finiti male e sguazzi nella caterva di persone passate a miglior vita, eutanasia, suicidi tentati e riusciti… Eppure non mi pare che sto film sul cane Benji che salva la vita di due bambini sia così triste!
Se un tempo ero sicuro che tutte le tue canzoni non contenessero altro che “puro Kozelek 100%”, e chiunque ricordi Katy Song penso abbia pochi dubbi al riguardo, adesso comincio ad avere qualche perplessità. Eppure finisce per non tangermene poi granché; il tuo modo di narrare è in continua splendida evoluzione, la tua capacità di toccare le corde del mio cuore mi costringe sempre ad ascoltarti con attenzione, anche quando magari non vorrei.
Nelle dita, poi, hai ancora così tanta scioltezza da tirar fuori sempre arrangiamenti strepitosi, stavolta sei stato anche ben aiutato e consigliato. Così ne escono fuori dei notevolissimi momenti come la vivace Ben’s my friend (reminscenze sul fatto che un concerto dei Postal Service superati i vent’anni non ha molto senso), arricchita da un bel sassofono o i cori che esaltano il ritornello di I Love my Dad.
Quando poi te ne esci con titoli come “I Watched the film The Song Remains the Same”, ti darei una pacca sulla spalla, perché sono proprio i casi in cui non sai minimamente cosa aspettarti. Forse dovrei scrivere pure io una canzone sull’argomento, visto che ricordo quella prima volta come fosse ieri, ma ok, transeat. Quel che ne esce è un’intelligente riflessione sul tuo ruolo nella scena musicale mondiale e su chi ha scoperto il tuo talento e lo ha ben instradato. Mi ha colpito tremendamente quell’abbandonarsi alla considerazione che la malinconia farà parte di te: è una scoperta importante arrivati a una certa età e penso sia davvero il caso tu te la tenga stretta, anche al di là della gentaglia che ti appioppava l’inutile appellativo di “sadcore”.

Non so Mark, francamente non so più cosa aspettarmi da te. Ricordo ancora l’occhiataccia che m’hai lanciato quando al tuo concerto solista mi sono azzardato a chiederti di suonare “Japanese to English”. Oh, a me piace ancora, che ci devo fare? Eppure ti perdono, tu sei così e mi tocca accettarti e prenderti per quel che sei. Come anche tu devi aver pazienza con me, quindi penso che questa stretta di mano non la dimenticheremo facilmente.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=Sy8cklFZ3sA[/youtube]

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