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Theory of a Deadman – Savages

2014 - Roadrunner
rock/alternative/grunge

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Tracklist

01. Drown
02. Blow
03. Savages (feat. Alice Cooper)
04. Misery Of Mankind
05. Salt In The Wound
06. Angel
07. Heavy
08. Panic Room
09. The One
10. Livin' My Life Like A Country Song (feat. Joe Don Rooney of Rascal Flatts)
11. World War Me
12. In Ruins
13. The Sun Has Set On Me

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Quinto album in studio per i Theory of a Deadman, gruppo post-grunge canadese capitanato dal cantante e chitarrista Tyler Connolly, e pubblicato dal colosso Roadrunner Records. Savages è sicuramente un altro tasselo da inserire nel mosaico costruito dalla band in quanto presenta degli importanti sviluppi di alcuni aspetti, in particolare musicali e sonori, che però ne evidenziano anche altri che lasciano un po’ a desiderare. Possiamo giustificare queste mancanze con il genere musicale che il gruppo porta avanti ormai dal 2002, il post-grunge, che ha visto i suoi fasti terminati negli anni passati e che non ha più nulla da chiedere alla scena musicale europea ed americana.

Ma passiamo all’esame del disco. L’opener è intitolata Drown, rabbiosa e accattivante al punto giusto, rispecchia l’identità della band e le loro linee guida. Come nel resto dell’album, la voce di Connolly è molto particolare, graffiante ma allo stesso tempo melodica. Proseguiamo con Blow, che questa volta mostra l’animo più “commerciale” della band, per la sua semplicità e linearità di esecuzione. Niente di speciale.
Arriviamo alla title track, Savages: la canzone si configura come una delle più particolari dell’album, con un batteria martellante che termina in ritornelli esplosivi. Degno di nota l’assolo, che si discosta un po’ dai precedenti, decisamente troppo elementari. La quarta traccia, Misery Of Mankind, ricalca perfettamente le orme della prima traccia del disco e si esalta nella parte solista, mostrando buone doti nella tecnica chitarristica. Salt In The Wound, sesta traccia, continua sul percorso intrapreso dalla canzone precedente, assomigliandole fin troppo. L’ascolto può iniziare a stancare a questo punto. Ecco però presentarsi Angel, il vero e proprio stacco dell’album, una canzone che sembra dar speranza nell’ascolto, molto ben composta, particolare e dal ritmo pacato. Heavy invece non ha bisogno di presentazioni: già dal titolo possiamo capire tutto. Ritmi incalzanti, chitarre pesanti e voce graffiate. I Theory of a Deadman stanno spingendo. L’assolo, di nuovo, sembra mostrare le potenzialità nascoste di Dave Brenner. Ugualmente (non stiamo ripetendo un po’ troppo le stesse cose, ragazzi?!) Panic Room non apporta sostanziali modifiche alle dinamiche dell’album, riprendendo solamente in pieno lo stile della rock band. Un passaggio abbastanza scarno. Ed adesso potremmo rimanere stupiti: The One. La nona traccia è una piano-acoustic song, che suscita emozioni forti grazie alla perfetta voce di Connolly, proiettando l’ascoltatore in un altro mondo. Il decimo pezzo dell’album, Livin’ My Life Like a Country Song, è una ballad acustica in featuring con Joe Don Rooney. Il suo stile country e il mood di felicità che trasmette la rendono una delle migliori dell’album. World War Me ha un guizzo più hard rock, rientra nei ranghi dei vecchi TOAD per velocità d’esecuzione e potenza. La dodicesima traccia, In Ruins, è un’altra ballad che però stavolta viene realizzata con un mix ben preciso di strumenti: batteria, piano e chitarre acustiche si intrecciano e danno vita ad uno dei pezzi migliori dell’intero lavoro. The Sun Has Set On Me è la closer track, ennesima ripetizione di uno stile che può stancare (e stavolta lo ha decisamente fatto) poiché vecchio e senza innovazioni degne di merito.

L’album in fin dei conti è solido, ben scritto e costruito attorno ad una struttura portante che però può essere migliorata ancora molto, inserendo spunti che possono apportare migliorie sotto tutti i punti di vista.

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