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Crystallized – Celebrating 15 years of Rocket Recordings

2013 - Rocket Recordings
psych-rock/noise-musik

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Tracklist

1. Teeth of the Sea - Run Red
2. Blood Sport - Dry Water (Redux)
3. Vision Future - Forgot How to Swim
4. Gnod - Holy Empire
5. Uran - Emp
6. Hills - National Drone
7. Rollbars - Short Fuse
8. $hit And $hine - Please Don't Share
9. Cherrystones - Cat's Cradle
10. The Lay Llamas - African Spacecraft (2092 AD: Lift-off, Journey and Landing)
11. Goat - Goatjam
12. Anthroprophh - Anthropomorphism

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Inizio ’10, “World Music” (Rocket, 2012) è la pietra angolare della scena psichedelica europea della decade: sciamanica euforia, un approccio isidiaco allo psych-rock per la generazione del crollo. Fine ’90 puntano i primi passi in Rocket Recordings, con lo split del ’99 condiviso assieme a Lillydamwhite, i The Heads, complesso seminale del capolavoro “Relaxin With …” (Headhunter, 1995). Entrambi due simboli della stratosfera del suono Rocket, del suo significato e della sua importanza.

Rocket Recordings ha ospitato Oneida, White Hills, Shit & Shine, Gnod, Ufomammut, etc. e compie quindici anni di azione discografica. “Crystallised” (Rocket Recordins, 2013) testimonia il traguardo con una raccolta di inediti, a nome dei complessi, che oggi segnano le sorti della label di Bristol.
Teeth of the Sea con ‘Run Red’, psych-drone feedback in wall of sound, stridori industrial e apertura post-rock; loro un complesso londinese space-noise, composto da Sam Barton, Mike Bourne, Mat Colegate e Jimmy Martin; del 2010 “Your Mercury” (Rocket Recordings, 2010).
Dry Water (Redux)’ dei Blood Sport, da Sheffield, è scombinata in un crescendo blues, tastiere math-pop, ripete il vomito tribale: girano intorno a una percussione perpetua della sezione ritmica chitarra-batteria, su cui tastiera e quattro corde perdono funzione strutturale, acquisendo il ruolo di diversivo, nel mentre del lamento petulante dietro il mic.
Vision Fortune e ‘Forgot How to Swim’ è left-field noise, roboante: geniale la struttura del pezzo, lo svolgimento, la contaminazione e il finale; puro interesse per gli sviluppi di questo nuovo progetto di base a Londra, già a debutto su Faux Discxs con l’ottimo “Mas Fiestas con El Grupo Vision Fortune” (2013).

Gnod verte su kosmische musik, ‘Holy Empire’ suona urbano smembramento: inquietudine in loop. Quindi Svezia: ‘Emp’ degli Uran è la heavy-music, ferisce a tradimento dopo il rituale post-industriale degli Gnod, una pulsione breve in coincisione, sporcata dall’elettronica; ‘National Drone’ degli Hills è psych-hard-folk, con mono-tono e elettrico a solo finale: loro già in Rocket Recordings con “Master Sleep” (Rocket Recordings, 2013).  Altro capolavoro ad impatto sonico, ‘Short Fuse’, Rollbars, quattro minuti in trip, con quattro corde formulari, quattro pelli leggere e in composizione, con hi-hat, che apre e chiude morbido il groove, chitarre e elettronica ad inacidire il suono nudo. Connubio Rocket: doom-heavy music vs. macchie in elettronica.
Please Don’t Share’ è il sunto dell’opera di demolizione massiva degli $hit & $hine per un quarto d’ora dialettico: prima sezione iniziale di impulso tribal-noise in strutturazione dettagliata vs. seconda sezione finale di opposizione avant-un-rock in destrutturazione decomposta. Nella trama della traccia si intrecciano la formularità di “Ladybird” (Latituted, 2005), la decomposizione del terrore elettrificato di “Jealous Of $hit and $hine” (Riot Season, 2006), la pienezza di suono e direzione di “Cunts With Roses” (Noisetar, 2007): onnicomprensivo e autocelebrativo, dunque autoreferenziale; al di là del loro confine solo il soft-pop e i Belle & Sebastian.

In successione lo scheletrico psych-anti-space-rock in ‘Cats Cradle’ di Cherrystones. Poi Nicola Giunta a.k.a. The Lay Llamas in flusso sulle vibrazioni iniziatiche, che ricreano un ambiente sonoro vivo e pregnante di suggestioni notturne, e ‘African Spacecraft (2092: Lift-off, Journey and Landing)’ suona ambient-world in evasione, in diffusione remota da “The Llay Llamas” (Jozik Records, 2012).
Le ultime due lezioni magistrali: ‘Goatjam’ sono i Goat in versione dilatata, l’energia è deviata su sentieri più acustici, meno elettricità e l’energia non è frenetica, ma pacata e entusiasta. Loro il capolavoro “World Music” (Rocket Recordings, 2012), di cui nell’inizio del pezzo.
Mentre “Anthropomorphism’ è Paul Allen a.k.a. Anthroprophh, che torna allo space-rock, dopo la ricerca sulla noise music in dissoluzione psych-ambient del capolavoro “? ?” (Z A M Z A M, 2013).

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