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Interviste

Intervista agli ALNEA

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(foto di Ambrosia)

Li abbiamo conosciuti grazie al loro Ep d’esordio “I will always be there” e al bellissimo videoclip a cui ImpattoSonoro ha dedicato un’anteprima esclusiva. Ora ci parleranno del disco, di loro e del Post-rock.

Questa è un intervista da disco d’esordio. Dunque cominciamo con una classica domanda da esordio: chi sono gli Alnea?
Gli Alnea sono quattro ragazzi con in comune il desiderio di fare della musica uno strumento per raccontare. Abbiamo qualcosa da dire e lo facciamo secondo i due aspetti che per noi sono predominanti nella vita e nell’amore: la malinconia e la speranza.

E invece chi è Alnea? C’è un significato in questo nome?
Alnea è una musa immaginaria. Non è un nome estrapolato da lingue o culture straniere e non esiste in nessun libro di mitologia. Esiste per noi. È una divinità tutta nostra. Una divinità della Malinconia e della Speranza.

I will always be there” è il titolo del vostro primo Ep e dell’ultima traccia in esso contenuta. È una frase piuttosto importante e impegnativa, nel senso che è difficile dire a qualcuno che comunque vadano le cose si sarà sempre li…
Infatti è un titolo che è anche una promessa. È una dichiarazione d’amore fortissima che deriva da una storia d’amore realmente esistita: una relazione che purtroppo è finita molto male, lasciando dietro di se molta sofferenza. Tuttavia se da una parte è una frase che rievoca un grande dolore, dall’altra rappresenta anche l’origine di una gioia immensa, perché è il titolo della traccia madre che ha permesso a questo gruppo di nascere.

Quindi una frase a cui si potrebbe dare un nuovo significato: un giuramento d’amore eterno verso il gruppo e verso la musica…
Esatto.

Che tipo di Ep è “I will always be there”? Una volta inserito il disco e premuto Play, che cosa dobbiamo aspettarci?
Abbiamo sempre anticipato questo disco descrivendolo come l’inizio di un viaggio. Sicuramente rappresenta le linee guide della nostra musica ed è un’anticipazione del nostro futuro musicale, ma è un viaggio anche nel senso di distacco dalla realtà, che è la sensazione che vogliamo possa provare chi lo ascolta. Non è sicuramente un viaggio allegro e spensierato, ma è il viaggio che proponiamo.

Avendovi ascoltati dal vivo, mi vien da pensare che sia stato difficile portare in studio tutta la struggente e devastante carica sonora che si avverte nelle vostre esibizioni. Soprattutto al primo disco…
Infatti è stato difficile, soprattutto dal momento che come è facile immaginare non disponevamo di grandi budget. Ma non è stato impossibile grazie alla conoscenza di un grande professionista che per noi è stato davvero indispensabile, ovvero Davide Ronfetto, che si è occupato di tutta la post-produzione. Davide è un grande musicista e una grande persona, che si è prestato ad ogni nostro capriccio con grande pazienza e professionalità. Siamo stati molto fortunati a fare la sua conoscenza e ad aver suscitato l’interesse che lo ha convinto a voler lavorare per noi.

Parliamo del vostro genere di riferimento, il Post-rock, che alla fine è un etichetta e come tutte le etichette risulta al contempo troppo restrittiva e troppo generica. Dunque cos’è il Post rock secondo gli Alnea?
Gli Alnea sono un gruppo Post-rock non perché sia stato deciso così a tavolino. È nato tutto da una canzone e da quattro persone che si sono trovate bene umanamente e musicalmente. Solo in un secondo momento ci siamo resi conto che il sentiero da intraprendere doveva essere quello. Se poi dovessimo dire cos’è per noi il Post Rock diremmo che è principalmente libertà, in un ambiente musicale in cui riteniamo che di libertà ce ne sia ben poca. In giro ci sono troppi gruppi che si assomigliano troppo tra loro a causa soprattutto di una scarsa personalizzazione dei suoni e dell’assenza a volte totale di ricerca.

Ma cosa vuol dire essere un gruppo Post-rock in Italia? Esiste una scena di riferimento?
La parola scena non ci piace molto, perché da l’idea che esistano dei recinti che isolano i gruppi in base ai generi musicali e proprio in un paese come l’Italia la collaborazione tra gruppi è indispensabile. Detto questo si può dire che in Italia la nostra musica sia meno apprezzata che in altri paesi come Russia, Germania e Repubblica Ceca. È più che altro da lì che stiamo ricevendo maggiori apprezzamenti e anche in termini di vendita stiamo assistendo allo stesso fenomeno. Con questo però non pensiamo che in Italia il post rock non piaccia; sarebbe più giusto dire che non ce lo si aspetta. Lo si capisce dal palco: l’Obiettivo è sempre quello di tirare fuori il lato più emotivo anche da gente che viene al live con la sola intenzione di ballare e far casino. Fin’ora ce l’abbiamo fatta…

Ci sono stati artisti o gruppi più o meno Post-rock che hanno influenzato la vostra musica?
Ce ne sono molti che ci hanno influenzato soprattutto per quanto riguarda una filosofia, un modo di fare e un’etica e a cui in generale ci siamo ispirati per trovare le energie per andare avanti nel nostro percorso.

Ad esempio?
Ben Howard, Sigur Ros, Anathema, Deftones, ma anche Chopin…

Ah, quindi anche musica classica…
Si la musica classica in generale ci piace tanto, come ci piace tanto la musica acustica.

L’ultima domanda riguarda una presenza estranea al gruppo: una deliziosa e angelica voce femminile che ci accompagna in alcuni momenti del disco. Di chi si tratta?
Si tratta di Merrigan, cantautrice finlandese proveniente per l’esattezza dalle Isole Aland. La sua voce straordinaria e il suo stile folk etereo e favolistico ci avevano conquistati da tempo, quindi appena abbiamo capito di aver bisogno di un certo tipo di parti vocali è stato immediato pensare a lei. L’abbiamo contattata e coinvolta nel progetto, trovando una persona disponibile, entusiasta e molto professionale, che ha capito al volo quello che volevamo da lei nonostante si sia trattato di una collaborazione a distanza. Merrigan ha reso il nostro lavoro davvero completo e non riusciamo a immaginare un progetto futuro che non preveda la sua presenza.

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