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AFTERHOURS – Anfiteatro “Falcone e Borsellino”, Zafferana Etnea (CT), 3 agosto 2014

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Cosa c’è di meglio che unire location particolari e live di un certo livello?
Giungere da Catania a Zafferana, comune di poco meno di 10000 abitanti, significa macinare una ventina di chilometri su un’intera fiancata dell’Etna.
Sono proprio i forti boati dell’eruzione in corso ad accogliere il foltissimo pubblico che si accinge ad entrare all’Anfiteatro Falcone e Borsellino, per assistere all’unica data siciliana del tour che celebra la maggiore età di “Hai Paura del Buio?”.

Tra le immancabili bottiglie di vino – e chi cerca ancora di accaparrarsi uno dei pochissimi biglietti rimasti al botteghino – l’attesa per alcuni si fa pesante, mentre fanno la fila con le loro magliette serigrafate Afterhours.

Una volta entrati ci si rende conto della particolarità del live: l’assenza di un vero e proprio palco.
La band, infatti, suonerà su quell’area dove gli antichi greci erano soliti porre un altare, il thymele, proprio al centro dell’orchestra.
Nessuna transenna, nessuna barriera, solo il pubblico seduto su ripidissime scalinate, a pochissima distanza da loro.
L’arrivo degli Afterhours è accompagnato da un boato. Non è dato sapere se del pubblico o dell’Etna. Poco importa: parliamo comunque di forze della natura.
Molti degli astanti decidono di abbandonare i posti non numerati dell’ultimo anello per trasferirsi, correndo, sulle scale ai lati della regia.
“Hai paura del buio?” dice Prette al microfono, da prassi. Con un salto torna indietro alla batteria e tutto ha inizio. Dalla title track fino a Mi Trovo Nuovo la setlist è quella che conosciamo tutti: sentire un album dall’inizio alla fine live fa il suo effetto, così come fa ancora più effetto sentire alcuni tra il pubblico esclamare “NOOO!” di sorpresa all’inizio di qualsiasi brano, quasi come se non lo sapessero. È l’effetto Afterhours, probabilmente.
Dall’assoluto controllo di Ciccarelli e D’Erasmo fino al delirio creativo targato Iriondo, passando per la compostezza di Prette, le estrose danze di Dell’Era e le espressioni di Agnelli nascoste dietro i lunghi capelli: l’identità degli Afterhours è ancora lì, fortissima, tra gli strumenti e gli amplificatori.

L’ineccepibilità, la padronanza del palco e la classe di una band che ha fatto – e continua a fare – la storia della musica italiana sono elementi indubbi nonostante alcune scelte non apprezzate dai fan più ortodossi, in tempi più o meno recenti. Ma questi sono i normali panni sporchi di ogni famiglia che si rispetti.

Il pubblico, ipnotizzato, rimane al suo posto, anche quelli che, a poco a poco iniziano educatamente a sedersi per terra, davanti ai musicisti, il più possibile attaccati alla regia, quasi a non voler disturbare.
Questo fin quando Agnelli, sprezzante del pericolo di essere assaltato da decine di persone, compie l’estremo gesto di afferrare l’asta del microfono e dirigersi verso le prime file.

È un invito: un centinaio di persone inizia a correre forsennatamente verso la band, occupano tutto lo spazio disponibile e lì rimarranno a cantare a squarciagola fin quando sarà proprio Manuel, con la solita verve che lo contraddistingue, a dir loro di arretrare per questioni di sicurezza. “Vi capisco, sono stato giovane anche io… ma è pericoloso e poi dobbiamo smettere di suonare.. e ci sono i monitor… mi sporcate i pedalini della chitarra!” dirà sorridendo mentre, con incredibile cura, i forsennati fan tornano ai loro posti applaudendolo.

Il concerto continua, la band macina un brano dopo l’altro fin quando finisce l’amatissima Voglio una pelle splendida. A quel punto, tutti e sei di spalle nei loro completi iper-pimp anni usciti da una foto del ’79, indossano le immancabili maschere di Pluto. È un salto nel passato. Si atterra su Lasciami leccare l’adrenalina. Arrivati a Sui giovani d’oggi ci scatarro su l’invasione di campo si ripete.
Un ragazzo in maglietta rossa si alza e si avvicina alla band con le braccia alzate, in segno di resa. Mezzo auditorium lo segue. Si balla, si canta, si salta a pochissimi centimetri di distanza dagli Afterhours.
Una barricata invisibile separa pubblico e musicisti che, in quel momento, stanno condividendo gli stessi respiri.

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Il live sembra finire e la gente torna ai propri posti, nonostante continui a non defluire del tutto dalla proibitissima area del palco, dove i rassegnati addetti della security si guardano intorno, anche loro in attesa dell’encore che non si fa aspettare. Il gruppo sta infatti seguendo una scaletta ben precisa per tutto il tour, con modifiche veramente minime tra una data e l’altra. Sappiamo cosa ci aspetta.

Gli Afterhours ritornano sul palco, dopo un velocissimo cambio di vestiti.
Tra tutti spicca Iriondo in sfolgorante camicia verde. Sono i brani tratti dal – per molti – controverso Padania a mettere tutti d’accordo, stavolta. L’aria è così tesa che basterebbe solo un Iriondo multitasking con tromba e chitarra per riuscire nell’intento.
Vanno di nuovo via e, nonostante tutto, questa è solo la quiete prima della tempesta.

Il secondo encore è quello di tutti gli ex adolescenti che si ritrovano nella musica che li ha accompagnati nell’età adulta, è l’encore di quelli che si abbracciano e cantano in serie e con gli occhi lucidi Strategie, La verità che ricordavo, Non è per sempre, Ballata per la mia piccola iena, Quello che non c’è, Bye Bye Bombay.

Il secondo encore è, quello del cuore, del sudore, delle magliette nere sul palco, di Agnelli che si denuda e salta in mezzo alla batteria, ruotando immancabilmente il microfono in aria con violenza fino alla fine, quando sbatterà con un po’ di indecisione la chitarra sui piatti per poi prenderla a pugni, in ginocchio davanti alla folla.
È lui, adesso, ad essere diventato il thymele, l’altare vivente di Dioniso.

Sono i live come questi a riconfermare gli Afterhours come una vera e propria istituzione più che una delle più amate band italiane dopo anni di carriera, di alti e bassi, di silenzi e ritorni.
Sono gli stessi Afterhours, con live come questi, a dimostrare di amare pubblico e Musica, quella fatta con l’animo dei veri artisti.

Afterhours – A time-lapse concert from Simona on Vimeo.



Foto di Dimitri Di Noto

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