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CAPAREZZA – Ippodromo delle Capannelle, Roma, 22 luglio 2014

caparezza

Di nuovo lì. Di nuovo a Capannelle Beach. Stavolta per giunta con uno scenario alla Woodstock, visto che durante la giornata ha piovuto e la terra quindi è diventata fango. Incantevole, non trovate?

Verso le venti gli onori di casa li hanno fatti i miei compaesani Kutso che con la loro ironia pungente e il loro entusiasmo hanno aperto alla grande la serata coinvolgendo pienamente il pubblico. Per niente intimiditi dalla situazione, ci hanno proposto qualche brano del loro repertorio per ora breve ma intenso come “Aiutatemi”, “Marzia” o la travolgente “Questa società”. Con la loro simpatia e il carisma del loro leader Matteo Gabbianelli, il folle gruppo ci ha intrattenuto per una mezz’ora, valida e geniale apertura per un concerto di un personaggio come Caparezza. Grande prova per i Kutso: gli spettatori vengono messi al primo posto. Sicuramente una delle esibizioni più belle che io abbia mai visto condita con gag brillanti. Una band emergente che sa come tenere testa ai “grandi”.

Dopo i Kutso, verso le ventuno, sono saliti sul palco i salentini Après La Classe. In occasione della recentissima pubblicazione del loro nuovo album “Riuscire a volare”, il gruppo ha presentato qualche brano nuovo come “I Just Wanna Fly” ma anche eseguito pezzi vecchi come “Mammalitaliani” o “La luna cadrà”. Quaranta minuti circa in compagnia del loro folk/ska/rock elettronico/dub/qualunquecosafacciano e dei loro ritmi “da spiaggia” a volte malinconici a volte decisamente su di giri. Hanno portato il Salento a Roma, facendoci dimenticare di essere in un ippodromo infangato.

Verso le ventidue è arrivato il momento del nostro vecchio e caro rapper pugliese. Da qualche pezzo di “Museica” a brani del passato, Caparezza ha amalgamato bene vecchio e nuovo: da “Avrai ragione tu (Ritratto)” (traccia d’apertura della performance) a “La mia parte intollerante”, da “Cover” all’immancabile “Vengo dalla luna” ha spaziato parecchio, saltellando da un album all’altro. Padrone del palco ed autentico showman, il Capa ha studiato per ogni canzone una scenografia adatta ed uno “sketch” enigmatico d’introduzione coinvolgendo la sua onnipresente spalla Diego Perrone, elemento fondamentale di tutte le esibizioni del molfettese e potente e viscerale seconda voce. Dalla “spensieratezza”(solo musicale) di “Legalize The Premier” alla cruda introspezione di “Non siete stato voi”, dalla potenza di “Abiura di me” a “Goodbye Malinconia”, si è passato da momenti aspri e cupi a momenti di euforia generale oppure più distesi, il tutto sempre sottolineato da quella denuncia sociale e da quell’invito alla riflessione che hanno caratterizzato dagli inizi il buon Caparezza. Fiore all’occhiello della serata, la dolcissima versione di “China Town” con un pianoforte a mo’ di libro ed un violoncello. Sorpresa della serata invece, sono spuntati fuori i tre veri protagonisti della vicenda raccontata in “Teste di Modì”. Si è concluso con un’azzeccata “è Tardi” e con una altrettanto azzeccata “La fine di Gaia”. Ma le parole sono sempre molto riduttive per descrivere un live del Capa perché non rendono mai l’idea di ciò che si è visto con gli occhi e del livello di divertimento dei suoi concerti.

Serata trascinante e una comunicazione perfetta tra artista e pubblico. Però quella cover di “My Generation” inserita in “Woodstock 1969-2009” (quel disco in cui parecchi musicisti italiani hanno reinterpretato alcuni brani di quel grande evento storico) non sarebbe stata per niente fuori luogo. Live riuscito alla perfezione dall’apertura fino alla chiusura.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=MwonID0nd2E[/youtube]

Setlist:

Avrai Ragione Tu (Ritratto)
Dalla Parte Del Toro
Mica Van Gogh
Sfogati
Legalize The Premier
Giotto Beat
La Mia Parte Intollerante
Teste Di Modì
Abiura Di Me
Canzone A Metà
Cover
Non Siete Stato Voi
China Town
Vengo Dalla Luna
Goodbye Malinconia
Kitaro
Vieni a Ballare In Puglia
Non Me Lo Posso Permettere
Encore:
Fai Da Tela
È Tardi
La Fine Di Gaia

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