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Otto Uomini Fuori, di John Sayles


Scheda

Titolo originale: Eight men out
Regia e sceneggiatura: John Sayles
Soggetto: basato sul romanzo di Elias Asinof “Eight Men Out: The Black Sox and the 1919 World Series”
Fotografia: Robert Richardson
Montaggio: John Tintori
Musica: Mason Daring
Nazione: USA 1988
Genere: drammatico
Durata: 119’
Cast: David Strathairn, Charlie Sheen, John Cusack, Clifton James, Christopher Loyd, John Mahoney, D.B.Sweeney
Produzione: Midge Sanford, Daran Pillsbury
Distribuzione: CDI 1989 Home Video
Voto: 7

Nel 1919 i Chicago White Sox sembravano destinati a infrangere qualunque record delle Major League di baseball, a ostacolarli solamente la serie finale contro I Cincinnati Reds perduta per 3 – 5. Otto giocatori di quei Sox vennero in seguito accusati di ‘aver venduto’ la serie finale.

Questa è una storia che si perde nel ricordo di una nazione moralista e sportivamente quasi immune da problemi di scommesse. Una nazione che ha issato e usato il proprio ‘passatempo nazionale’ come icona del periodo estivo passato a tifare lo sport dell’ ‘hit and run’. Nel ’19, in un’America proibizionista e da poco uscita dalla guerra ci pensavano i White Sox di Joe ‘shoeless’ Jackson, letteralmente ‘senza scarpe’, a fungere da panacea ai mali americani, prima che uno scandalo passato alla storia come “il caso degli sporchi sox” trasformasse ‘lo schiacciasassi’ di Chicago in un esempio da non seguire e venisse invece usato come monito.

La pellicola di John Sayles ripercorre con l’aiuto di un cast di primo piano, fra tutti la terza base John Cusack, l’esterno centro Charlie Sheen e uno Strathairn che sul monte di lancio aveva già fatto capire di che pasta fosse fatto il futuro Ed Murrow di Good Night, and Good Luck. Una pellicola che affonda le proprie radici nella ricostruzione giornalistica che dopo quasi cinque decadi cercò di darvi Elias Asinof. Un film complesso ma affascinante da vedere anche se non siete appassionati di baseball per cercare di capire, fra un giro di whisky di contrabbando e un gangster ebreo celebre e spietato come Arnold Rothstein, come fosse la vita nell’America degli anni ’10 perennemente in bilico fra il foxtrot e il diamante del Comiskey Park.

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