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TRENTEMØLLER – Estragon, Bologna, 24 febbraio 2014

Ad aprire la serata T.O.M. and his Computer, che lo accompagna in tutto il tour europeo e che scalda un po’ senza far stravedere. Poi, puntuale come un danese vero, sale sul palco Trentemøller con la band intera: sono in sei tra chitarre, voci e batteria. Lui non è nemmeno a centro palco, si realizza subito che la scena la vuole condividere, non dominare, e la cosa fa bene un po’ a tutti.
Alla faccia di tutti quelli che “la musica elettronica non è suonata”, inizia un live a dir poco perfetto: sempre semi immersi nella protezione del fumo, sporgendosi a turni per vedersi i volti illuminati dall’alto, ognuno fa il suo lavoro e lo fa magnificamente. Lui è, volente o nolente, il protagonista per il pubblico, ma lo fa nel modo più umano possibile: non cerca mai di strafare, si muove, coinvolge il resto del palco, fa capire che tutti sono indispensabili, applaude con noi e con loro, si diverte. Adorabile.
Intanto picchia duro per qualche minuto mentre tutto diventa ritmo elettronico, dai pezzi campionati alla batteria passando per le chitarre distorte, poi lascia andare e ricopre le teste con un tappeto di suoni così compatti da non poterci trovare uno spiraglio. Lo ripete così tante volte da perderci il conto, ci infila alla perfezione “Lullaby vs Moan”, tributo personale ai The Cure, e alterna per quasi due ore velocità e rilassamento senza permettersi di stancare mai.
Lascia il palco applaudendo, umano com’è arrivato, dopo aver regalato un assaggio di cosa possa essere la musica elettronica, di dove possa arrivare, di quanti immaginari possa scardinare. Non per forza spinta, non per forza da ballare (anche se le occasioni non mancano), la fa risultare un’esperienza al limite dell’intimità, da vivere da soli immersi nella folla. Rasente alla perfezione.

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