Menu

Recensioni

Jack White – Lazaretto

2014 - Third Man / Xl Recordings
rock/blues

Ascolta

Acquista

Tracklist

1.Three Women
2.Lazaretto
3.Temporary Ground
4.Would You Fight For My Love?
5.High Ball Stepper
6.Just One Drink
7.Alone In My Home
8.Entitlement
9.That Black Bat Licorice
10.I Think I Found The Culprit
11.Want And Able

Web

Sito Ufficiale
Facebook

L’eccesso di hype nei confronti di un artista e della sua nuova sfavillante uscita porta, il più delle volte, ad una cocente delusione o, più semplicemente, all’equivalente di un bel buco nell’acqua del cesso. Di pari passo il best selling di un album non è sinonimo di bellezza. Ora, che Jack White sia uno degli artisti rock (se non forse l’unico) più interessanti e “geniali” di cui il mondo della musica attualmente dispone non ci piove e lo ha ampiamente dimostrato e un sacco di suoi album mi hanno fatto godere a sufficienza, pur con alcune cadute dalla sedia per la noia imbattibili, ma comunque ho goduto.

“Lazaretto” avvalora lo stesso le mie considerazioni su hype e best selling. Quando il buon White pigia sull’acceleratore della weirdness ci prende a botte in faccia come nella debordante stronzaggine della title-track, con i suoi synth marcescenti (probabilmente ad opera del Volta Ikey Owens a giudicare dalla loro acidità) che tirano dentro un pezzo con una sezione ritmica che più bastarda e serrata non si può. Stesso effetto stramboide ci allieta sulla lenta elettricità silenziosamente esplosiva di “Would You Fight For My Love?” un bel pezzo pop venato di anomalie oppure nella strumentale e allucinogena “High Ball Stepper” in cui la chitarra fa da padrone di casa cattivo e ficcante mentre il piano è un affittuario divertente. L’apice di questo aspetto sfacciato è raggiunto sulla whitestripiana “This Black Bat Licorice”, saltellante e cazzuta come non mai. Poi basta. Impossibile non provare un senso di orrendo “già sentito dagli Iron Butterfly e già lì che due coglioni” della opener “Three Women”, o un rigurgito incontrollabile sulla honky tonk scoglionatura di “Temporary Ground”, e la situazione caracolla sulla macchietta rollingstone di “Just One Drink”. Apice dell’orrore è la stucchevole allegria di “Alone In My Home” e, ok che hai prodotto Neil Young, ma non facciamogli il verso (fate ciao a “Entitlement”) perché non ci sono i numeri. E ce ne sarebbero un altro paio ma sono le rimanenti, c’è poco da dire, l’effetto “skip” è assicurato. Poi questo lo-fiismo forzato è un mero stracciamento di coglioni. Non è che se hai i suoni lo-fi fai il disco della vita, lo diceva anche Danko Jones in un’intervista di eoni fa, e lui è un altro con le palle, che dir si voglia.

Insomma io questo “Lazaretto” lo stronco ben volentieri. I pezzi goduriosi non bastano a rendere l’hype un bel pezzo da novanta. Ma neanche da dieci. Facciamo una monetina da dieci centesimi e via. Ciao Jack.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=qI-95cTMeLM[/youtube]

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni

Close