Menu

Recensioni

Dean Wareham – Dean Wareham

2014 - Sonic Cathedral Recordings
psych/pop

Ascolta

Acquista

Tracklist

1.The Dancer Disappears
2.Beat the Devil
3.Heartless People
4.My Eyes Are Blue
5.Love Is Not a Roof Against the Rain
6.Holding Pattern
7.I Can Only Give My All
8.Babes in the Wood
9.Happy & Free

Web

Sito Ufficiale
Facebook

C’è un libro di Simon Reynolds di qualche anno fa che inizia così: “SIMON REYNOLDS – Retromania”. Io non l’ho letto ma sono stato alla presentazione e Simon Reynolds ha detto che al giorno d’oggi ci piacciono le cose vecchie. Un mio amico mi aveva detto che Simon Reynolds è un critico musicale molto intelligente quindi adesso mi sento di citarlo per dire che almeno metà di questo disco mi piace molto e suona come delle cose che ho sentito degli anni ’70 e che è da un po’ che mi trovo ad ascoltare dischi che sembrano vecchi dischi – vedi quello dei Temples di quest’anno o quello di Jacco Gardner dell’anno scorso – e che la copertina è bruttissima ma mi ricorda qualcosa che non mi viene in mente e non so se sia una copertina dei Fugazi o dei Sonic Youth – sono abbastanza sicuro che non sia di nessuno dei due e chiedo aiuto – e poi bisogna dire che Dean Wareham era un Galaxie 500, che poi ha fondato i Luna – e per quanto io non abbia mai ascoltato a lungo né l’uno né l’altro gruppo sono comunque di quei nomi che ti trovi dappertutto quando leggi le storie della musica indipendente – e che nel 2010 è andato in giro a fare concerti nei quali suonava solo canzoni vecchie dei Galaxie 500. Quindi Simon Reynolds aveva ragione a scrivere “gruppi che si riformano, reunion tour, album-tributo e cofanetti” (a pagina IX). Aveva proprio ragione.
Quindi se non siete un po’ nostalgici questo disco magari non vi piace però vi dico che ci sono almeno 5 canzoni perfette (le prime 5) e le potete ascoltare quest’estate anche se non avete una 2 cavalli o una Renault 4 e non viaggiate con i finestrini abbassati e tutto intorno a voi non ci sono dei campi in fiore. Da Holding Pattern in poi le tracce passano per l’indie primi ‘90 e dintorni, con forti reminicenze di Galaxie 500 stessi e Yo La Tengo, e si passa dal sogno retromaniacale ad uno strano dormiveglia nel quale svanisce la nebbia vintage e i riferimenti diventano così delineati (perché ancora così vicini nel tempo da sembrare solo vecchi) da farti venire voglia di stropicciarti gli occhi e risvegliarti. Quindi non ho capito se Simon Reynolds aveva ragione o no e forse dovrei leggere quel libro anche se mi sono bruciato il finale e lo brucio anche a voi citando: “ZZ Top, 74”.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=MSIe4eGaT0M[/youtube]

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni

Close