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Interviste

Intervista ai KALEIDOSCOPIC

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A marzo uscirà l’album d’esordio dei Kaleidoscopic, “Onironauta” (clicca qui per la nostra recensione), e noi, per l’occasione, li abbiamo intervistati. Abbiamo parlato di psicologia, di politica e di economia. E poi abbiamo giocato a Cluedo. E io ho perso.

A marzo esce il vostro il primo album “Onironauta”. L’uomo che prende coscienza e afferra con forza le redini del suo sogno, cercando di modificare la realtà che lo circonda, una realtà decadente che tende a reprimere il suddetto uomo. Una sorta di sveglia insomma. Siete semplicemente appassionati di Frederik Van Eeden e del suo “sogno lucido” oppure vi riferite alla situazione comune di un qualsiasi individuo, in particolare in questo periodo storico che stiamo vivendo?
Fabio: Ci riferiamo alla situazione attuale dell’inconscio collettivo. Il concetto di “Sogno Lucido” e “Onironautica” ci ha fatto riflettere sulla deriva intrapresa dagli equilibri più profondi dell’essere umano. Ci stiamo accorgendo degli effetti disastrosi solo negli ultimi dieci anni perché hanno di conseguenza portato ad un nuovo malessere e ad una nuova depressione globale, persino finanziaria. Per intenderci qualcuno se ne accorge giusto ora che si sta svalutando il denaro e il prezioso tanto quanto fallimentare sistema bancario. Il concetto di “civiltà” poi… sta fallendo e non per colpa delle banche, ma a monte dove stanno i desideri e i sogni della gente che non si realizzano più. Da qui a catena la perdita degli ideali e delle più concrete risorse. L’essere umano invece è un essere dotato di capacità che gli permettono di interagire sul proprio destino in meglio, agendo nel presente e prendendo le giuste decisioni.
Per essere più chiari: fin quando avremo la mente confusa dalla paura della povertà (la fissa per i soldi!), dal bisogno di acquistare per esibire, dalla religione cristiana ma soprattutto dalla paura di rimanere soli, continueremo a prendere decisioni sbagliate e a votare porci che di fronte ad una collettività in stato comatoso e distratto non faranno altro che approfittarne. Ecco che l’Onironauta per noi rappresenta chi fa un passo all’interno di se stesso per liberarsi dai demoni, dalle paranoie che essi generano e prende coscienza della realtà forgiandola dei propri sogni.
Per quanto poco conciso questo è il tema dell’album.

E voi invece? Vi considerate onironauti in una realtà molto dura come quella della musica?
Fabio: Beh, in effetti è un po’ quello che con tanta passione cerchiamo di diventare.
In generale, crediamo che il modo di viverla serenamente esista, e stia nel sovvertire il punto di vista classico e le poco meritocratiche antiche leggi dell’editoria musicale. Per esempio la musica gratis su internet e le licenze Creative Commons (col quale pubblichiamo il cd) per molti big della musica mondiale e soprattutto italiana sono semplicemente fuorilegge;
Noi crediamo che rappresentino invece una grande risorsa perchè coinvolgono le persone direttamente. Punti di vista, ed essenzialmente ci stiamo scommettendo.

Per la registrazione e la produzione di questo album vi ha aiutato Nicola Manzan, alias Bologna Violenta. Com’è stato lavorare con lui?
Marco: Siamo stati molto fortunati. Abbiamo conosciuto Nicola, circa due anni fa, durante una serata in cui suonavamo insieme. Da li ci siamo tenuti in contatto fin quando non abbiamo pensato di chiedergli se avrebbe avuto voglia di darci una mano nell’arrangiamento del disco che avevamo intenzione di fare. Nicola ci ha immediatamente dato il suo ok e ci siamo subito messi al lavoro. Contemporaneamente è nata una grande amicizia tra noi, lui e Nunzia, la sua compagna; Nunzia è anche il nostro Ufficio Stampa con Dischi Bervisti , che è oltretutto una delle etichette che ha coprodotto l’album insieme a Woodworm e Dreamingorilla Rec. Lavorare con Nicola ci ha aperto gli occhi e ci ha fatto conoscere strade diverse rispetto a quelle che avevamo già percorso, a livello di arrangiamento generale sui pezzi. Abbiamo apprezzato il fatto che, fin dal principio, Nicola ci disse che non avrebbe voluto stravolgere le nostre idee di base ma che, il suo volere, era quello di rendere efficaci al massimo le cose che noi, come Kaleidoscopic, avevamo in testa. L’album avrebbe portato il nostro nome e quindi doveva rispecchiarci in pieno. Entrando nello specifico, con Nicola, abbiamo sicuramente imparato a capire e a sentire quando un pezzo “funziona”, creando un alchimia indivisibile tra musica e testo. Durante il periodo di “reclusione”, Nicola è stato molto bravo e ci ha spiegato, con pazienza, cosa sono le cose importanti e quelle superflue, ogni singolo strumento e arrangiamento deve essere funzionale al pezzo che si ha in testa e il prodotto finale deve risultare una cosa sola, omogenea, pronta a colpire là dove deve. Abbiamo oltretutto avuto modo di vedere in azione Nicola, che ha registrato archi, synth e alcune parti di chitarra in Onironauta. E’ un professionista strepitoso, con un gusto e delle capacità davvero notevoli che a noi sono piaciute fin dall’inizio. Ha capito a pieno il lavoro che volevamo fare e come doveva uscire il disco, non potevamo chiedere di meglio. Un esperienza che ci ha sicuramente arricchito e che ci ha fatto crescere artisticamente e umanamente.

