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Interviste

Intervista ai THE GLUTS

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Spaccano, decisamente. Un basso che riverbera e rimbomba sempre, chitarre spinte, batteria che non si risparmia mai. Sono di Milano, una città in cui spingersi così lontano dall’indie può essere pericoloso, e se ne fregano, anzi. Hanno già in calendario tre festival già solo per i quali sarebbero da invidiare. Si auto producono ed escono con dei vinili a tiratura super limitata, personalizzati. Da dire rimane ben poco.

8 giugno, MiAmi, domenica. La giornata conclusiva del festival, nel quale condividerete il palco con gruppi italiani indipendenti (e il festival con realtà ben più solidificate). Pronti? Emozionati?
Diciamo soddisfatti. Uno dei migliori festival indipendenti Italiani, nella nostra città, un festival che fino all’anno scorso vivevamo come semplici spettatori. Sarà sicuramente stimolante e poi sarà una scusa per indossare gli occhiali da sole sul palco

E poi ancora, A Night Like This festival, con ospiti internazionali e non da far invidia. E ancora, Rock and Rodes, con altri gruppi italiani eccezionali. Non so chi sia il vostro tour manager ma secondo me dovrebbe tenere delle lezioni. Pensate che la prossima estate riuscirà a farvi da trampolino di lancio definitivo?
Erano due anni che speravamo di suonare ad ANLT mentre i ragazzi di Rock and Rodes sono stati dei grandissimi, non conoscevamo il festival ma dopo uno scambio di email non potevamo rifiutare!
Stiamo sicuramente iniziando ad avere un discreto riscontro in alcuni ambiti e quando vedi che i promoter ti cercano fa piacere.
Prendi coscienza che alcune scelte fatte sono state azzeccate.

GLUT ha moltissimi sinonimi, indica molte cose (tra le quali un insieme di proteine di membrana, ma non credo sia il caso), ma va sempre in una direzione: il troppo, l’esagerazione. Perché questo nome? Come lo tradurreste in italiano?
Eccesso e saturazione, convincente per spiegare a parole il nostro sound?

Leggendo la vostra pagina il titolo dell’album si spiega più che bene, quindi la domanda rimane: avete scritto alcuni testi a Varsavia dopo aver scelto il titolo o avete scelto il titolo dopo aver scritto alcuni testi a Varsavia?
La seconda. È una città affascinante e buona parte dei testi sono stati scritti lì.
La vostra pagina Facebook, così come il vostro sito, sono interamente in inglese. Scelta che punta ad un pubblico internazionale o scelta di stile semplicemente?
Scriviamo testi in inglese e ci è sembrata una scelta quantomeno coerente, se preferisci switchamo anche per l’intervista.

Siete  “the loudest band in Milan” vi dicono, ne andate fieri e fate pure un gran bene. Sicuri sia la città giusta per fare tutto quel rumore? In fondo è ancora la capitale dell’indie italiano!
Milano è una bella città ma un posto del cazzo se si parla di musica. I locali non sono rinomati per l’ospitalità nei confronti delle band e quando chiedi uno straccio di cachet capita pure che ti guardino storto. In quelle rare eccezioni dove gestori e promoter non si son rivelati così stronzi abbiamo proposto il nostro rumore e la gente ha sempre risposto piuttosto bene.

Niente etichetta, do it yourself che più punk non si può; come mai? Scelta personale di non legarsi e farsi legare da nessuno oppure difficoltà a trovare, a Milano, un’etichetta che voglia spingere suoni così diversi dal solito?
È banale dire che le poche proposte arrivate erano qualcosa di imbarazzante? E per di più un paio erano anche etichette con un certo nome.
Grandissima cura per tutto il prodotto, dalla musica alla copertina, fino ad arrivare ai vinili personalizzati a mano. Che contengono un racconto diverso ognuno.

Un altro modo per porsi al di fuori della mentalità ormai comune che spinge sempre più al digitale e allo streaming?
Far uscire un disco in digitale oggi fa parte del gioco, Warsaw lo trovate su Itunes, Spotify e compagnia bella. Alla fine con 30 euro chiunque fa uscire il suo dischetto su questi canali.
Secondo noi però serve anche altro. Che senso avrebbe fare un disco e presentarlo in tour se poi non lo puoi toccare, respirare, osservare?
Giusto una puntualizzazione: il 7″ è stato personalizzato e numerato a mano mentre Warsaw ha al suo interno un racconto scritto da noi che è un continuum dell’ultima traccia del disco. Questo aggiunge un ulteriore valore al supporto fisico rispetto al digitale. Chiaramente si trova anche il codice per scaricare gli mp3.

Il futuro: continuerete ad avere base a Milano o punterete alla definitiva evoluzione extra nazionale che sembrate trasudare dappertutto?
Di sicuro stiamo guardando fuori dall’Italia ma non è una cosa facile. In questo un’etichetta straniera potrebbe dare una grossa mano. Ma forse non abbiamo il giusto appeal o il carattere per scendere a compromessi
James Aparicio che ha seguito tutta la produzione di Warsaw muovendosi tra l’Italia e l’Inghilterra ci ha proposto per il prossimo EP di fare tutto in uno studio di Londra. Non sarà come trasferirsi ma di sicuro un’esperienza stimolante che arricchirà il nostro suono.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=hvuehBOLqV8[/youtube]

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