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Anna Calvi – Strange Weather

2014 - Domino
pop/rock

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Tracklist

1.Papi Pacify (FKA Twigs cover)
2.I'm the Man, That Will Find You [ft. David Byrne] (Connan Mockasin cover)
3.Ghost Rider (Suicide cover)
4.Strange Weather [ft. David Byrne] (Keren Ann cover)
5.Lady Grinning Soul (David Bowie cover)

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Clamorosi sprechi di aggettivi e tanti maldestri “si rifà principalmente a…” hanno accompagnato l’incredibile percorso artistico di Anna Calvi, nel tentativo di spiegare razionalmente un talento che in brevissimo tempo è riuscito a scavarsi un canale personalissimo e immediatamente identificabile all’interno del panorama musicale contemporaneo.
La santificazione già dall’esordio con “Anna Calvi” (2011) e la conferma del proprio raggio d’azione stilistico in “One Breath” (2013) hanno lasciato ben pochi dubbi riguardo un possibile futuro scivolone. Non deludere, però, non equivale a sorprendere.

L’EP “Strange Weather” è tuttavia un degno vassoio d’argento, sul quale la Calvi ci serve cinque cover ben riscaldate. Se poi a scoperchiare la prelibata pietanza è Mr. David Byrne in persona capiamo di non trovarci in trattoria.
Dopo Interpol, Artic Monkeys e i Grinderman di Nick Cave, questa volta tocca all’ex-cantante dei Talking Heads avere a che fare con la cantautrice di Twickenham. Con la piccolissima differenza che a questo giro non si è trattato di condividere un palco, ma la sala d’incisione e due delle cinque tracce in questione.
Ad esclusione della cover di David Bowie, “Lady Grinning Soul”, che risulta statica e poco efficace, la magistrale scelta dei brani e la loro rimessa a nuovo denotano una piena consapevolezza dei propri mezzi espressivi. Ne è una prova “Papy Pacify” dei Fka Twigs. Alleggerito dalle pesanti incursioni elettroniche originali e tradotto in lingua Calvi, il brano diventa un ibrido ‘trip-rock’ come per un naturale ritorno alle origini. La voce sensuale e ipnotica sembra ammaliare e graffiare al contempo, prima che l’ascoltatore possa rendersene conto. Ben diversa appare nel blues notturno e infernale “Ghost Rider”, targato Suicide. Un basso sintetico e ossessivo batte il tempo del diavolo tra lamenti atroci di chitarre distorte, su una batteria che marcia senza battere ciglio. La voce – per quanto le sia possibile – si fa più ruvida, bassa e tentatrice, alla quale nemmeno l’ascoltatore più tenace potrebbe opporsi, ma solo asserire con convinzione: “Non so quale sia la mia pena, cosa io possa aver fatto di male, ma è qui che voglio restare”.
L’inferno invitante e seducente di Anna Calvi si ripresenta sotto molteplici forme, ognuna delle quali rimanda ad atmosfere diverse ma complementari. Vedi “I’m the Man Will Find You”, il primo dei due brani che vedono la partecipazione di Byrne. La cover di Connan Mockasin si presenta come una sex-soundtrack elegante e decadente, in cui è la Calvi, suadente e sinuosa, ad aprire le danze portando ad ebollizione l’atmosfera.
Non è qui, però, il principale contributo dell’ospite d’onore.
Byrne farà sentire il suo reale peso solo nella title track “Strange Weather”, apice lirico dell’EP. A differenza del lavoro di reinterpretazione fatto sulle altre cover, questa volta la trasformazione non avviene per sottrazione. Alla nuda e cruda ballad di Keren Ann si sovrappongono echi e distorsioni che contribuiscono alla creazione di un’atmosfera surreale che pervade tutto il pezzo. Un crescendo graduale e ben calibrato sembra far sollevare da terra le linee vocali, che si concatenano perfettamente tra loro, prima che con la melodia stessa.

L’una l’eco dell’altra, due voci intrecciate e sospese nel vuoto-spazio temporale, spente sul finire da una pioggia musicale elettrica e distorta, sotto un chiaroscuro di nubi. Strange Weather.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=ylBZmqY0Oag[/youtube]

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