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Alt J – This Is All Yours

2014 - Infectious Records
indie / pop / rock

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Tracklist

1. Intro
2. Arrival In Nara
3. Nara
4. Every Other Freckle
5. Left Hand Free
6. Garden Of England
7. Choice Kingdom
8. Hunger Of The Pine
9. Warm Foothills
10. The Gospel Of John Hurt
11. Pusher
12. Bloodflood Pt. II
13. Leaving Nara
14. Lovely Day (hidden track)

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I Fab Three di Leeds rimangono impiastricciati di alt-pop e folk, aggiungono nuovi suoni sintetici e sfornano un secondo album che non riesce a brillare di luce propria, ma solo di quella riflessa dal primo lavoro, An Awesome Wave, che era riuscito a beccare l’onda più originale, salirci su, e cavalcarla facendosi spazio fa le altre uscite indipendenti del 2012. Insomma, al debutto hanno accolto consensi dai più e dopo esser saliti sul palco dell’Ypsigrock Festival ne abbiamo avuto la conferma: hanno ritagliato il loro spazio sul grande cartoncino overchecked della musica indie.

Ci si aspettava tanto dagli Alt J. Non è che forse gli abbiamo messo un po’ troppa pressione? Il bassista, Gwil Sainsbury, ha mollato la band, il nuovo disco è freddo e confusionario. E non ci si può sgrovigliare dal nastro del paragone che lega An Awesome Wave a This Is All Yours. Il nodo però non tiene. Il paragone non regge. L’Intro preannuncia già il carattere dell’album: poco meno di un’ora di suoni sparsi, a volte scollati fra loro, lineari, un po’ ambient, con più linee vocali. E allora cerchiamo, cerchiamo, fra questi suoni ci dovrà pur essere qualcosa che ci faccia ricordare di quel primo disco originale, fresco e inaspettato.
Dopo i primi dieci minuti arriva un’ondata calda: Every Other Freckle. Questi sono gli Alt J che avevamo lasciato. Pop-folk quanto basta, linea vocale riconoscibile, elettronica caratterizzante, percussioni familiari, l’arpeggio della chitarra che ricorda Matilda e quel “Hey oh devour me” nel testo che rispecchia “I’ll eat you whole”, già sentito in Breezeblocks, singolo di lancio di An Awesome Wave. L’amore cantato dagli Alt J assume ancora sfumature rossastre, è ora aggressivo, ora sdolcinato. Subito dopo, Left Hand Free ci scalda con un country-pop leggero e fruibile, a là Jake Bugg. Le ballad Choice Kingdom e Warm Foothills riciclano atmosfere e suoni, ti tengono sospeso con quei tintinnii twee da dream pop trasognante. Hunger of the pine, con la sua elettronica soft, è una radio edit che potremmo definire Alt J entry level, per chi volesse iniziare ad ascoltarli. Contiene la voce di Miley Cyrus. Si tratta di un sample utilizzato durante tutto il brano, che si armonizza bene con la voce di Joe Newman e con la scenografia di suoni allestita dietro: c’è il caratteristico rimshot di Thom Green, c’è quel suono etereo e ammaliante proprio dei tre di Leeds.
The Gospel Of John Hurt arriva poi al momento giusto: distende, suggestiona e si fa ricordare di sé, anche dopo solo un ascolto. Puoi sentirci un po’ di Vance Joy o di Bombaby Bicycle Club (quelli di It’s alright now), ma meno decisi, come le pennellate premute senza forza sulla tela. La tela è bianca, i colori utilizzati il verde, il blu. Colori freddi. Ma c’è anche del giallo. Come la copertina di This Is All Yours. Come gli Alt J: ghiacciai su una distesa di erba fresca, freddi, ma caldi allo stesso tempo.
The Gospel Of John Hurt la mettiamo fra le preferite. Nello scaffale in cui avevamo precedentemente messo Dissolve me, magari.

Dunque, in fondo, qualche chicca in quest’album c’è, ma giace come su una nuvola morbida, creata dalle restanti tracce, che ci appanna la lente dalla quale cerchiamo di guardare meglio l’album per intero. Le parole stomach e heart si inseguono spesso nei testi, e quest’album il cuore lo sfiora appena ma le farfalle allo stomaco non le fa arrivare. Ci fa immaginare la scintilla che non diventa fiamma, si accende e si insinua fra chitarre elettro-acustiche, rimshots e armonizzazioni, e poi svanisce. Forse perché ci si aspettava qualcosa di più. Ma This Is All Yours è finalmente tutto nostro, e si lascia ascoltare.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=IxhPHW6zSZU[/youtube]

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