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MOTORPSYCHO – Trezzo sull’Adda / Torino, 2-4 giugno 2014

Trezzo sull’Adda (MI), Live Music Club, 2 Giugno 2014, a cura di Giovanni Mastrapasqua

Motorpsycho (1)

Assistere ad un concerto dei Motorpsycho è sempre un’esperienza degna di nota; non tanto o solo perché sono dei musicisti eccezionali ed eclettici, ma soprattutto perché non sai mai cosa aspettarti dai loro live, così come spesso accade su disco…ed in effetti l’inizio è abbastanza insolito per loro. Chi si immaginava una scaletta tutta dedicata all’ultimo e bellissimo disco “Behind the Sun” sarà rimasto spiazzato o magari deluso perché i tre norvegesi, ora in quattro dopo l’aggiunta del chitarrista svedese Reine Friske con alquanto fuori luogo gilet di lana smanicato annesso (visto che siamo ad i primi di giugno), ripropongono in chiave acustica alcuni brani datati come “Kill Some Day” o “Feel”, per la verità già in studio in versione non elettrica, entrambi da “Thimothy’s Monster”.

Chiusa la parentesi acustica, imbracciano basso e chitarre elettriche, e finalmente il più giovane e talentuoso batterista Kenneth Kapstad lasciato il mellotron, si può sedere dietro la sua batteria bianca e l’espressione sul volto da quasi annoiato della prima parte si tramuta in una smorfia di compiacimento, e sinceramente capita lo stesso al sottoscritto. La versione elettrica del concerto inizia con un pezzo “Whip that Ghost”, da forse il loro album più “pop” e raffinato “Let Them Eat Cake”, giusto per scaldarsi, perché infatti subito dopo si parte in quarta con due canzoni dall’ultimo disco e si inizia a fare sul serio, “The Magic and the Wonder” e la più hard rock e stoner “On a Plate”. Mentre la forte passione della band per un certo tipo di prog influenzato dagli Yes, la si riscontra con la strumentale “Kvaestor”, dove Bent Saether lascia momentaneamente il basso per suonare il mellotron.
La premiata ditta Bent Saether ed Hans Magnus “Snah” Ryan si alterna spesso alla voce, in altre cantano insieme creando armonizzazioni come nel refrain della bellissima “Cloudwalker”, brano apripista da “Behind the Sun”, fino ad arrivare alla lunghissima ed epica “Starhammer”, con prolungato intermezzo psichedelico centrale in crescendo, finchè il basso non incomincia il riff dal quale poi si riprende la parte iniziale del pezzo. Ancora un paio di canzoni, più due bis perché richiamati a gran voce sul palco ed il concerto è finito purtroppo…in realtà sono passate più di due ore!

Alcune considerazioni; la presenza di una seconda chitarra ha reso il suono della band vichinga ancora più variegato e permette a Snah di svariare maggiormente, basso e batteria sono sempre precisi ed impeccabili, peccato solo per l’impianto audio e l’acustica non sinceramente proprio all’altezza.
In venticinque anni di carriera e concerti in lungo ed in largo, oltre ad una notevole quantità di ottimi album in studio, i Motorpsycho continuano ad essere una garanzia sia su disco che soprattutto live. Quindi che dire…Lunga vita ai Motorpsycho!


 

Torino – Hiroshima Mon Amour, 4 giugno 2014, a cura di Enrico Ivaldi

Motorpsycho (2)

Dopo dieci anni esatti torna nel capoluogo piemontese il gruppo Norvegese di Trondheim e lo fa in occasione dell’uscita del nuovo lavoro Behind The Sun e dei venticinque anni di carriera discografica.
L’assenza di band di supporto ci fa intuire che il set di questa sera sarà, come al solito, molto lungo e imprevedibile.
Un Hiroshima praticamente pieno accoglie in maniera estremamente calorosa i quattro che, armati solo di chitarre acustiche, salgono sul palco verso le dieci e un quarto.
La prima parte del concerto risulta infatti totalmente acustica e ci regala cinque splendide canzoni (tra cui “Waiting For The One”, “Come On In” da Demon Box, e “Big Surprise” da Let The Eat Cake) che creano un’ atmosfera raccolta ed intima, con gli avvolgenti tappeti del Mellotron suonato dal batteirsta Kenneth Kapstad a cesellare gli incastri delle tre chitarre.

Dopo un’ abbondante mezz’ora, la stupenda “Year Zero” (da Little Lucid Moments) dà inizio alla lunghissima parte centrale del concerto, in cui veniamo investiti da tutta la potenza elettrica di Snah, Brent e Kenneth, aiutati come sempre dal chitarrista svedese Reine Fiske .
Il muro di suono creato dai Motorpsycho è impressionante, così come la loro bravura nel cesellare ogni singola sfumatura di ogni pezzo senza mai far abbassare l’asticella del coinvolgimento.
La scaletta è ottima e snocciola, senza pause, un pezzo dopo l’altro fino ad arrivare al momento in cui il bassista Brent Saether ci avverte che il pezzo successivo, “Hell” (suonata in tutte e sette le sue parti), ci terrà compagnia per i prossimi quarantacinque minuti.
Inizia così la lunga discesa nell’inferno personale del gruppo norvegese che, tra pesanti riffs quasi stoner, lunghe digressioni nel blues più acido e deliri rumoristici degni dei migliori Pink Floyd barrettiani, ci regala il momento più alto della serata e conclude la parte più psichedelica dell’intero set.
Da qua in avanti infatti il tiro dei pezzi si alza ed esce prepotente la loro parte più diretta e rock che troviamo nei due brani di “Beyond The Sun”, nella cover di “August” dei Love e nell’ anthem “Nothing To Say”, cantata da tutto il pubblico e che chiude in maniera perfetta il concerto prima del doppio bis.
I quattro norvegesi tornano infatti sul palco per ben due volte, regalandoci ancora brani storici come “Waking On Water” da Angels and Deamons At Play, “Plan 1” da Demon Box, “Psychonaut” dal capolavoro Trust Us e l’acustica “Kill Some Day” da Timoty’s Monster che chiude il concerto così come è iniziato, in maniera pacata e intima.

Dopo quasi tre ore di live la sensazione è quella di esser stati testimoni di una serata indimenticabile di grande rock, suonato da una band imprescindibile e inarrivabile per intensità e capacità di coinvolgimento, a proprio agio forse ancor più su un palco che in studio
Mai un momento di stanca, mai uno sbadiglio, solo tanta energia ed emozioni, tutte quello che al giorno d’oggi sappiamo quanto sia difficile da trovare.
Finchè avremo la possibilità di assistere a concerti di band come i Motorpsycho possiamo però stare tranquilli.

Scaletta:
Acoustic
Blueberry Daydream
Come On In
Sideway Spiral I
Big Surprise
Waiting for the One

Electric:
Year Zero
On a Plate
Mockingbird
Hell, Part 1-7
Ghost
August
(Love cover)
The Promise
Nothing To Say (incl. The Other Other Fool)

Encore:
Cloudwalker (A Darker Blue)
Psychonaut
Walking on the Water
Plan #1

Encore 2:
Kill Some Day
(acoustic)

 

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