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We Are The Best!, di Lukas Moodysson


Scheda

Titolo originale: Vi är bäst!
Nazione: Svezia, Danimarca
Anno: 2013
Durata: 102'
Regia: Lukas Moodysson
Cast: Mira Barkhammar, Mira Grosin, Liv LeMoyne
Produzione: Memfis Film
Distribuzione: Bim Distribuzione
Data di uscita: Venezia 2013 - 05 Giugno 2014 (cinema)

Nella Stoccolma del 1982 c’è chi si è arreso. Sono passati già cinque anni, il punk è morto, è diventato una puttanata commerciale, ormai vanno i Joy Division. E poi c’è chi ci crede ancora. Nei Sex Pistols e in svariati gruppetti locali (i cui nomi non saranno ripetuti per praticità): due tredicenni (età considerata, possiamo concedere loro una certa ingenuità) affrontano le innumerevoli delusioni famigliari (Bobo vive con una madre che salta da una relazione disastrosa all’altra; Klara non se la passa tanto meglio) cercando in tutti i modi di staccarsi – non senza sdegno, non senza livore – dalla massa di coetanei, plebs il cui orizzonte culturale termina con gli ABBA (che forse si erano già sciolti, ma non importa). E quale modo migliore, per sentirsi un po’ speciali, un po’ alternativi, della musica punk. Convincono un’altra emarginata, Hedvig, famiglia ipercattolica, biondissima coda di cavallo che le sarà nettamente recisa dalle due amiche. Ed eccole qui, tre ragazzine che fondano una band, tre ragazzine che faranno di tutto per portare il loro rabbioso grido «Odio lo sport, odio lo sport» a tutti, forse davvero perché odiano il sistema, o forse soltanto perché sono alla ricerca di qualche attenzione – i triangoli amorosi con altri (sedicenti) giovani cantanti punk; l’affetto genitoriale mancato (o meglio: non dimostrato), le piccole trasgressioni di quell’età, le stesse che ricordi, a distanza di anni, con un po’ di vergogna.

We are the best!, tralasciata una certa pretestuosità ideologica che emerge per poi subito ritrarsi, è una bella parabola sulle difficoltà della crescita, sulla necessità di sentirsi diversi che può caratterizzarla, forse persino discorso sull’apparire che si fa catarsi dalla solitudine e dalla non-accettazione di se stessi.
Lukas Moodysson ha ottenuto quanto di meglio si potesse ottenere, adattando al grande schermo – la produzione è Film I Väst, ecco dunque il perché delle zoomate vontrieriane – la graphic novel della moglie Coco.
Moodysson è riuscito, peraltro non senza diverse stonature, a donare maggiore coesione narrativa all’opera originaria, scongiurando dunque la doppia insidia (considerevole, a dirla tutta) di perdersi in una mera sequela di gag (quasi tutte riuscite: si scelga tra la rassegnazione con cui Bobo infila i Findus nel tostapane e l’astio con cui guarda lo zio che le ha regalato una fetta di cheddar per Natale), di puntare troppo sulla critica alle logiche di consumo e altre stronzate – le cristiane (scandalo, vergogna, bigottismo) che ti obbligano a credere in Dio; situazione molto verosimile, già, soltanto i veri punk possono essere broad minded –, appunto ciò che stona durante la visione.

E che possiamo dire, in definitiva, di questo We are the best!, se non che è riuscito senza dubbio: finalmente qualcuno che abbia capito che, se si vuole fare una commedia di formazione, nulla è meglio di tre preadolescenti complessate, l’importante è non prendersi troppo sul serio; qualcuno che abbia capito che, fossero state tre irriducibili quarantenni a lottare contro i mulini a vento, a esternare con zelo le loro impopolari opinioni sulla musica commerciale e sull’ultracapitalismo contemporaneo, forse il film non avrebbe quella candida innocenza che tanto ci piace – e ora, alla fine di tutto il discorso, il senso appare chiaro: We are the best! non è forse nemmeno un film sul punk, sulla protesta, sulla rivoluzione, via dicendo. E per fortuna, se no sai che noia.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=YZoeDvu5cd8[/youtube]

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