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M'Importa 'Na Sega

M’Importa Na Sega #22: REM – 9-9

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È giovedì ma io no. L’unica rubrica derubricata in partenza nasce in un giorno di neve fitta sull’appennino e di pioggia stronza dentro casa mia. Per interrompere il conato di bestemmie in corso ho pensato di aver bisogno di fare una cosa bella e inutile. Come questa, ossia raccontare attraverso particolari storie (quanto più possibile non troppo note) di musicisti, dischi, canzoni e concerti, prestando ad essi ulteriori spunti a tema, equivoci maldestri e ricami personali con pretesa assoluta di incompletezza e strettamente ove impossibile e fuorviante, come fosse antani.

M’Importa ‘Na Sega #22: Canzone preferita di sempre del momento – Rem, 9-9

“Si suonava, si beveva in continuazione, si conoscevano ragazze e non si dormiva mai. A quei tempi potevo andare avanti anche una settimana senza dormire. Certe volte, credo di aver passato anche due mesi senza toccare un letto: dormivo durante i viaggi seduto nel furgone. Molte volte suonavamo, poi andavamo a una festa, bevevamo e rubavamo del cibo dal frigo e poi alle quattro di notte decidevamo: “Okay, è ora di andare nella prossima città”. Arrivavamo a mezzogiorno, parcheggiavamo dietro al locale e dormivamo”
Peter Buck

Prima che i REM canonizzassero il prototipo di canzone a cui c’hanno abituato, erano dediti a vagiti ossessivi (“Murmur”, il loro esordio e miglior album) d’influenza punk, con accenni mantrici come in questa canzone che i loro fan non apprezzano come i classiconi, anche se per me rappresenta il loro vero miracolo musicale: aver fuso lo spirito dei tempi con un mood più delicato, in un folk esistenziale che non aveva paura di mostrare la propria nevrosi asincrona di fronte al tipico schema melodico del tempo. Poi, anche loro sono tornati normali, cioè mediocri, anche se c’hanno messo ben di più della maggior parte dei grandissimi del secolo scorso.

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