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Lilia – 44

2014 - Autoproduzione
folk/pop/songwriting

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Tracklist

1. Intro
2. Secret Keeper
3. More
4. The Snow
5. Five Years Of Colour
6. In My Silence
7. My

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Lilia arriva con una dolcezza disarmante alle orecchie dell’ascoltatore, il quale per approcciarsi nel miglior modo a questo disco, deve necessariamente chiudere la porta della sua camera, assicurarsi che nessuno entri inaspettatamente e alzare il volume dello stereo quel tanto che basta da poter chiudere gli occhi e sentirsi improvvisamente trasportato in un tempo diverso, più lento e fiabesco di quello del mondo reale. La giovane artista pescarese sa usare bene la voce, che dispensa in evangelici vocalizzi alla maniera di Elisa o, più internazionalmente parlando, a quella delle Warpaint, accostandoli a un’elettronica minimale che nasce piccola piccola, come un germoglio primaverile, per poi talvolta esplodere in ritmi forsennati.

La fiaba, i colori pastello e l’innocua evanescenza dei suoni vanno volentieri a braccetto con un alone di dark non immediatamente riscontrabile, ma certamente presente, come se sotto la terra degli angeli qualcosa di oscuro ma ancora sconosciuto stesse lentamente covando.
Davvero degne di nota sono in questo senso Secret keeper e The snow, in cui le armonizzazioni vocali si fanno maestose e avvolgenti, a tratti medievaleggianti, ben adagiate su un tappeto sonoro che, in particolar modo nel secondo caso, ricorda i beat di Emilie Simon in La marche de l’empereur. Tuttavia Lilia non ha le doti vocali dell’appena citata cantante francese o la genialità avanguardistica di Bjork; come del resto le mancano le abilità interpretative e compositive di Brian Molko o il Dna Soul di Adele, ma è anche vero che Lilia ha qualcosa di ognuno di loro e di moltissimi altri ancora. Lilia è un universo di suggestioni musicali iper-condensate e incanalate verso uno stile personale ancora non del tutto definito, ma già in gran parte presente.
44 è senza dubbio un buon lavoro, che deve però essere una base di partenza per correzioni successive e in primis una maggiore cura per la qualità sonora degli strumenti e degli effetti utilizzati. Se infatti il suo minimalismo risulta sottile ed elegante per quasi tutta la durata del disco, rischia di diventare acerbo e posticcio verso la fine. Questo avviene ad esempio per il pianoforte delle ultime due canzoni (In my silence e My), che risulta un po’ infantile non per la semplicità della melodia (che ci può benissimo stare) ma proprio per la qualità della registrazione, talvolta troppo casalinga anche per le parti vocali.

Una maggiore attenzione a questi elementi e una più elevata coerenza stilistica potrebbero essere gli ingredienti per un prossimo lavoro in grado di lasciare a bocca aperta dall’inizio alla fine, magari puntando su meno canzoni, ma di maggior qualità.
Lilia è una strega apprendista, diamole tempo e ci stregherà tutti.

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