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FESTA DELLA MUSICA – Brescia, 21 giugno 2014

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Prendete ventiquattro palchi, insidiati in ogni dove, dalla piazza più nascosta al parco più conosciuto. Aggiungetene un’altra ventina, nei locali pubblici sparsi ovunque. Completate con le esibizioni spontanee, con la voglia che ha chiunque abbia in mano uno strumento che non necessità di amplificazione di farsi trascinare dalla musica in una giornata così.

Inseriteci duemila musicisti, che già da soli sarebbero un pubblico magnifico per sé stessi, e immaginate una città, una provincia (e non solo) che si riversano fuori dalle case, dagli zero ai cent’anni. Pensate di avere davanti, spalmata su quattordici ore, tutta l’infinità di generi che la musica può offrire: liscio, classica, rock, indie, rap, pop, elettronica, cantautorato, folk (esemplificando in maniera nemmeno lontanamente esaustiva). Persino i bersaglieri hanno invaso le piazze, per non farsi mancare davvero niente.
Ecco, se si riesce ad immergersi da lontano in una cosa del genere si è bravi davvero, ma viverla è tutt’altra cosa. Impossibile vederla tutta, per quanti chilometri si riescano a percorrere su e giù, ma poco conta: l’importante è girovagare sentendo musica dappertutto, senza sosta. Una giornata incredibile, così densa di eventi che si passa parecchio tempo a mangiarsi le mani perché ci si sta inevitabilmente perdendo qualcosa da qualche altra parte, con la città viva come poche altre volte.

È come essere bambini al luna park: così tante cose, così poco tempo. Le scelte che all’inizio sembreranno dolorose diventeranno sempre più appaganti man mano che la musica scorre. Il resto, oggi, conta davvero poco.

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