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Kyuss, A Perfect Circle, Mastodon, Nirvana, Zu… Tra le vostre influenze musicali c’è veramente di tutto. Quale gruppo però vi ha ispirato più degli altri? Sia nella musica, sia per quanto riguarda i testi.
Marco: I gruppi che hai nominato sono sicuramente band che ci piacciono e che ci hanno segnato per motivi differenti, come molte altre. Sinceramente non abbiamo un gruppo di riferimento in particolare o un “gruppo preferito” a cui ci siamo ispirati. Pensiamo che il disco abbia una sua anima, che al suo interno ci sia tutto quello che i Kaleidoscopic sono stati e sono tutt’ora. Ci siamo impegnati affinché Onironauta suonasse come una cosa nostra. Questo discorso di autenticazione del prodotto, dell’aver registrato il primo disco dei Kaleidoscopic, è riscontrabile nella musica quanto nei testi, secondo un nostro personale pensiero.
Fabio: Per i testi in realtà non mi sono ispirato a nessuna band in particolare. Ho cercato di parlare di attualità in alcuni casi e soprattutto di esperienze umane, di tutti, ma viste in una chiave ermetica e gnostica che è un po’ il mio stile di vita e di ricerca spirituale. Ho cercato di trasmettere a parole quello che ho provato vivendo e imparato superando gli ostacoli di tutti i giorni, sperando ovviamente che possa essere recepito e riassaporato.

Come definireste il genere che fate?
Marco: Noi crediamo di essere un gruppo rock a cui piace avere un sound duro e aggressivo. Il fatto di essere catalogati ci ha sempre dato un po’ fastidio, suoniamo essenzialmente quello che ci rappresenta. Non abbiamo mai arrangiato dovendo rispettare canoni, regole scritte o non scritte al fine di rientrare in un genere preciso. Ci interessa trasmettere quello che vogliamo dire cercando il tappeto di suono più adatto e incisivo. Anche per questo i nostri pezzi, crediamo, che si differenzino uno dall’altro. Poi, come già abbiamo espresso in altre occasioni, l’importante per i Kaleidoscopic resta il fatto di trasmettere un certo tipo di riflessione nell’ascoltatore, ci piacerebbe che Onironauta abbia il potere di smuovere le persone interiormente senza passare inosservato.

Il video “La cassa” è decisamente originale e misterioso. Ok, ammetto di non essere riuscita ad indovinare l’identità della “vittima”. Com’è nata l’idea di questo video?
Fabio: L’intero pezzo è un allusione tra l’altro nemmeno troppo velata alla morte di uno stereotipo, molto in voga negli ultimi tempi. Anche il video è tessuto su una trama di stereotipi ma abbiamo voluto mischiare un po’ le carte per far giocare alla caccia al tesoro i più interessati. Gli indizi ci sono tutti, un po’ come nella vita e l’invito è quello di stare attenti!

Quali progetti avete in programma per il futuro?
Marco: I Nostri progetti futuri, al momento, sono sicuramente il fatto di poter suonare il più possibile al fine di farci conoscere e di vedere, in prima persona, le reazioni delle persone al nostro lavoro. Come abbiamo già detto, per noi è importante far arrivare i nostri messaggi e per essere recepiti adeguatamente, crediamo che l’attività live sia la cosa più efficace.

Si parlava di sogni. Chiudete gli occhi un attimo, staccatevi dalla realtà e ditemi: qual è il vostro sogno più grande?
Tutti: Poter fare questo. Scrivere, suonare e comunicare con la nostra musica, tutto il giorno, ogni giorno.

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