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The Ministry Of Wolves – Music From Republik Der Wölfe

2014 - Mute
art-rock

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Tracklist

1.The Gold Key
2.Rumpelstiltskin
3.The Frog Prince
4.Cinderella
5.Rapunzel (As Isadora Duncan)
5.Hansel & Gretel
6.Snow White (Heptagon)
7.The Little Peasant
8.Sleeping Beauty
9.Iron Hans
10.Little Red Riding Hood
11.White Snake Waltz

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Ci sono uno svizzero, un tedesco, un australiano e un’americana… Sembra una barzelletta piena di luoghi comuni e pregiudizi, invece è un gran bel progetto artistico.
Paul Wallfisch, Alexander Hacke, Mick Harvey e Danielle de Picciotto sono i nomi dei quattro componenti; il progetto consiste nella colonna sonora di uno spettacolo teatrale intitolato Republik Der Wölfe, regia della tedesca Claudia Bauer.
I quattro hanno deciso di chiamarsi The Ministry Of Wolves e il disco, per non sbagliarsi, lo hanno intitolato Music From Republik Der Wölfe.

A ispirare il progetto ci sono i racconti dei fratelli Grimm, in particolar modo la rivisitazione poetica realizzata negli anni settanta da Anne Sexton intitolata Transformations.
Ricapitolando: uno svizzero, un tedesco, un australiano e un’americana realizzano la colonna sonora per uno spettacolo teatrale ispirandosi alle poesie di una scrittrice pazza basate sui racconti dei Grimm. Se ci fermiamo qua, viene voglia di chiedere, rovesciando Fantozzi, se ci sono i sottotitoli in cecoslovacco; per poi archiviare tutto bollandolo come una roba intellettualoide da borghesotti a teatro.
Inoltre, ci potrebbe essere la tentazione di sorvolare su quello che sembra l’ennesimo inutile side-project . Infatti, Hacke e Harvey, in mezzo a mille collaborazioni (il tedesco è appena uscito anche col supergruppo The Unsemble) e interessanti carriere da solisti, sono visti soprattutto silenziosi e preziosi scudieri, uno di Bargeld, l’altro di Nick Cave.
Invece, emergono a pieno le loro personalità artistiche, i due portano dentro il meglio delle loro idee, mai abbastanza celebrate nei loro percorsi artistici. E Music From Republik Der Wölfe non è affatto musica da salotto, mostra al contrario un’anima potente, momenti di lirismo a tinte gotiche ed è anche un disco che spinge su percussioni, elettronica e distorsori, quando ce n‘è bisogno. Art rock d’autore, con pesante influenza kraut, se è proprio necessario sforzarsi per trovare un‘etichetta.
I quattro si alternano alla voce, finendo per creare un lavoro sfaccettato, ma non slegato. Anzi, è da sottolineare la compattezza e la coerenza del progetto. Danielle de Picciotto canta con classe e grazia (The Gold Key, Cinderella, Sleeping Beauty, White Snake Waltz), una leggerezza elegante che ricorda Angéle David-Guillou negli episodi più intimi della produzione dei Piano Magic.
Vi sono momenti spinti (Rumpelstiltskin, Hansel & Gretel, Little Red Riding Hood) e altri più lenti e raffinati (The Frog Prince, The Gold Key, Rapunzel), una parola in più per The Little Peasant, il cui inizio sembra uscito da Blues Funeral di Mark Lanegan, ma poi si scalda il synth, la voce si distorce, ci sono i cori e pare proprio di essere a casa di Nick Cave, dalle parti di Dig, Lazarus, Dig!!!.
È incredibile l’effetto di Iron Hans: sarà la suggestione dovuta a un’analogia di fondo, ma l’impressione è quella di sentire De Andrè che canta l’Antologia di Spoon River.
Insomma, è un’operazione culturalmente elevata, senza essere spocchiosa; cerebrale, senza essere cervellotica; di classe, ma senza puzza sotto al naso.

Quando collaborare significa contaminarsi e partecipare insieme alla realizzazione di un prodotto d’eccellenza, nel quale è possibile rintracciare il tocco di ognuno, ma anche un che di nuovo e indecifrabile, di tutti e di nessuno.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=r9AkVM0U0So[/youtube]

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