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Johnny Marr – Playland

2014 - New Voodoo Records
rock / indie

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Tracklist

1. "Back in the Box"
2. "Easy Money"
3. "Dynamo"
4. "Candidate"
5. "25 Hours"
6. "The Trap"
7. "Playland"
8. "Speak Out Reach Out"
9. "Boys Get Straight"
10. "This Tension"
11. "Little King"

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C’erano una volta i cantori di una generazione intera, entrati nel cuore di tutti con il loro rock, il loro stile inconfondibile e i loro pezzi che hanno segnato pagine importanti della storia della musica negli eighties e non solo. C’erano una volta quei quattro di Manchester che cantavano di Londra e di una luce che non si spegne mai. Bene, se c’è una luce che, certamente, non si spegnerà mai è proprio quella degli Smiths, di Morrissey e di Johnny Marr. Il primo, nonostante la dura lotta contro il cancro, è ancora in grado di infiammare il pubblico in giro per il mondo, come pochi giorni fa a Roma. Il secondo, invece, torna con un nuovo album solista ad un solo anno di distanza da “The Passenger”, che fu il primo capitolo della nuova carriera artistica del cantante e chitarrista di Ardwick, dopo molti anni di collaborazioni musicali.

“Playland” è un album che può essere ascoltato, analizzato e sentito in chiave Smiths così come in chiave Johnny Marr: d’altronde, è realmente impossibile rapportarsi a questo lavoro senza cogliere riferimenti e passaggi tipicamente smithsiani e scriverne evitando lunghe digressioni, specialmente per chi con loro fosse cresciuto o per chiunque avesse imparato ad apprezzarli e ad amarli pur appartenendo a un’altra generazione.
“Playland” è un disco sicuramente godibile, Marr è un’icona che ha trovato la sua nuova strada. Non è solamente un chitarrista che ha suonato alcuni dei riff più belli di sempre, è anche un onesto cantante, che ha cercato e individuato un suo personalissimo modo di scrivere e comporre grande musica. E si parte subito forte con “Back in the Box”, che lascia presagire quanto possa essere alto il livello d’adrenalina che questo disco è in grado di generare. Segue “Easy Money”, classico pezzo con cui instaurare subito un rapporto d’amore/odio per la sua capacità di rimanere impresso in mente, classico brano che vi troverete a cantare sotto la doccia, classica canzone un po’, forse, troppo “radiofonica”. Il sound è indie rock dalle atmosfere e dai contorni tanto british. In ogni pezzo è facile trovare qualcosa che possa rimanere in mente: dalla linea di basso di “25 Hours” alle distorsioni della titletrack. Ma è impossibile non emozionarsi ed innamorarsi con “This Tension”, il brano che coincide con il punto più alto dell’album e, scusate se siamo ripetitivi, non è un caso che sia il più Smiths fra gli undici, specialmente per la sua chitarra. “Little King” è una chiusura degna di un album che, come pochi nel 2014, è in grado di generare un mix d’emozioni e sentimenti contrastanti, in cui c’è tanto buon materiale, ma anche un’incredibile senso di nostalgia scaturita dal ricordo di quello che, ormai trent’anni fa, lo stesso Marr scriveva insieme con Moz, Rourke e Joyce.

Ma al di là di ricordi, “Playland” è un disco anche attuale. Marr è riuscito a realizzare un lavoro che viaggia in continuo equilibrio fra storia e attualità: non rasenta l’eccellenza, ma mantiene un livello sicuramente alto, senza passaggi a vuoto e con alcuni momenti particolarmente belli e romantici, come i quattro minuti tondi di “This Tension”.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=9_P5iSG_APE[/youtube]

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