Menu

Interviste

Intervista agli ØJNE

ojnehome

In occasione dell’uscita dello split realizzato insieme alla band russa Smile To The Wind (clicca qui per la nostra recensione), abbiamo fatto quattro chiacchiere con il gruppo post-hardcore/screamo italiano Øjne. E abbiamo parlato di lingue straniere, di nomi particolari e di progetti per il futuro. E di musica classica.

Avete un nome decisamente singolare. Cosa significa “Øjne” e come mai avete deciso di chiamare il gruppo in questo modo?
Jacopo S.: Allora, bisogna dire che trovare un nome è la parte più difficile dell’avere un gruppo. Anche trovare i titoli per le canzoni è quasi impossibile. Anche avere due “Jacopo” nel gruppo, soprattutto quando entrambi stanno rispondendo all’intervista e devono aggiungere l’iniziale del cognome. Quindi il nome l’abbiamo trovato a caso: era una parola che piaceva a tutti e dopo cinque mesi di brainstorming ci siamo arresi. Significa “occhi” in danese e si pronuncia “oine”.
Jacopo C.: Ricordo peraltro che il nome venne scelto attraverso una votazione di tipo numerico (del tipo “per me Øjne è un 8 pieno mentre xxx è solo un 7” ) come se fossimo chiamati a giudicare una gara di tuffi. Assurdo e molto divertente, conferma anche quanto fossimo disperati.

Il vostro ultimo lavoro è lo split con i russi Smile To The Wind. Come è nata l’idea di questo split? Come si è evoluta la sua realizzazione? Quali difficoltà avete avuto? E soprattutto… Come avete fatto ad incontrarli?
Jacopo S.: Lo split coi Smile To The Wind in realtà è nato un po’ a caso. Come un sacco di split credo. Ci hanno scritto dicendo che gli piaceva molto il nostro EP e che sarebbe stato figo fare uno split assieme, io già li conoscevo un po’, e in generale sono piaciuti a tutti nel gruppo, quindi perché no? Trovare le etichette non è stato neanche troppo difficile stavolta ma siamo molto soddisfatti perché siamo riusciti a far uscire questo disco su sette etichette di sette stati diversi, dalla Russia al Canada alla Spagna alla Germania, eccetera.
La difficoltà è sempre la stessa e ce l’abbiamo per qualunque cosa: siamo costantemente in ritardo e di fretta. Per esempio, oggi è venerdì, lo split esce domenica, e non abbiamo ancora pronto il retro della copertina. Però ce la facciamo. Forse.

Cos’è cambiato musicalmente da “Undici/Dodici”, il vostro primo EP?
Jacopo S.: Io non penso sia cambiato molto. Una differenza importante però secondo me c’è: quando abbiamo scritto “Undici/Dodici” avevamo due chitarre, adesso ne abbiamo solo una e anche se su disco non si sente secondo me il modo di scrivere le canzoni cambia un po’. Per il resto credo che questa nuova canzone e le prossime siano una naturale evoluzione rispetto all’EP.
Jacopo C. : E’ anche cambiato molto a livello di produzione e credo si noti. Undici/Dodici era stato registrato in completa autonomia e con scarse competenze da noi, mentre per questo split abbiamo scelto di appoggiarci allo studio del nostro miglior amico Stefano Garotta (nonché driver/fonico/padre/amore/turnista).

La scena post-hardcore italiana è zeppa di nomi illustri come La Quiete o come i Raein. Quali sono i gruppi che hanno influenzato il vostro stile?
Jacopo S.: Sicuramente gruppi italiani come quelli che hai citato sono stati molto importanti per noi. Io mi ricordo che il primo concerto “screamo” a cui siamo andati io e Jacopo C. furono La Quiete ed Infarto Scheisse a Monza nel 2007, quindi in generale possiamo dire che il punto di partenza è stato quello. Poi però quando ci siamo ritrovati a suonare assieme credo che siamo stati influenzati più da gruppi stranieri, tipo Loma Prieta, Age Sixteen, Suis La Lune.. Poi ovviamente ognuno è influenzato da quello che ascolta, per esempio a Mezza (chitarra) piace il math, l’emo, quindi ogni tanto cerca di metterci dentro qualcosa, mentre Axel (basso) è più per robe oscure, crust, post-rock, e così via. In generale, a volte è difficile trovare un compromesso tra le nostre diverse influenze, ma quando ci riusciamo siamo sempre contenti del risultato.

Invece per quanto riguarda i testi, da dove prendete ispirazione?
Jacopo S.: Qui potrei usare qualche frase tipo “dalla vita di tuttiggiorni”. Che poi è vero, ovviamente, ma penso valga per quasi tutti. Io scrivo la maggiorparte dei testi e ti dirò che stilisticamente non so bene da dove prendo l’ispirazione. Se scrivessi i testi per un gruppo hardcore probabilmente ti direi che mi ispirano scrittori tipo Vonnegut, ?apek, e così via, ma per gli Øjne è diverso.. Quello che so è che a me piacciono i testi lunghi e che magari raccontano delle storie, quindi l’ispirazione maggiore potrebbe essere quella. Gruppi tipo i già menzionati Age Sixteen (gruppo della vita), Pianos Become The Teeth, Tiny Moving Parts, La Dispute. Non c’entra con la domanda ma lasciami dire che, parlando di gruppi italiani, l’ultimo dei Marnero ha dei testi spettacolari, forse i migliori scritti in Italia negli ultimi dieci anni.

Con chi vi piacerebbe collaborare in futuro?
Jacopo C.: Questa domanda ci ha messo in difficoltà. Ti risponderò dicendo che non sappiamo ancora con chi vorremmo collaborare, ma che sicuramente ci piacerebbe fare uscire altri split in un futuro prossimo. Io e Jacopo S. per esempio siamo fan dei Self Defense Family, che sono noti per fare molti split con gruppi di ogni “statura”, e ti dirò che non mi dispiacerebbe affatto. “That’s the dream” (cit.)

Che cosa avete in cantiere per noi attualmente, quali progetti state portando avanti per ora?
Jacopo C.: Ci sono un sacco di progetti a cui stiamo lavorando, per esempio il tour estivo di due settimane con i super-simpatici (ma anche super-bravi) Volta che includerà anche un data al Fluff Fest, che per me è il festival hardcore DIY migliore d’Europa (c’è chi lo pensa per via della musica, io che sono un “gourmet” apprezzo molto anche il lato culinario e lo spirito che si respira). Altri progetti includono la release di un secondo split con un gruppo svedese che avverrà tra Settembre e Ottobre, un tour invernale del Regno Unito che stiamo incominciando ad organizzare, incomincia a girare di più in Italia e comporre un disco “vero”. In più ci saranno almeno altre duecento cose di cui mi sto sicuramente dimenticando.

Voi che leggete, invece, vedete di non dimenticarvi di ascoltare questo split. Perchè questi ragazzi meritano davvero.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Articoli correlati