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[Reportage]: I CANI vs MAX PEZZALI – Traffic Festival, Torino, 26 Luglio 2014

Un po’ di tensioni per questo “incontro generazionale” che ha fatto storcere molti nasi, ma che ha riempito Piazza San Carlo

cani

Il Traffic riconquista Piazza San Carlo a Torino e lo fa, in questo secondo appuntamento, con un’apertura davvero sorprendente. Sul vasto palco del “Salotto di Torino” troviamo infatti una superband inedita, composta da quelli che si autodefiniscono (a ragione) un campione della nuova leva rock e cantautoriale del capoluogo piemontese. Bianco, Daniele Celona e i Nadàr Solo suonano e cantano insieme in un atmosfera di grande amicizia e intesa, proponendo a giro i repertori di ognuno di loro e intervallando con ospiti più giovani e meno conosciuti, ma non per questo meno talentuosi.
Forse meno sorprendente, ma più spaesante, appare l’esibizione principale della serata, ovvero “I Cani vs Max Pezzali”. Mai titolo fu infatti più ambiguo e più generatore di domande e incertezze. Sarà un incontro di pugilato? Canteranno insieme? Canterà prima uno o l’altro? E poi chi sono questi Cani? Magari Max si esibirà con qualche sua bestiola in uno spettacolo musical-circense! Per non parlare dei fan dei cani angosciati all’idea di assistere ad un mostruoso incrocio tra Pezzali e Niccolò Contessa.
A un certo punto l’estenuante pausa bombardata di spot finisce e sul maxischermo del palco compare il logo dei Cani, i quali salgono acclamati da mezza piazza (l’altra mezza voleva Max lì e subito). Partono i bassi di “Non c’è niente di twee” e la gente inizia a ballare, ma dopo le prime cinque canzoni qualche Pezzaliano inizia a spazientirsi; alcuni di essi si chiedono quando questo modesto gruppetto d’apertura lascerà il posto al loro beniamino e addirittura qualcuno lo invoca a gran voce. Niente da fare, sono I Cani i padroni del palco e il loro show elettronico prosegue incessante. La band, formata da basso, batteria e due tastiere (di cui una utilizzata dal cantautore romano) suona per quasi un’ora, alternando pezzi estrapolati dall’album d’esordio ad altri appartenenti all’ultimo “Glamour”. Poi improvvisamente, quando l’altra metà della piazza stava per andare via convinta di essere stata ingannata da una locandina fraudolenta, partono le note di “Gli anni” ed esce fuori lui, Max Pezzali, con il suo inconfondibile berretto e la sua ancora più inconfondibile voce. Tutto il ciottolato del centro città inizia così a vibrare, accompagnato da un boato enorme di urla estasiate e cori. Ma a canzone finita la band elettro-pop, fattasi in quel momento da parte, torna inesorabilmente sul palco. “Non canteranno mica insieme?!” si chiede qualcuno allarmato alle mie spalle. Ebbene va proprio così: prima qualche canzone dei Cani (tra cui un’emozionante “Corso Trieste”), poi alcune di Max (tra cui una stonatissima “L’universo tranne noi”), cantate con passione da entrambi i cantanti, in amicizia e voglia di condivisione.
Proprio quello che è mancato sotto al palco, in cui molti fan di Max Pezzali si sono sentiti offesi da quella che, secondo loro, è stata un’umiliante riduzione del loro cantante preferito a ospite di un gruppo meno affermato. Sicuramente non tutti, ma sono molti i fan dell’artista lombardo che si sono sentiti il diritto di esternare il proprio disagio con arroganza (qualcuno abbaiava ogni volta che i cani finivano un pezzo).
Tornando al palco, probabilmente l’ex 883 sente questo disagio e, annunciando la fine della sua breve comparsa, decide di dare un contentino a chi sembra essere venuto li solo per lui. Regala così un piccolo assaggio (quasi a cappella) di “Hanno ucciso l’uomo ragno”, giusto strofa e ritornello, poi ringrazia tutti e da la buona notte a Torino.

Il concerto comunque non finisce qui, perché dopo pochi secondi di pausa la band romana torna agli strumenti. Molti se ne vanno, ma molti altri restano e il concerto riprende per avviarsi questa volta verso la fine. Arrivano infatti presto le ultime due canzoni: l’immancabile “Velleità” e l’ultimissima “Lexotan” che vanno a chiudere un concerto (proseguito poi col dj set) che voleva essere un’incontro generazionale, ma forse lo è stato solo sul palco.

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