Menu

Il Cielo Capovolto, di Paolo Muran


Scheda

Titolo originale: id.
Regia: Paolo Muran
Soggetto e sceneggiatura: Cristiano Governa e Emilio Marrese
Montaggio: Anna Sandrini
Musica: Alessandro Magnanini
Nazione: Italia 2013
Fotografia: Luciano Baraldi
Genere: documentario
Durata: 90’
Cast: Silvia Bartolini, Giorgio Comaschi, Luca Carboni, Fausto Carpani, Eraldo Pecci, Eleonora Faccio, Ivo Germano, Luca Goldoni, Jacopo Marrese, Bob Messini, Gianni Morandi, Tobia Righi, Filippo Venturi
Uscita: 5 giugno 2014 in DVD
Produzione: Fondazione Cineteca di Bologna
Voto: 7

Bologna 1964. Un’epoca distante narrata attraverso filmati d’epoca, amici che s’improvvisano attori e il ricordo di una stagione calcistica irripetibile.

C’è un mantra che si abbatte sulla città di Bologna da ormai 50 anni. Un mantra che si allunga su ogni componente della squadra di calcio locale. Un mantra che ti accompagna nelle forche caudine di un ricordo difficilmente replicabile, perché quel mantra, che inizia con Negri e termina con Capra, nel corso degli anni è diventato rimpianto e ricordo: rimpianto per un calcio vincente e ricordo di una città che in quegli anni stava inarcando le reni dopo aver subito, come altri lidi, l’onta di una guerra ormai conclusa da quasi venti anni.

Il giornalista Emilio Marrese assieme a Cristiano Governa e al regista Paolo Muran creano un film mascherandolo da documentario, o forse è vero il contrario; raccontando attraverso numerosi ritagli d’epoca cos’abbia significato per una città schiva come Bologna rivincere uno scudetto dopo decenni interi di poche gioie calcistiche. Cosa significasse vincere uno scudetto quando calciatori di prima fascia potevano permettersi di passeggiare lungo le vie centrali senza venire accerchiati da stormi di tifosi. Un inno all’innocenza di un’epoca che pare molto più distante nel tempo di quei cinquant’anni. Un inno ai valori che in una città come Bologna erano vissuti in un modo quasi rurale; ben distanti dalla Milano che in quella decade si apprestava a dominare il palcoscenico calcistico nazionale e europeo. Un curioso ricordo di un’impresa ovvero quello di infilare quel nome emiliano e gutturale in un decennio di successi appannaggio di ben altre potenze calcistiche. La pellicola si snoda lungo quell’anno, mascherando Eraldo Pecci nel ruolo di un oste che offre riparo ai tifosi e legge cronache di giornale e il giornalista Giorgio Comaschi in quello di un padre appassionato di calcio e della sua famiglia, una famiglia come tante: con due figli, un maschio e una femmina, che con lui seguono le gesta della squadra. Vittoria, il nome della bambina, frequenta le elementari, ha un bel tocco di destro e ovviamente tifa per il Bologna, rivede quell’anno per noi, fra un compito in classe e una figurina acquistata, fra il dramma del caso doping e lo spareggio del sette giugno contro l’odiata Inter, in una Bologna improvvisamente deserta come solo in certe domeniche estive ci si può imbattere. A tutto questo si aggiungono filmati dell’epoca che raccontano una storia della città in chiave pop, fra i passatempi della gente comune e le festività passate.

Un docufilm da vedere se siete appassionati di calcio e di una squadra e di una città in particolare.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=6QWPYlUyWxI[/youtube]

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni Cinematografiche